Università autonoma, il cammino prosegue. Forse

 

Incontro per fare il punto organizzato dal Comitato per la Qualità della Vita. L’idea è di un percorso ormai irreversibile, ma aleggia la crisi di governo…
pubblicato il 03 Febbraio 2021, 23:26
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Come abbiamo spesso sottolineato su queste pagine, la riapertura al sogno di un’autonoma Università degli Studi di Taranto era uno dei perni principali (e senza dubbio il più sottovalutato) del cosiddetto “Cantiere Taranto”, il progetto di rilancio del territorio tarantino portato avanti dal Governo Conte II. L’inserimento di questa possibilità nella bozza del mai nato decreto “Cantiere Taranto” a fine 2019, assieme alla nascita del corso di Laurea in Medicina e al rilancio del tavolo CIS sotto la guida del Sottosegretario Turco, ha ravvivato il dibattito sulla presenza universitaria in riva allo Ionio. Un dibattito mai del tutto sopito, ma al tempo stesso da troppo tempo posto in secondo piano dinanzi a questioni “più urgenti”.

A tenere acceso il lumicino ha contribuito in maniera importante, in questi anni, il Comitato per la Qualità della Vita (leggi qui la nostra intervista al presidente Carmine Carlucci). In un incontro pubblico – intitolato “La città chiede l’Università” in ricordo dell’omonima petizione popolare del 1984 – il Comitato ha raccolto attorno al tavolo alcuni dei principali rappresentanti del mondo accademico che a vario titolo gravita attorno alla città di Taranto. Su tutti, i nomi indubbiamente più pesanti erano quelli del Rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini, e quello del suo predecessore Antonio Uricchio, oggi presidente dell’ANVUR. La stessa ANVUR (Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) cui competerebbe, in caso quell’iter fosse avviato, il via libera alla nascita del nuovo ateneo tarantino.

Le loro parole ripercorrono e rivendicano il cammino fatto sinora per portare e potenziare la presenza universitaria nella città dei due mari. Un cammino a tratti spedito, a tratti accidentato, a tratti in retromarcia (più volte è stata sottolineata la perdita di corsi preziosi come Beni Culturali e Scienze della Formazione). Un cammino che, però, sembra ormai indirizzato verso un esito di autonomia. Pare anzi, a sentire gli attori in campo, che l’iter sia già partito, quando sappiamo che in realtà così non è. Di più, che non potrà partire (lo ricordava ai nostri microfoni il Sottosegretario Turco poco più di un mese fa) se uno specifico decreto non interverrà a derogare al divieto di istituzione di nuovi atenei imposto dalla legge Gelmini attualmente in vigore. Una scelta politica che il senatore tarantino immaginava il Governo sarebbe stato in grado di portare all’approvazione del Parlamento forse già alla fine di quest’anno. Le cose, come sappiamo, non stanno andando in questo modo, e a meno di clamorosi ribaltoni le prossime ore segneranno la fine dell’esperienza di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e di Mario Turco come suo braccio destro per quanto riguarda la pianificazione economica (leggi l’editoriale del direttore Marcello Di Noi sulla crisi di governo e i suoi risvolti sulla vicenda tarantina). Eppure, l’unico leggero velo di pessimismo (peraltro ipotetico) si percepisce nell’intervento del Prefetto Demetrio Martino, che mette in guardia dal rischio che si blocchi il lavoro del Tavolo CIS, negli ultimi mesi coordinato proprio da Mario Turco. Gli interventi del mondo accademico, invece, sottolineano il buono che si è fatto e che si potrà fare. Che non è poco, a cominciare dall’istituzione del corso di Laurea in Medicina. Un percorso da portare a compimento con l’istituzione di un vero Dipartimento delle discipline mediche, come richiesto dall’ANVUR, e che si inquadra nel più generale riassetto dello studio di queste materie in tutta la Regione (e nella vicina Basilicata), con le Università di Lecce, Foggia e Potenza che bramano anche loro questo tipo di offerta formativa. «Nessuna concorrenza», assicura il Rettore Bronzini, che anzi sottolinea il valore positivo della presenza di diversi corsi di Medicina, ciascuno con le proprie specificità quanto all’organizzazione dell’offerta. E nessuna difficoltà, ma anzi appoggio, assicura ancora il rettore dell’ateneo intitolato ad Aldo Moro, al progetto autonomista reclamato dalla città di Taranto.

Altro aspetto spesso sottovalutato e, invece, messo al centro dell’incontro è l’importanza cruciale della ricerca, sottolineata soprattutto dal direttore del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari, Riccardo Pagano (leggi qui la nostra intervista). Una ricerca che se da un lato viene rivendicata come un tratto distintivo della presenza universitaria ionica, dall’altro, soprattutto in determinati ambiti disciplinari, ne è apparso proprio il punto dolente.

L’incontro, come ovvio, non si conclude con una notizia. Non potrebbe, nel generale clima di incertezza politica in cui viviamo. Esso stesso è, però, una notizia. Il dibattito continua, il lumicino resta acceso, il progetto di fare di Taranto una città universitaria è un sogno che si può ancora realizzare. Basta volerlo.

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