Una ricerca per capire Taranto e i tarantini

 

Due anni di lavoro dell’Università LUMSA per un volume edito da Franco Angeli. Al centro, un’analisi sociologica della popolazione tarantina e del suo rapporto con i temi dell’ambiente e del futuro.
pubblicato il 21 Gennaio 2021, 23:49
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«La cosa nasce così: convegno al Politecnico di Bari, nel 2016. Si parla di bonifica della Terra e a me viene chiesto di parlare di bonifica sociale. Allora io butto lì l’idea: visto che mi è stato chiesto di parlare di bonifica sociale, noi non possiamo bonificare nulla se non sentiamo le ragioni».

Antonio Panico

Così il prof. Antonio Panico (ma i più lo conoscono come don Antonio Panico), direttore della sede LUMSA di Taranto, ci racconta telefonicamente la genesi della ricerca sociologica confluita nel volume che ha da poco finito di presentare in un webinar. Il titolo dell’opera (“Rinuncia, ribellione, resilienza – Taranto e la sua emergenza sanitario-ambientale”) lascia intravedere il contenuto di un progetto estremamente ambizioso: ascoltare per la prima volta in maniera sistematica e scientificamente fondata cos’ha da dire la cittadinanza dell’area tarantina sulla vicenda storica della città, sull’enorme questione ambientale e occupazionale e sugli scenari per il futuro della terra ionica.

Un lavoro, spiega, commissionato da Vera Corbelli, allora Commissario Straordinario alle Bonifiche; una ricerca partita nel 2017 e durata circa due anni («A marzo eravamo pronti per andare in stampa, poi il Covid ha ritardato tutto»), partendo dalle interviste a 1237 cittadini dei quattro comuni dell’area di crisi del SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Taranto e dei tre quartieri più vicini alla zona industriale della città di Taranto (Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia). A questo ascolto persona per persona, compiuto da giovani ricercatori, si è affiancata anche una non meno importante interlocuzione con le numerose associazioni ambientaliste presenti sul territorio, rivendicata come uno degli elementi di originalità della ricerca.

Nel corso del webinar i frutti del lavoro sono stati illustrati, assieme al direttore di sede, dagli altri autori del volume: Marinella Sibilla, Paola Casella ed Emanuele Spataro (firma del nostro giornale), che nelle loro relazioni hanno sottolineato l’importante apparato di fonti storiche che introducono ai risultati della ricerca sul campo. Una ricerca i cui esiti descrivono una popolazione tarantina molto meno “ribelle” di quanto potrebbe sembrare (il tipo sociologico del “ribelle” si attesta, spiega Spataro, sul 10% del totale, una percentuale non particolarmente sorprendente), ma una città in cui risulta straordinariamente bassa l’adesione convinta ai valori e alle regole dello stare insieme come Stato, accettati più per abitudine o per sterile convenzione. Fenomeni negativi cui fa da contraltare una grandissima vitalità del mondo delle associazioni, come sottolineato dalla prof.ssa Sibilla. Un mondo sì frammentato, ma in cui sono condivise alcune direttrici d’azione fondamentali, e in cui inizia a farsi sempre più largo l’idea che sia necessario puntare sulle ricchezze storiche e culturali dell’area ionica per costruire un suo vero rilancio e giungere alla definitiva uscita dalla monocultura dell’acciaio e della grande industria.

Il volume di circa trecento pagine, edito da Franco Angeli, è ora consegnato non solo alla cittadinanza, ma anche e soprattutto ai rappresentanti delle istituzioni, perché possa costituire un punto di partenza per il cruciale lavoro di ricucitura del tessuto sociale che, solo, può essere il punto di partenza per un futuro diverso.

Ma mentre si riflette sul futuro c’è ancora da gestire il presente. E presente significa Covid. «L’ho preso in maniera piuttosto seria» ci racconta don Antonio. «L’oppressione toracica è stata davvero incredibile». E in giro ci sono ancora negazionisti…

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