Tesori liquidi e rifiuti solidi

 

La nomina di Barbara Davidde a Soprintendente nazionale al patrimonio subacqueo è una doppia buona notizia perché la sede centrale del nuovo istituto è Taranto
pubblicato il 10 Gennaio 2021, 08:00
6 mins

Non avevamo ancora rimosso dalla memoria le immagini del poco inconsueto Capodanno tarantino 2020, fatto di sobri e benauguranti lanci di frigoriferi dal balcone e innocenti quanto simpatiche pistolettate. “Siamo nel 2000 – scherzava Checco Zalone in una puntata di Zelig qualche anno fa, descrivendo un matrimonio pugliese – ci sta la coltellata ad un certo punto, dai!”. Solo da poche ore era stato rimosso dalla strada l’incolpevole elettrodomestico, “missione” certificata con tanto di comunicato stampa e fotografia, neanche avessero scovato plutonio in un asilo nido. E da poco, per dirla tutta, erano stati rintracciati i responsabili degli “allegri folclorismi” di fine anno, quando, come una ventata d’aria fresca e buona dopo una sauna in un deposito di letame, finalmente, è arrivata (anche) una buona notizia.

La buona notizia si chiama Barbara Davidde, ha 56 anni, è romana, ed è stata nominata Soprintendente nazionale al patrimonio subacqueo, istituzione nuova e a lungo attesa, frutto dell’ultima riforma dei Beni culturali. Una nomina che interessa molto da vicino perché la sede centrale è Taranto, con altre due sedi decentrate a Napoli e Venezia, e curerà lo svolgimento delle attività di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo italiano.

Barbara Davidde

Al termine di una procedura voluta fortemente dal ministro per i Beni le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, istituita alla fine del 2019, la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, l’organo neo nominato svolgerà anche le funzioni spettanti ai soprintendenti di Archeologia, belle arti e paesaggio.

Davidde, attualmente direttrice del Nucleo Interventi per l’Archeologia Subacquea dell’Istituto Centrale per il Restauro, funzionario archeologo presso l’Istituto Centrale per l’Archeologia e docente di Archeologia Subacquea presso l’Università di Roma TRE, ha una lunga carriera alle spalle ed è stata recentemente eletta nel consiglio tecnico scientifico dell’Unesco per il patrimonio subacqueo. Per lei, ora, una “sfida” lunga 8000 chilometri di costa da “salvare e valorizzare”. Ma anche sotto, in profondità, dove sono custoditi i “veri” tesori: strutture costiere, ville marittime, moli di porti, banchine, peschiere. E anche quello conservato nei fondali di laghi, fiumi e ipogei.

La conta abissale dei “tesori liquidi” sarà “ripresa e coordinata” – ha detto in una recente intervista su Il Messaggero – con i colleghi di Sardegna, Liguria, Lazio, Taranto, Napoli e Venezia per valutare i siti più interessanti per attivare le indagini. Di certo, fra le prime cose su cui iniziare a lavorare c’è la creazione di un parco digitale subacqueo sul relitto dei sarcofagi di San Pietro in Bevagna a Taranto, un programma di attività di valorizzazione e ricerca ad alto contenuto tecnologico con internet subacqueo.

Il progetto, una volta finito, permetterà un percorso di visita subacquea usando il tablet, che farà vivere l’esperienza della visione del sito in realtà aumentata. Con il relitto di San Pietro in Bevagna, come già alcuni monumenti di Baia sommersa in Campania e il porto romano di Egnazia a Brindisi, sarà quindi il terzo parco digitale italiano.

Archeologia marina in Sicilia

Tecnologie avanzate e storie millenarie. Il nome della dottoressa Davidde è legato all’utilizzo di tecniche d’avanguardia per il restauro subacqueo “in situ”, con cui ha fatto risplendere le ville marittime di Baia, gioiello dell’area marina dei Campi Flegrei. Nel suo curriculum, vent’anni nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei per raccontare i monumenti sommersi nell’Area Marina Protetta. “La mia Atlantide – ha affermato – è in assoluto la conoscenza, lo studio e la protezione dei siti archeologici sommersi negli alti fondali. La sfida futura per gli archeologi subacquei”.

E tanto c’è ancora da scoprire, conferma, parlando del patrimonio sommerso calabrese e ed alcuni siti archeologici nel Lazio: San Felice Circeo a Sperlonga, Ventotene e Ponza.

“L’archeologia subacquea – ha detto il ministro Franceschini in occasione dell’insediamento del soprintendente – è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese. Siamo un paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato”. E gli ha fatto eco il Pd – incredibilmente d’accordo – parlando di “scelta concreta e simbolica quella adottata e in sintonia perfetta con l’economia del mare che intendiamo sempre più intraprendere e far crescere per generare occupazione e impresa culturale” e chiamando a raccolta “centri di ricerca, fondazioni, università e scuola”, per dare vigore alla cultura e all’economia del mare.

“Uno spazio vuoto, che va ancora popolato”, scriveva Giorgio Gaber, pensando a tutt’altro. Uno spazio dove andare a rifugiarsi. “Sotto”, quando “sopra” diventa troppo brutto. In apnea, per prendere una boccata d’aria. Al sicuro, fra navi adagiate, spugne e coralli. Sempre che non venga giù un altro frigorifero.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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