“Migliaia di ex Lsu beffati dal governo”

 

La denuncia dello Slai cobas sulla stabilizzazione di migliaia di lavoratrici: indetto sciopero nazionale il 29 gennaio
pubblicato il 12 Gennaio 2021, 19:00
3 mins

“La lunga attesa della stabilizzazione full time degli ex lsu e appalti storici – che hanno pulito per 25 anni le scuole statali con ditte appaltatrici, e internalizzati solo da marzo in 4000, a fronte di una platea di 11.200 circa – rischia di fare un significativo passo indietro sull’orario di lavoro”. E’ quanto denuncia lo Slai cobas per il sindacato di classe.

“A  Taranto come in molte altre città, poiché – dicevano – non erano disponibili posti a full time per tutti i 500 lavoratori, l’assunzione era stata già a 18 ore settimanali. A settembre 2020, però, il governo, per fronteggiare il covid, aumenta temporaneamente l’orario di lavoro a 36 ore per tutti, con assicurazioni a non finire, in particolare da parte del M5S, di trovare nella finanziaria di fine anno le risorse economiche per mantenere il full time. Ma purtroppo la storia non finisce qui. I lavoratori dal 1° gennaio hanno visto di nuovo ridotto l’orario di lavoro a 18 ore, con il misero e vergognoso salario di 600 euro mensili” denuncia lo Slai cobas.

“I sindacati confederali con il loro ormai consolidato menefreghismo dei diritti dei lavoratori, e sempre proni a soddisfare il governo e i padroni non reagiscono. Dopo le promesse degli imbroglioni a 5stelle di rivedere la situazione, segue invece una nota aggiuntiva del governo del 5 gennaio che puntualizza il passaggio a 36 ore per tutti ma solo se esistenti posti eccedenti i 2228 accantonati; per cui l’eccedenza si sarebbe dovuta accontentare del part-time – prosegueono dallo Slai cobas -. Dopo le proteste dei lavoratori e un tavolo di confronto, ieri viene comunicato che i lavoratori eccedenti dovranno subire la mobilità regionale. In tutta ltalia i lavoratori sono più di 4000 e sono stanchi e incazzati neri, si sentono presi in giro da questo governo di pagliacci che cambia idee e leggi da un giorno all’altro” attaccano dallo Slai cobas.

“In tutto questo, le donne che sono la quasi totalità delle lavoratrici, spesso sole con figli e con genitori anziani da accudire, pagheranno come al solito il prezzo più alto, perché dovranno trasferirsi a centinaia di km. Il 29 gennaio lo Slai COBAS, il Si.Cobas, l’assemblea nazionale delle lavoratrici e lavoratori combattivi e altre realtà di lotta, hanno indetto uno sciopero nazionale di tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici”.

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