Ilva, morte gruista: inchiesta chiusa, 8 indagati

 

Il pm Raffaele Graziano ha chiuso l'inchiesta sull'incidente che il 10 luglio del 2019 costò la vita al gruista Cosimo Massaro
pubblicato il 08 Gennaio 2021, 21:46
4 mins

Si è chiusa l’inchiesta sull’incidente che il 10 luglio del 2019 costò la vita al gruista Cosimo Massaro, dipendente dello stabilimento ArcelorMittal Italia. Il pm Raffaele Graziano della Procura di Taranto, ha inviato agli 8 indagati l’avviso di conclusione delle indagini. Si tratta di Stefan Michel Van Campe, all’epoca dei fatti gestore per ArcelorMittal Italia dello stabilimento siderurgico di Taranto, Vincenzo De Gioia capo Divisione “Sbarco materie prime parchi primari e rifornimenti”, il capo Area “Sbarco materie prime” dello stabilimento Carmelo LuccaGiuseppe Dinoi capo Reparto di esercizio, Andrea Dinoi capo del Reparto di manutenzione elettrica della fabbrica, Mauro Guitto capo del Reparto manutenzione meccanica di ArcelorMittal e infine Teodoro Zezza, capo del turno precedente rispetto a quello durante il quale è avvenuto l’incidente mortale di Massaro. Per Domenico Blandamura, capoturno di esercizio del IV sporgente, e Stefano Perrone, membro della squadra di esercizio del IV sporgente, il pm ha chiesto l’archiviazione. Indagati anche l’azienda per l’illecito amministrativo della legge 231 del 2001 che disciplina la responsabilità delle imprese.

(rileggi il nostro articolo inchiesta https://www.corriereditaranto.it/2019/07/13/2quel-che-resta-di-una-gru-e-della-sua-fabbrica/)

I reati contestati sono di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e cooperazione omicidio colposo. Le indagini, svolte dai tecnici dello Spesal, dalla capitaneria di Porto e dai poliziotti della sezione di polizia giudiziaria della procura di Taranto, hanno sostenuto la tesi che gli indagati avrebbero consentito l’utilizzo della gru (la tristemente famosa DM 5 situata sul IV sporgente, la stessa sulla quale trovò la morte nel novembre 2012 un altro gruista, Francesco Zaccaria) nonostante non fosse sicura per gli operai, “perché in esercizio da oltre trenta anni in pessimo stato di conservazione“. Anche le altre gru, la DM 6 e la DM 8, che scarrellarono sui binari finendo per colpire la DM 5 che precipitò in mare (trascinando con sé il povero Massaro che aveva cercato invano rifugio nella sala argani della gru), hanno mostrato condizioni precarie. Per loro fortuna, i due operai che erano nella cabina di manovra delle altre due gru, si salvarono perché riuscirono a scendere in tempo lanciandosi sulla banchina.

L’indagine ha poi appurato ciò che riportammo in diversi articoli nei giorni della tragedia: l’incidente avvenne non per la pur violentissima raffica di vento che si abbattè sulle gru ad oltre 100 km/h, ma perché le “tenaglie antiuragano” delle gru dove operavano i tre gruisti non funzionarono a dovere: i dispositivi che avrebbero dovuto inchiodare ai binari le gru che secondo l’indagine “non erano installat ed utilizzate in conformità alle istruzioni di uso, comportando con ciò persino l’impossibilità di verificare lo stato di usura degli stessi, in condizioni quindi di  per i dipendenti della Arcelor Mittal Italia Spa e consentendo la prosecuzione delle lavorazioni in quota malgrado le avverse condizioni meteo che esponevano il personale a inaccettabile rischio che non veniva minimamente valutato”.

L’indagine contesta inoltre l’assenza di un documento contenente “la valutazione del rischio connesso ad avverse condizioni meteo in grado di stabilire come operare in sicurezza in caso di pericolo ed emergenza“. Venendo a mancare tutto ciò, secondo il pm la società avrebbe “ottenuto un ingiusto profitto derivante dal risparmio sui costi della sicurezza“.

(leggi gli articoli sulle gru dell’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=gru+ilva&submit=Go)

Condividi:
Share
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)