Ex Ilva, il piano di rilancio di AMI e Invitalia

 

Riunione nella sede romana di Confindustria. Al centro i dati sugli investimenti, l'occupazione, il futuro con al centro il revamping di Afo 5
pubblicato il 12 Gennaio 2021, 21:22
8 mins

Si è svolto nel pomeriggio a Roma, presso la sede nazionale di Confindustria, l’incontro convocato nei giorni scorsi tra ArcelorMittal Italia, Invitalia e i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uil Uilm, Ugl Metalmeccanici e Usb. Presente l’amministratore delegato di AMI Lucia Morselli, mentre Invitalia era rappresentata da Ernesto Somma, responsabile dell’area Incentivi ed Innovazione. Non era presente nessun esponente del Governo, alle prese con una crisi che pare oramai irreversibile, al contrario dei precedenti incontri, ma anche questa assenza era prevista anche se non è piaciuta del tutto ai sindacati.

La riunione odierna, che segue quella del 22 dicembre a Roma dopo la firma dell’accordo di Co-Investimento dell’11 dicembre che ha portato Invitalia per conto dello Stato ad entrare nel capitale della new.co AM InvestCO Italy, la società veicolo con cui la multinazionael gestisce infatti dal 2018 i rami d’azienda dell’ex gruppo Ilva, è servita soprattutto per fare un aggiornamento della situazione, tenuto conto che l’operazione ArcelorMittal Italia-Invitalia, attende ancora il via libera dell’Antitrust Ue, previsto entro il 10 febbraio prossimo. Un via libera che per la società ed Invitalia non dovrebbe essere in pericolo, ma che comunque in caso di pronuncia negativa vedrà la riformulazione dell’accordo.

Un incontro nel quale di fatto sono state presentate le linee guida per il piano industriale 2021-2025.

Durante l’incontro sono state proiettate diverse slide sulla situazione attuale dell’azienda, a cominciare dai numeri riguardanti l’occupazione. ArcelorMittal ha in cassa integrazione 4mila dipendenti. Altri 500 risultano in ferie e ulteriori 500 assenti per altri diversi. La forza attiva è di poco superiore ai 6.500 addetti. Sono invece 10.605 i dipendenti in forza al gruppo ArcelorMittal in tutta Italia alla data del 31 dicembre scorso. Si tratta di 95 unità in meno rispetto ai 10.700 addetti previsti dall’accordo al MiSE tra sindacati e azienda di settembre 2018. A fine marzo 2019, gli assunti erano invece 10.586. I numeri comprendono i siti di Racconigi, Legnano, Novi Ligure, Marghera, Genova, Milano, Paderno e Taranto più tre società le cui sedi sono Salerno, Taranto e Genova-Taranto (si tratta in quest’ultimo caso di AM Italy Maritime).

Da ricordare che sulla cassa integrazione, con causale Covid, è stata aperta nei giorni scorsi una nuova proroga per 12 settimane nel sito di Taranto per un massimo di 8.100 unità circa. A Taranto la cassa Covid è in corso da marzo scorso. Prima, a partire da luglio 2019, si è fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria per un massimo di 1.300 dipendenti.

Nel frattempo, ovvero sino al 2025 quando dovrebbe essere completato il nuovo piano industriale, ci sarà una lunga transizione di cassa integrazione a scalare, con 3 mila addetti già in quest’anno. I sindacati hanno nuovamente chiesto che i numeri della cassa siano sfoltiti, che la transizione sia accorciata e che l’occupazione sia garantita an che ai 1.800 addetti di Ilva in amministrazione straordinaria, per ora fuori da ogni discorso di rientro a differenza di quanto previsto dall’accordo del 2018.

(leggi tutti gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

Per quanto riguarda i numeri finanziari, oltre ai 270 milioni di investimenti effettuati lo scorso anno dichiarati da ArcelorMittal Italia, quest’anno la società di cui è partner paritetico Invitalia prevede di investire 310 milioni di euro. Nel 2022 sono previsti investimenti pari a 412 milioni, che diveteranno 433 nel 2023, 427 nel 2024 e 300 milioni nel 2025.

Tra i principali investimenti che ArcelorMittal Italia e Invitalia metteranno in cantiere quest’anno, è stato confermato il revamping dell’altoforno 5, il più grande d’Europa che da solo vale il 40-45% della produzione del siderurgico tarantino, spento dal 2015 sotto la gestione dei commissari straordinari. Per l’altoforno 5, il piano industriale prevede il completamento di tutte le specifiche tecniche e la progettazione dell’intervento con i fornitori principali, oltre all’assegnazione degli ordini.

Sono stati poi annunciati, si è letto sempre sulle slide proiettate oggi, più di 50 interventi di manutenzione straordinaria negli stabilimenti principali del gruppo per il miglioramento dell’affidabilità tecnica degli impianti. Annunciato anche un piano di investimenti integrato, dall’acciaieria alla latta, “per il raggiungimento delle migliori performance qualitative e realizzare così gli obiettivi commerciali che ci si è prefissati”.

ll piano industriale contempla anche la sostituzione della gru del IV sporgente del porto di Taranto, crollata in mare dopo la tragedia di luglio 2019 quando a causa del mancato funzionamento dei sistemi anti-uragano, durante una violentissima tempesta di vento morì il gruista Cosimo Massaro. La sostituzione della gru servirà per riportare alla normalità l’approvvigionamento via mare delle materie prime necessarie alla produzione. Approvvigionamento che nei mesi scorsi, come si ricorderà, ha utilizzato in alternativa al quarto sporgente il V sporgente del molo polisettoriale del porto di Taranto ed una banchina del porto di Brindisi.

Prevista anche la sostituzione di 3 delle 4 macchine bivalenti del parco minerali, che scaricano e prelevano le materie prime a seconda che arrivino dallo sbarco o che debbano essere indirizzate alla produzione. Le macchine sono giunte ormai a fine vita tecnica.

Per quanto riguada invece il nuovo forno elettrico, che dovrebbe produrre 2,5 milioni di tonnellate annue di acciaio, il progetto è stato avviato ma dovrà essere sottoposto al vaglio ed all’approvazione del ministero dell’Ambiente, in quanto dovrà essere inserito all’interno dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Tornando all’attualità, nel 2021 i tre altiforni operativi attualmente, l’1, il 2 e il 4, non marceranno a pieno regime. Solo l’altoforno 1, infatti, marcerà al 100%, l’altoforno 2, che è stato annunciato nei giorni scorsi in ripartenza a fine mese, marcerà al 90% (una volta conclusi i lavori di ammodernamento e sicurezza fatti fare da Ilva in amministrazione straordinaria che dovranno ottenere l’ok della Procura di Taranto), mentre l’altoforno 4 all’85% perché sarà interessato da due mesi di fermata per lavori a marzo ed aprile, per una manutenzione straordinaria. Anche l’acciaieria 1, che riparte a fine mese seppure parzialmente come annunciato oggi dall’azienda, subirà uno stop di due mesi per la fermata dell’altoforno 4.

L’obiettivo produttivo per il 2021 è stato fissato a 5 milioni di tonnellate di acciaio, di cui i laminati a caldo costituiranno 4,82 milioni. La componente dei prodotti verticalizzati sarà pari a 2,60 milioni di tonnellate, ha informato l’azienda. Un incremento rispetto ai 3,3 milioni di tonnellate di spedizioni del 2020, in attesa di raggiungere i 7,2 milioni di tonnellate nel 2025, quando secondo i progetti in essere il nuovo piano industriale sarà stato completato. Sono invece 6 i milioni previsti nel 2022. L’eventuale traguardo da 8 milioni del 2025 di cui 2,5 milioni verranno da forno elettrico, dovrà comunque ottenere il via libera del ministero dell’Ambiente.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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