Un progetto ‘Verde’ ma poco ‘Amico’

 

Ad un mese dalla scadenza dei due anni non sembrano esserci soluzioni per i 130 lavoratori ex Taranto Isolaverde. Tensione tra istituzioni e sindacati
pubblicato il 27 Gennaio 2021, 10:04
16 mins

Siamo stati ancora una volta facili profeti. Non bisognava certo essere degli indovini per intuire, già la scorsa primavera, che il progetto ‘Verde Amico‘ rischiasse di naufragare una volta venuta meno le fondamenta su cui poggiava. Già l’ultima proroga di tre mesi, partita il 24 agosto con scadenza prevista il 24 novembre, era stata possibile soltanto a fronte delle risorse economiche aggiuntive che l’ex commissario straordinario per le bonifiche Vera Corbelli (che al momento ha conservato soltanto l’incarico di commissario per l’attuazione dell’intervento di messa in sicurezza e gestione dei rifiuti pericolosi e radioattivi del deposito ex Cemerad di Statte), dirottò sul progetto, nonostante la netta  contrarietà del ministero dell’Ambiente. Uno scontro politico/burocratico con la Direzione Bonifiche del ministero, dopo che lo scorso marzo si erano esaurite le risorse stanziate per la prima parte della fase 2 del progetto (a seguito di un protocollo d’intesa firmato nel dicembre 2019 dalla Corbelli e dal Comune di Taranto e dalla Regione).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/17/verde-amico-la-regione-regala-la-proroga-futuro-incerto/)

Soltanto l’intervento della Regione Puglia lo scorso dicembre, con un esborso finanziario pari a 700mila euro, ha poi consentito al progetto tramite una nuova proroga, di giungere alla sua naturale conclusione di 24 mesi, che scadranno il prossimo 25 febbraio.

Ma dopo l’inspiegabile defenestrazione agostana della dott.ssa Corbelli (per opera di chi e con quali motivazioni non è ancora dato sapere ufficialmente) a cui non è stato rinnovato l’incarico ricevuto nel lontano 2014, la vertenza in essere sul progetto, che ricordiamo riguarda ben 130 lavoratori e le loro famiglie, ha assunto tinte alquanto fosche. Dirigendosi verso un futuro più che nebuloso.

Su tali premesse nella giornata di ieri, dopo una serie di presidi e richieste di incontro da parte dei Cobas del Lavoro Privato/Confederazione Cobas, a cui hanno fatto seguito quelle di Cgil, Cisl e Uil, è tornato a riunirsi in video call il tavolo prefettizio di crisi dei lavoratori ‘ex Taranto Isolaverde‘ (la società partecipata della Provincia liquidata nel 2016 al termine di una vertenza drammatica). 130 di questi lavoratori, come detto, sono impegnati da due anni nel progetto ‘Verde Amico’ che opera nel settore delle bonifiche leggere. Altri 10 lavoratori, rimasti al di fuori del perimetro del progetto, attendono da quattro anni di essere stabilizzati dalla Provincia, che aveva preso impegni scritti in tal senso sempre al momento della liquidazione del 2016 mai concretizzatisi.

Alla riunione erano presenti gli attori principali della vertenza, ovvero oltre al Prefetto Demetrio Martino che da un paio di mesi ricopre anche il ruolo di commissario straordinario per le bonifiche al posto della Corbelli, la Provincia di Taranto, i tecnici della task force regionale per l’impiego, l’assessore comunale Paolo Castronovi (che ha la delega sull’Ambiente e le Società Partecipate), la società partecipata del Comune di Taranto la Infrataras spa presso cui sono assunti i lavoratori, e le organizzazioni sindacali dei Cobas del Lavoro Privato/Confederazione Cobas e di categoria Filcams Cgil Taranto, Fisascat Cisl e UiltrasportiUil. Presente anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il senatore Mario Turco, che da un anno ha la delega al Cis di Taranto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/11/verde-amico-resta-un-mese-poi-il-buio/)

Quanto emerso dalla riunione di ieri, ha confermato una volta di più ciò che si conosce da sempre: ovvero che attualmente né la politica (Comune, Provincia e Regione), né gli enti istituzionali come il CIS o il Commissiario alle Bonifiche, abbia la benché minima idea di cosa fare per dare stabilità e continuità al progetto ‘Verde Amico’. Che poi è sempre stato il tallone d’Achille di tutto l’impianto, come evidenziato sin dalla sua partenza dall’ex commissario Corbelli. Questo perché tutti ben conoscono la realtà, ovvero che l’impiego nelle bonifiche leggere procede a saltelli, a seconda degli interventi mirati da effettuare, ma se non inserito all’interno di un’idea progettuale più ampia, è destinato ad esaurirsi ed interrompersi tutte le volte. Tra l’altro, tutti gli altri interventi di bonifica più massivi, hanno già risorse storiche impegnate: oltre al fatto che i lavoratori sono stati formati per ben altre attività (si ricorderà ad esempio il tentativo di impiegare i lavoratori nella bonifica dell’area PIP di Statte, decaduto a fronte di impossibilità di legge).

Detto ciò, ancora una volta vogliamo porre l’accento su una serie di questioni sulle quali non si può continuare a tacere.

Punto primo: la Fase 2 del progetto ‘Verde Amico’ è stata completata (Bonifica e riqualificazione ambientale delle sponde e delle aree contermini)? Sono stati portati a termine tutti i lavori previsti dal progetto redatto a suo tempo dalla struttura commissariale a suo tempo guidata dalla dott.ssa Corbelli? Da mesi infatti, sul fronte delle bonifiche, tutto tace. Si è persa ogni traccia ed ogni informazione in tal senso. Il Prefetto di Taranto nonché attuale Commissario alle Bonifiche, di quante risorse economiche dispone attualmente? Perché soltanto ieri, durante la riunione, ha dichiarato che avrebbe scritto al ministero dell’Ambiente per chiedere come agire? Perché sono stati fatti passare mesi e mesi senza di fatto avviare un’interlocuzione istituzionale che avrebbe per tempo chiarito come eventualmente intervenire?

Punto secondo. Come detto in precedenza lunedì era presente il sottosegretario Turco. Nelle ultime settimane infatti, avevano iniziato a guardare con favore ad un eventuale inserimento del progetto ‘Verde Amico’ nel perimetro del CIS di Taranto. Ma il sottosegretario con delega al Cis ha dichiarato che questa strada non è perseguibile. Ma è realmente così? Perché se è vero che, come ricordato dallo stesso Turco, il Cis “finanzia esclusivamente investimenti e progetti infrastrutturali e non consente di risolvere vertenze lavorative di alcun genere”, è altresì vero che il Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’Area di Taranto, all’articolo 9 (Misure specifiche per la coesione sociale e lo sviluppo economico- produttivo locale) prevede quanto segue:

“1. Fermo restando quanto disposto dall’art. 6, comma 4 bis, della Legge 4 marzo 2015, n. 20, al fine di ridurre gli effetti occupazionali negativi che insistono sull’intera provincia di Taranto, le altre Amministrazioni responsabili dell’attuazione del Piano degli interventi di cui all’art. 1, comma 2, si impegnano a favorire, prioritariamente, l’impiego di lavoratori provenienti dal predetto bacino di crisi (“clausola sociale”).

2. Al fine di favorire le ricadute economiche e sociali attese dal presente Contratto, le Amministrazioni responsabili dell’attuazione del Piano degli interventi di cui all’art. 1, comma 2, si impegnano a introdurre modalità di coinvolgimento delle imprese residenti nella regione e nei territori nei quali sono localizzati gli investimenti, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese, ai sensi dell’art.13 della legge 11 novembre 2011, n.180″. 

Questo consente dunque al Cis di farsi promotore di una serie di iniziative e di proposte atte ad aiutare le amministrazione locali a risolvere vertenze come quella in atto. Ad esempio: perché non pensare di impiegare i lavoratori del progetto ‘Verde Amico’ nel progetto che lo stesso Cis ha presentato a novembre riguardante l’accelerazione della scheda progettuale Green belt Taranto, consistente nell’implementazione e nella riqualificazione dei parchi urbani e delle aree di notevole interesse naturalistico e paesaggistico: si punterà sulla sostenibilità e sul rendere più verde la città di Taranto. Le prime risorse che saranno utilizzate, 480mila euro, appartengono tra l’altro proprio alle risorse dell’ex commissario Corbelli all’interno degli interventi previsti dal CIS, e verranno impiegate per la riqualificazione delle aree verdi prospicienti la Concattedrale e il quartiere Salinella (tra le aree interessate ci sono anche alcune zone interne alla stazione navale Mar Grande, alcune aree attigue alla cosiddetta Strada dei Moli e altre ancora vicine alla zona Bellavista). Perché non impiegare dunque i lavoratori ex Taranto Isolaverde in tal senso?

Tra l’altro, proprio all’interno del CIS Taranto tra i vari interventi è previsto quello inerente gli “Interventi di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione del bacino del Mar Piccolo – I Seno di Taranto e delle aree ad esso prospicienti“. All’interno del quale è prevista la “Bonifica e riqualificazione ambientale delle sponde e delle aree contermini” della quale si sono occupati proprio i lavoratori inseriti nel progetto ‘Verde Amico’, che è bene ricordare essere stato ideato dal nulla dall’ex commissario Corbelli.

Sempre restando nell’ambito del CIS Taranto, nella stessa sezione è presente l’intervento che prevede la “Rimozione Mercato Ittico Galleggiante“, anche in questo caso progetto portato avanti dall’ex commissario Corbelli, ripartito secondo quanto dichiarato due settimane fa dallo stesso Prefetto. Stesso dicasi per un altro progetto previsto dal CIS Taranto gestito sempre dalla struttura commissariale, ovvero la Caratterizzazione, analisi di rischio e bonifica aree non pavimentate cimitero San Brunone – Quartiere Tamburi. Per non parlare del progetto della Forestazione Urbana del rione Tamburi, anch’esso previsto dal CIS e portato avanti anche dal Comune di Taranto: possibile che in nessuno di questi progetti possano essere reimpiegati i lavoratori ex Taranto Isolaverde?

Inoltre siamo così sicuri che il progetto ‘Verde Amico‘ che ha ricevuto riconoscimento e plauso unanimi debba essere accantonato così facilmente?

E’ chiaro che il CIS Taranto non può e non deve essere la panacea di tutti i mali. Non a caso abbiamo utilizzato il termine promotore per definire al meglio il ruolo che potrebbe ricoprire.

Il compito principale spetta però come sempre alla politica. Perché se è vero che il Comune di Taranto ha impiegato risorse pari ad 1,8 milioni di euro per il progetto ‘Verde Amico’ è altrsì vero che quelle risorse sono pari all’IVA versata dallo stesso ente per legge. Certamente non è affatto semplice gestire una società partecipata, specie in un momento storico come questo, ma il Comune si era formalmente impegnato insieme alla Regione nel trovare risorse per la continuità del progetto. C’è da augurarsi che nei vari progetti che l’amministrazione sta portando avanti per una Taranto sempre più verde nel prossimo futuro, possa essere trovato il giusto spazio per questi lavoratori.

Come anche la Regione che sicuramente ha fatto il suo, non solo per la formazione dei lavoratori, ma soprattutto ultimamente attraverso lo stanziamento dei 700mila euro che ha consentito l’ultima proroga di due mesi.

Del tutto assente la Provincia, che in quattro anni non è riuscita a mantenere fede all’accordo prefettizio sottoscritto nel 2016 per il reimpiego stabile dei lavoratori che sono rimasti fuori dal progetto ‘Verde Amico’, appena dieci unità, ed ex dipendenti della Provincia stessa. Certamente è giusto evidenziare che le province sono state depotenziate negli ultimi anni da vari interventi normativi (specie dalla legge Delrio del 2016), ma ciò non toglie che oltre a ricevere ancora delle risorse dallo Stato centrale, serva quanto meno un impegno ed un interesse fattivo nel trovare una soluzione definitiva per questi lavoratori.

E certamente non si può pensare di disperdere tutto il lavoro fatto in questi anni, la professionalità raggiunta negli anni da questi lavoratori, disperdendoli e spacchettandoli in altri sotto progetti riempiegandoli in altri bacini di crisi.

Così come servirebbe molta più unità tra la varie sigle sindacali, che spesso e volentieri si muovono in solitudine e autonomia, finendo anche per farsi una sorta di guerra sotterranea al merito, quando in realtà l’unico vero obiettivo dovrebbe essere per tutti lo stesso: la soluzione della vertenza una volta e per tutte senza se e senza ma.

Fatto sta che ben 130 lavoratori rischiano il prossimo febbraio il licenziamento, come già avvenuto lo scorso marzo, a cui seguirono quattro mesi di NASPI (l’indennità mensile di disoccupazione) che in termini pratici era pari ad un assegno mensile tra i 400 e i 500 euro per lavoratore. Risorse economiche affatto dignitose con le quali si entra nella condizione di povertà. Basterebbe soltanto questo aspetto perché le nostre istituzioni si adoperassero per trovare una soluzione reale, finalmente.

Il tempo stringe. Occorre impegno e serietà da parte di tutti. Del resto, in particolar modo Comune e Regione, e nell’ultimo anno anche lo stesso sottosegretario Turco, hanno spesso contestato l’operato della Corbelli. Quale occasione migliore dunque per dimostrare di saper fare meglio e di più? Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sul progetto ‘Verde Amico’ https://www.corriereditaranto.it/?s=verde+amico&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)