“Vittorio Veneto: bare e veleni galleggianti”

 

L'associazione Contramianto torna a denuciare la situazione di pericolo rappresentata dall'ex incrociatore della Marina Militare
pubblicato il 26 Gennaio 2021, 16:37
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“I necrologici dei marinai morti di tumore si contano a centinaia e le indagini ancora in corso nelle varie Procure italiane, dove sono stati individuati oltre mille casi tumorali asbesto-correlati: ma come rilevato da CONTRAMIANTO non solo amianto ma anche altri cancerogeni e sostanze tossico/nocive che hanno contaminato navi e sommergibili una situazione tuttora lontana da quelli che potrebbero essere stati i reali impieghi ed usi in Marina Militare di prodotti pericolosi per la salute umana. Ancora oggi è sotto gli occhi di tutti quella che si ritiene possa rappresentare uno spaccato del possibile uso di sostanze velenose sul naviglio militare: Nave Veneto, bare e veleni, ormai un galleggiante radiato dalla Marina Militare Italiana ma un valido esempio costruttivo degli ultimi cinquant’anni e di quello che è stato l’utilizzo di prodotti pericolosi in marineria”. E’ l’incipit della nuova denuncia dell’associazione Contramianto.

“L’ex incrociatore attraccato in Mar Piccolo ondeggia con il suo carico di veleni lasciandosi dietro una scia di bare di marinai, ufficiali, sottufficiali, militari di Leva, ‘Vittime del Dovere‘ ma anche arsenalotti ed operai dell’indotto cantieristico che su quella nave hanno lavorato pagando con la vita o con danni permanenti alla salute” ricorda l’assocazione. Nel solo archivio CONTRAMIANTO per il periodo 2007-2020 i casi complessivi in Marina Militare riguardano 352 casi, morti e ammalati, di cui 216 patologie tumorali: “Mesotelioma, Cancro Polmone, Vescica, Reni, Laringe, molti tra questi i casi di personale imbarcato per anni sulla nave di punta della Marina Vittorio Veneto. L’ex Incrociatore e porta elicotteri ancora oggi custodisce al suo interno tonnellate di veleni e il suo aspetto malmesso non è affatto rassicurante un gigantesco rottame consumato dal tempo. Il fitto elenco dei pericoli ed i quantitativi da ancora i brividi trattandosi di una nave già oggetto di ripetute bonifiche e che contava un equipaggio di 557 marinai“.

Scorrendo l’inventario dei materiali pericolosi dell’ex Veneto censiti al 2016 ed ancora presenti a bordo “vengono i brividi. Il Fascicolo commissionato nel 2016 dall’Arsenale MM di Taranto “Mappatura ed Inventario dei Materiali Pericolosi per galleggiante GT01 ex VITTORIO VENETO” e le sue 228 pagine in possesso di CONTRAMIANTO racchiudono informazioni su cui riflettere. Il documento come riportato “contiene una stima delle quantità di sostanze potenzialmente pericolose presenti a bordo al momento delle ispezioni. Ed ancora: “Le informazioni in esso contenute rappresentano quanto di meglio possa essere effettuato alla luce della documentazione, considerata la difficoltà nel visitare un relitto di molti ponti con impianti ed arredi distrutti”. Una descrizione spettrale della grave condizione strutturale dell’ex Veneto che dopo 5 anni dall’Inventario del 2016 è andata via via peggiorando aggravando il suo già precario stato di galleggiante”.

L’inventario circa la presenza di amianto su ex Veneto dice che “non è stata reperita alcuna informazione relativa alle bonifiche di amianto idonea ad individuare con precisione le zone di intervento, per cui è stato fatto un campionamento estensivo. Le successive mappature amianto in Inventario 2016 dell’ex Incrociatore Vittorio Veneto hanno rilevato la presenza di oltre 1 tonnellata di asbesto, in gran parte si tratta di amianto nelle coibentazioni (950 kg) , in guarnizioni e premistoppa (oltre 200 kg), in ferodi freni (50 kg). Ma non solo amianto dato che la ex Vittorio Veneto conserva al suo interno altri pericoli come Trizio, PCB, Cadmio, sostanze radioattive, ma anche quantitativi importanti di acidi, vernici, antiruggine, piombo, olio, Fibre Artificiali Vetrose, etc“.

L’appello di CONTRAMIANTO è “di agire senza perdere altro tempo. La ex Veneto costituisce ancora un potenziale pericolo quindi oggi più che mai è necessario intervenire urgentemente affinchè quella che è già stata una tragedia di vite spezzate e famiglie distrutte possa anche trasformarsi in un ennesimo danno ambientale per Taranto e il suo Mare”.

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