Ex Ilva, sindacati dubbiosi sul piano industriale

 

Preccupa in particolar modo la mancanza di apertura al confronto, l'ampio utilizzo della cig sino al 2025, ed il futuro dei lavoratori di Ilva in AS e dell'indotto
pubblicato il 12 Gennaio 2021, 21:39
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L’incontro preliminare nella sede di Confindustria a Roma con ArcelorMittal e Invitalia, in cui ci sono state presentate le linee guida per il piano industriale 2021-2025 frutto dell’accordo con il Governo lo scorso dicembre, in attesa del pronunciamento dell’Antitrust Europeo, previsto per il 10 febbraio, non ha del tutto soddisfatto le organizzazioni sindacali.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/01/12/ex-ilva-il-piano-di-rilancio-di-ami-e-invitalia2/)

“Le linee guida presentate oggi e i risultati del 2020 si collocano all’interno di una strategia che dovrebbe fare del 2021 un anno di svolta per il gruppo siderurgico. In realtà ci sono molti elementi di inderminatezza ed anche di contraddizione con l’azzeramento degli investimenti in manutenzione ordinaria e straordinaria di questi mesi che ha reso le condizioni di sicurezza negli stabilimenti particolarmente difficili. Oggi si è verificato un altro incidente nello stabilimento di Genova in cui si è staccato una lamiera di rivestimento della parete superiore di un capannone. La prospettiva di un piano industriale che si allunga fino al 2025 e che prevede molta cassa integrazione e nessun vincolo occupazionale in grado di riassorbire l’insieme della forza lavoro, compresi coloro che sono ancora in amministrazione straordinaria, rappresenta per noi un’ipotesi che deve essere cambiata. È evidente che per quanto ci riguarda l’obiettivo della trattativa non può che essere quello di confermare gli obiettivi e i vincoli occupazionali sanciti dall’accordo sindacale del 2018 firmato dalle parti e dal Governo” ha dichiarato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

“L’incontro di oggi con ArcelorMittal è servito per avviare finalmente un confronto sindacale e soprattutto per dettagliare gli aspetti fondamentali del piano industriale, gli investimenti, il livello delle produzioni e soprattutto tutti gli impianti, a partire da Taranto ma anche Genova e Novi Ligure, che devono essere riattivati. C’è una fase di crescita dell’attività lavorativa che sicuramente è interessante, però non basta nè il piano industriale aziendale, nè questa attività per lasciare tranquilli il sindacato e i lavoratori”. Lo dichiara Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl, dopo l’incontro.

“Incombe un grandissimo uso degli ammortizzatori sociali, incombe una grandissima incertezza sugli assetti finali – afferma Benaglia -. Noi abbiamo chiesto di arrivare ad un accordo sindacale indispensabile, di passare prima per confronti sito per sito, per poter approfondire e non prendere a scatola chiusa quelle che sono le indicazioni di ArcelorMittal”. “Ci saranno questi incontri, ci sarà una ripresa del confronto – annuncia Benaglia – che, ribadiamo, deve mantenere al centro i nostri aspetti fondamentali: la certezza degli investimenti che si svolgono, la certezza che gli ammortizzatori siano sostenibili per tutti i siti e per tutti i lavoratori, che il perimetro dell’accordo coinvolga i lavoratori anche di Ilva in as e non solo quelli di ArcelorMittal, e che ci sia una sostenibilitá anche per quanto riguarda l’integrazione” evidenzia ancora Benaglia.

Infine, il numero uno dei metalmeccanici Cisl rileva che “oggi non c’era alcun rappresentante del Governo. Non disperiamo da questo punto di vista perché l’accordo sindacale dovrà prevedere gli impegni del ministero del Lavoro e del Mise e li recupereremo strada facendo per ottenere le garanzie necessarie a rilanciare in importante polo che già nel 2021 ha buone possibilità di ripresa ma che ha bisogno di accordi sindacali nuovi e forti”, conclude.

(leggi tutti gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

“Dopo la riunione di oggi siamo ancora più convinti che sia necessaria una modifica radicale dell’intesa raggiunta da AMI e Invitalia. I nostri dubbi erano fondati. L’accordo appare blindato e ci sono difficoltà a proseguire il confronto. Abbiamo registrato una netta chiusura a negoziare su temi che riteniamo prioritari”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, a margine dell’incontro romano.

“È inaccettabile – prosegue il leader dei metalmeccanici della Uil – che un’intesa, che stabilisce l’ingresso dello Stato attraverso Invitalia, preveda migliaia di lavoratori in cassa integrazione per i prossimi 5 anni e tempi troppo lunghi per la realizzazione del piano industriale. Invitalia e ArcelorMittal – aggiunge – prevedono una fumosa garanzia occupazionale per i propri dipendenti entro il 2025, mentre dimenticano completamente l’impegno a riassumere i 1.700 in Ilva As. A questi lavoratori si aggiungono quelli dell’indotto per i quali non viene prevista nessuna forma di garanzia“. “È fondamentale – conclude Palombella – il coinvolgimento diretto del Governo per poter avviare un confronto senza pregiudiziali in grado di assumere misure indispensabili per la gestione di un piano che garantisca la salvaguardia ambientale e la tutela occupazionale per tutti i lavoratori”.

Per l’Ugl Metalmeccanici hanno partecipato il segretario nazionale Antonio Spera, Daniele Francescangeli segretario nazionale con delega alla Siderurgia unitamente ai segretari territoriali Ugl di Taranto, Concetta Di Ponzio e Alessandro Calabrese.

“I lavori avviati ed illustrati dall’AD Morselli sul piano industriale partono dalla produzione, illustrando gli impianti principali in attività e quelli che andranno in manutenzione; le attività degli ordini dell’Altoforno 5 che sono partite, la costruzione del forno elettrico ch’è in programmazione progettuale per poi essere presentata al ministero dell’Ambiente per la richiesta e successiva approvazione. La produzione parte da 3 milioni di tonnellate per arrivare a 5 milioni nel 2021. Si pensa di riaprire l’acciaieria 1, e a seguire i Treni nastri. La novità del piano è la riapertura del tubificio ERV il quale è stato certificato nonostante fosse un impianto chiuso – ribadisce l’A.D. Morselli -, un risultato da evidenziare. A seguire l’illustrazione degli interventi ambientali in essere. In merito al personale, le assunzioni di Ilva in Arcelor è di 10605 lavoratori. Richiediamo di entrare nel dettaglio del piano industriale facendo un’analisi che sia realmente congiunta, e che coinvolga l’intera forza lavoro, partendo dai lavoratori in Cigs, in carico all’amministrazione straordinaria dei quali si è persa traccia nelle attuali discussioni” conclude Spera.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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