Il vento del cambiamento soffia lontano

 

Due storie (uguali e diverse insieme) fanno riflettere sul significato di tolleranza e merito, diritti e riconciliazione
pubblicato il 24 Gennaio 2021, 08:08
4 mins

Rachel Levine, appena nominata Sottosegretaria alla Sanità dal neo eletto presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, è la prima donna transgender ad aver ottenuto un incarico federale.

Un mandato destinato a entrare nella storia, oltre essere un forte elemento di rottura rispetto ai quattro anni precedenti, che deriva soprattutto dalla grande capacità della dottoressa di aver gestito l’epidemia Covid in Pennsylvania. Un atto politico di attenzione perché riconosce un merito, ma anche di rispetto della comunità trans al quale era destinato questo messaggio universale di tolleranza.

La dottoressa Levine, ora viceministro, nata a Wakefield, in Massachusetts il 28 ottobre del 1957, è di religione ebraica ed ha studiato all’Harvard College e alla Tulane University School of Medicine, specializzandosi in pediatria a New York.

La sua transizione è avvenuta nel 2011 e già nel 2017 aveva ricevuto il suo primo incaricato pubblico di grande rilievo, con la nomina del governatore della Pennsylvania, Tom Wolf, a Segretario alla Sanità dello Stato ed era stata riconfermata per tre volte dal Senato repubblicano dai quali si era fatta apprezzare per la competenza e l’impegno profusi in piena pandemia.

Rachel Levine

Nominata perché competente, prima di tutto. Docente di Pediatria e Psichiatria presso il Penn State College of Medicine e presidente dell’Associazione dei funzionari sanitari statali e territoriali (Ashto), autrice di studi sulla marijuana a uso medico, sulla salute degli adolescenti, sui disturbi alimentari e sulla medicina Lgbtq+ e componente nel direttivo dell’associazione Equality Pennsylvania.

Il vento del cambiamento sembra soffiare forte su quella squadra di governo, già definita come la “più della più grande e diversificata coalizione formata nella storia”, americana e non solo. Con tante donne esponenti di tutte le minoranze afroamericana e ispanica, per farne uno “specchio dell’America”, ma soprattutto per condividere un codice, un linguaggio, di unità e di riconciliazione.

Sullo stesso versante dei diritti, nelle stesse ore in cui la notizia di questa nomina si diffondeva in tutto il mondo, in Italia, da Andria, la comunità Lgbt denunciava un “piccola” storia di grande sofferza.

Era da poco morta Gianna. Una persona transgender di 53 anni. Ma sui suoi manifesti funebri era comparso, per volere della sua famiglia, solo il suo nome di battesimo, Giovanni, un nome che non gli era mai appartenuto. Così, grazie ad un appello partito sui social e rilanciato da Vladimir Luxuria (deputata durante un Governo Prodi e prima transgender a essere eletta al parlamento di uno Stato europeo), un’agenzia romana, la Taffo funeral services, nota per la sue campagne pubblicitarie irriverenti, hanno pubblicato online un manifesto per Gianna: “In Andria è venuta a mancare all’affetto dei suoi cari Gianna. Ne danno il triste annuncio chi le vuole bene e gli amici tutti”.

Morta per una caduta. Ma anche di isolamento e solitudine. Lo stesso sindaco della città di Andria, Giovanna Bruno, sapeva che nessuno voleva affittargli una casa e che i vicini, “in silenzio” (forse troppo), la aiutavano ad andare avanti.

La donna che morì due volte si chiamava Gianna e la sua morte, mentre il mondo cambia, ci dice che il vento del cambiamento soffia troppo lontano per poter spazzare la nebbia dei pregiudizi, in certi posti, ancora così impenetrabile.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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