Parole senza memoria

 

Troppi casi hanno sfregiato il Giorno della Memoria delle vittime dell'Olocausto, episodi in evidente dispregio della sofferenza di milioni di persone. La politica è responsabile di questo imbarbarimento del linguaggio, un segnale da non sottovalutare
pubblicato il 31 Gennaio 2021, 08:08
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“Votiamo con il saluto fascista?”. Chissà come si sono sentiti, i tre consiglieri che il 27 Gennaio hanno votato usando il saluto fascista durante un consiglio comunale di Cogoleto (Genova) nel Giorno della Memoria. Chissà cosa hanno provato, alzando il braccio teso, in un’aula, tra l’altro, dedicata a Sandro Pertini (nella foto), che, se fosse presente in quel momento, li avrebbe presi a schiaffi e poi a calci. Per poi ricominciare daccapo. E prendersene tutta la responsabilità.

L’episodio, gravissimo, è stato denunciato dal sindaco di Cogoleto, Paolo Bruzzone, che su Facebook ha scritto: “La giornata di ieri è stata segnata da un grave episodio avvenuto durante la seduta del Consiglio Comunale: alcuni consiglieri della minoranza si sono ripetutamente esibiti nel saluto romano. Mi preme condannare con forza tale gesto, appartenente alla simbologia fascista, che evoca valori politici di intolleranza, odio e discriminazione razziale. (…) Fino ad oggi, i dibattiti politici si erano dimostrati così estremi. Sono pertanto convinto che quanto accaduto ieri non possa e non debba passare inosservato, nel rispetto di tutte le persone che, a causa dell’ideologia a cui rimandano quelle braccia tese – e più in generale, di ogni forma di prevaricazione indipendente dal colore politico – hanno vissuto gli orrori del passato perdendo la vita e vedendosi private di ogni forma di libertà e dignità. Da qui la necessità di rimarcare quanto già espresso durante la seduta del Consiglio Comunale, esprimendo nuovamente la mia preoccupazione e quella di tutta l’Amministrazione per fatti che sono lontani dal nostro vivere quotidiano e dal rispetto che contraddistingue i valori democratici e di pace del nostro Paese”.

Francesco Biamonti (Lega), Valeria Amadei (Fratelli d’Italia) e Mauro Siri (Gruppo indipendente) ora parlano di accusa “vomitevole e infamante” e, neanche a dirlo, si sono difesi spiegando che stavano solo votando (foto).

Intanto, la Digos ha acquisito i filmati e le testimonianze e il sindaco ha presentato un esposto che, in base alla decisione del prefetto, potrebbe far decadere i tre neo Balilla. Un’eventualità che, comunque, non servirebbe a cancellare lo sfregio di uno schiaffo troppo ingiusto. D’altra parte, il peggio, ce lo insegna la politica tutti i giorni, arriva sempre dopo. Infatti, proprio la politica li sta difendendo, chiedendo la fine della “caccia al mostro” e invitando a “non strumentalizzare”.

Brutti segni. E non sono isolati, se si mettono in fila. Cambiando regione, nelle Marche, l’aborto farmacologico non arriverà nei consultori, almeno non subito. Non per ragioni tecniche o scientifiche, ma per scelta politica. Scelta, che, tra l’altro, contraddice le linee guida ministeriali.

Il perché lo spiega un altro “fratello d’Italia”. “La battaglia per il diritto ad abortire è retroguardia. Oggi la battaglia da fare è quella per la natalità”, ha commentato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Carlo Ciccioli, durante il Consiglio regionale. Per poi aggiungere: “Non possiamo essere sostituiti da altre etnie. Non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia la sua dignità, da manifestare attraverso la sua identità e la sua capacità di riproduzione”.

“Sostituzione etnica”, “identità”, “capacità di riproduzione”, “natalità”. Il linguaggio dei politici che indossano camice bianco e stetoscopio “à la carte” rimanda a giorni che non abbiamo fatto nemmeno in tempo a dimenticare e testimonia una regressione evidente.

Anche ora, in un periodo nel quale non ci sono barconi da avvistare, clandestini da additare, si riattizza il fuoco sempre acceso del “pericolo”, che viene, questa volta, non più da “fuori”, ma da “dentro”. In ballo, per i piromani che stanno giocando con qualcosa di immensamente più pericoloso della mera intenzione di offendere, c’è la razza.

Casi isolati? No. Frasi esagerate, estrapolate da un contesto più ampio e per questo fraintese? Neppure.

Non è il caso dei due esempi riportati fin qui. Non è il caso di Fabio Tuiach, consigliere comunale a Trieste. Prima in quota Lega, poi passato in Forza Nuova e infine migrato nel gruppo misto – anche lui, pugile prestato alla politica (e forse non è un caso) – proprio nel giorno della Memoria ha pensato bene di postare una foto di Adolf Hitler sorridente in mezzo a teutoniche fanciulle, non su Facebook, ma sul social russo VK, ritrovo virtuale di sovranisti, nazionalisti e fascisti di tutto il mondo.

Non è il caso di Franco Mini, anche lui consigliere della Lega a Biella che, sempre nella stessa giornata, ha pubblicamente dichiarato: “Gli ebrei non meritano la mia attenzione”. Una frase ignobile, che ha provocato le sue immediate dimissioni.

Le lancette della storia sembrano tornare indietro, mentre mezzo mondo sogna di ripartire, per andare, alla meno peggio, avanti. Per questo raccontiamo qui, la storia letta sulla Gazzetta del Mezzogiorno di un ragazzino speciale e che, in questo contesto, in queste ore, rappresenta una autentica boccata di ossigeno. Aldo ha undici anni, vive a Bitetto, ed è un vero talento della Storia dell’Arte. Durante una visita di quale mese fa agli Uffizi di Firenze, ha strabiliato i turisti (e i suoi genitori) spiegando con cura e competenza le opere d’arte lì presenti, che fino a quel giorno aveva soltanto letto sui manuali.

Gioca parlando di arte e storia e ama scegliere le parole con cura. Ha un artista prediletto, Leonardo da Vinci, del quale dice estasiato: “È stato in grado di porre le basi per la vita futura dell’umanità, ciò che stiamo vivendo oggi, la tecnologia, l’anatomia, la medicina, la geometria e l’analisi matematica”.

Bisogna fare in fretta, Aldo. Prima che il vento dell’odio ricominci a soffiare su roghi di manoscritti e volumi, studia tanto, e cresci, se puoi, restando come sei ora, appassionato, curioso e intelligente. E poi, ancora, una domanda. Qui tira una brutta aria e serve gente che abbia letto tanto, proprio come te. Stai mica pensando di darti alla politica? Sarebbe l’unica cosa che Leonardo non ha mai fatto.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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