Video di capodanno, il commento del parroco della Salinella

 

pubblicato il 05 Gennaio 2021, 17:22
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«Ho visto il video, l’ho ricevuto via Whatsapp e sono rimasto francamente molto sorpreso, anche abbastanza sconvolto, ma credo che in quell’atteggiamento c’è tutto il grido di un quartiere che desidera essere ascoltato. Il suo gesto è stato quello di un ragazzo che vive in un quartiere povero dal punto di vista culturale ed educativo. Qui mancano le scuole, mancano tantissimi servizi. Non credo che sia stato consapevole, non credo neanche che ci sia stata una spinta esterna. Credo piuttosto che corrisponda ad un desiderio di visibilità».

Queste le parole di don Giuseppe Marino, parroco della parrocchia Santa Famiglia, sita nel cuore del quartiere Salinella, a pochi passi da dove è stato girato l’ormai famoso video girato nella notte dell’appena trascorso capodanno in cui un ragazzino del quartiere spara con una pistola a salve insultando il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

«Quello di questo ragazzino è un grido che qui nel quartiere condividiamo tutti – ovviamente non nelle modalità ma nel significato più profondo che porta con sé – fatto a chi di dovere affinché ci sia un intervento educativo importante nel quartiere. Qui, di fatto, non abbiamo una scuola e agenzie educative all’altezza. Ovviamente si tratta di un grido che io non avrei espresso in quel modo, perché sono strumenti o metodi che non mi appartengono. Il quartiere paga soprattutto una strategia urbanistica degli anni 60: hanno voluto creare un quartiere ghetto, povero di contaminazioni sane con ciò che è cultura, che è bellezza e che potrebbe in qualche modo – permettere di elevarci. E’ un problema di chi ha studiato le cose in questo modo. Purtroppo non ci aiuta l’atteggiamento assistenzialista ormai strutturato di alcune istituzioni, mano tesa dall’alto verso il basso, certamente in buona fede, che però non aiuta a crescere coloro che ricevono e, spesso, serve solo a lavare la coscienza di chi si adopera in questo modo. Servirebbero invece percorsi condivisi, persone che desiderano camminare affianco e cambiare le cose. Adesso è facile fare moralismi, facendo girare il video indignati, commentano sui social. Poi accade che quando c’è da sporcarsi le mani, troviamo il deserto. Abbiamo l’Osservatorio Permanente che fa un grande lavoro, non solo di denuncia ma anche molto costruttivo e collaborativo con l’amministrazione: eppure, quelli che realmente si adoperano, si possono contare sulle dita di una mano. Qui ci sono famiglie con cui condividiamo la quotidianità, ed è di questo che abbiamo bisogno: di persone che si mettano accanto per creare percorsi condivisi».

«Il sindaco – commenta l’Osservatorio Permanente Salinella – in un recente comunicato, ha dichiarato che “la famiglia è il primo presidio educativo, poi la scuola. Quel bambino che storia ha? Perché gli hanno messo in mano una pistola che, sebbene finta, lo abitua a maneggiare un’arma? A quel bambino hanno già insegnato che il Presidente del Consiglio, che rappresenta lo Stato, è un nemico da offendere. Come si può intervenire? […] Chiederò alla famiglia del bambino di venire a Palazzo di Città, non permetterò che lui passi alla storia della città per quell’orribile video“. Noi caro sindaco, lo sa bene perché ci conosce, siamo sempre a disposizione per il bene del quartiere e della città. Crediamo che “Seminare la rinascita” di Taranto e promuoverla come “capitale della cultura” necessitino di un tipo di investimento per abbattere la povertà educativa e culturale nei territori più difficili come quello della Salinella. Sarebbe bello sapere che Taranto ha deciso di investire in scuole e asili pubblici, contro la dispersione scolastica e in progetti culturali nei territori apparentemente meno propensi ad un discorso simile, progetti non calati dall’alto secondo la sensibilità di chi li propone ma a partire dai bisogni concreti di chi, ormai da tempo, invoca percorsi nuovi di rinascita».

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