“Mascherina? Dopo 30 anni all’Ilva?”

 

Frammenti di chiacchiere, discorsi e vite
pubblicato il 06 Febbraio 2021, 22:20
6 mins

Supermercato. Pomeriggio. Pochi, gli sguardi dei clienti sotto le mascherine. La corsia delle merendine è benedetta improvvisamente dal silenzio provocato da un guasto, niente annunci e musica in filodiffusione. Meno male. Una coppia di anziani signori e la commessa che sistema due montagne di Girella sembrano apprezzare l’inconveniente tecnico.

«Giulia, ce ne possiamo andare?» Dice lui, usando un tono di abituale severità, rassegnata a perdersi nel vuoto. «Siamo venuti per comprare l’acqua e il caffè! E abbiamo preso anche le Fiesta, la Nutella, il succo di frutta e l’aranciata. N’amma scè mò? Lo sai che tuo figlio non vuole, angòre cannarutìzie stè accatte?».

La busta ecologica con la scritta “Io riciclo” straborda di “amor di nonna” e preannuncia qualche mal di pancia anche a una coppia che non porta molto spesso i figli a farli coccolare.
«Si, Vincenzo. E non ho finito. Ora chiedo alla commessa se sono arrivati i Ringo al cioccolato, piccè chidde bianghe no’ le piàcene».

La commessa li conosce bene. Ride, rispondendo: «Signor Vincenzo che piacere… di nuovo qui state?
«Eh. Come ieri, tale e quale».

Poggia le Girella, la commessa che sa già come come mettere pepe a un piccolo diverbio familiare già noto.
«No Giulia, i Ringo arrivano lunedì… come ti ho detto ieri».
«Si l’hai detto pure ieri». Annuisce Vincenzo, dall’alto del suo metro e ottanta abbondante.
«Embè? Che l’ho chiesto ieri che fa? Metti che arrivavano prima? Tutto può succedere no?» .
«E certo che hai fatto bene! Tutto può succedere». Dice la commessa, che strizzando l’occhiolino a Vincenzo, sembra sparare a casaccio: «Può succedere pure che signor Vincenzo cambia idea e si fa fare il vaccino».

Apriti cielo.
«Io l’ho detto e questa volta volta lo faccio. Se non si fa il vaccino, lo lascio».
«Si, Giulia, l’hai detto pure ieri. Annuisce lui, scuotendo sempre più in basso la testa. Ma io te l’ho detto. NON-ME-LO-FACCIO. Ho 76 anni e se finisco in ospedale – l’hai sentita la televisione? – il medico può darsi pure che sceglie di non curarmi. Ti rendi conto Giulia? Devono scegliere…».

Lei, un metro e cinquantacinque di combattività e serena strafottenza, lo fulmina con una manciata di sillabe: «Pinze c’errore ind’u case tuie…».
Era serio in attesa della risposta, il marito di questo portento in scarpe da ginnastica. Ma non nasconde l’espressione compiaciuta di chi si aspettava questo tipo di stilettata, quando improvvisamente arriva il “fenomeno”, sulla scena di quest’involontario teatrino da supermarket.

Sembra Danny De Vito e ne ha anche l’età. In mano regge il telefonino e un paio di occhiali da sole che dovrebbero stare nel cassetto di suo nipote. Ed è l’unico in tutto il supermercato a non indossare la mascherina.

La commessa lo ferma subito.
«Scusi. Deve mettere la mascherina altrimenti deve uscire».

Non se l’aspettava. Due le ipotesi. E’ appena sbarcato da Marte o l’hanno scongelato dopo qualche anno di esperimenti criogenici. Il De Vito dello Jonio cerca di nascondere un finto imbarazzo con una specie di sorriso malriuscito. E poi piazza la bomba: «Non mi serve signorina, ho lavorato 30 anni all’Ilva».
La commessa, istintivamente, abbassa tutte e due le braccia, sconfitta per ko tecnico e non può far altro che dire: «Che c’entra, mi scusi?!?». La coppia si guarda negli occhi, tutti e due con la bocca aperta. Ma lei comincia a squadrarlo.

Danny comincia ad agitarsi. Cerca di superare la commessa che però ha già fatto segno alla guardia giurata, ma mentre dice: «Nonge hagghie venùte p’arrajarme, lassàteme sta’», il sorvegliante con la vescica finalmente vuota (per questo Danny è fuggito al controllo d’ingresso) lo blocca con un argomento più convincente: «Se non mette la mascherina o esce o chiamo i carabinieri».
«Abbiamo capito, tutti amici di Conte siete?». Straparla a voce molto alta, l’invincibile Hulk, mentre lo accompagnano all’uscita. “Sìte tutte stuèdeche, lùcchele cchiù forte, avit’a’ murè tutte quante… ”.
Nessuno sa cosa dire. Tranne lei, la nonna, che ricomincia dov’era rimasta e dalla posizione giusta per chiudere un cerchio tragico e comico insieme. «Che poi, se sbagliano qualche volta i medici, che fa? Sbagliare… è umano».

Si allontanano, Vincenzo e Giulia. E come se nulla fosse, tutto ricomincia daccapo. Mentre la commessa ancora ride per la perfida battuta di Giulia, mentre in Terminator degli altoforni ancora sbraita.
«Io vado a prendere l’acqua e il caffè. Prova a ricominciare Vincenzo..«ma addo’ ste’ vè, mò ?». Abbiamo già comprato le Fiesta, la Nutella, il succo di frutta e l’aranciata.
«Devo prendere il pan carrè, dove la spalmo la Nutella sennò? Lo rassicura lei, più gagliarda che mai. «Lo sai che non lo mangiano il pane che compriamo noi. Senti….tu vai a fare la fila e io vado a prendere il pan carrè. FAI COME TI DICO IO».

«Si Giulia, so’ cinquandacingh’anne ca fazze quidde ca disce tu».
Si allontanano e spero di rivederli ancora, mentre penso che con i cinema e i teatri chiusi, questi ultimi cinque minuti, non sono stati affatto male.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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