Buon anno alla Taranto che verrà. Speriamo

 

Il 2020 ha segnato la vita di tutti e lascia strascichi nel 2021. Eppure, val la pena non rassegnarsi
pubblicato il 01 Gennaio 2021, 08:30
5 mins

C’è bisogno di poco per descrivere il 2020. C’è bisogno di tanto per immaginare il 2021. E’ nella storia dell’umanità confrontarsi con le tragedie. Ed è ugualmente nella storia dell’umanità risorgere. Non importa quando, non importa come: il tempo ci osserva e scorre e scandisce la vita di ognuno di noi, una specie di disegno che qualcuno chiama Destino.
Il 2020 ha segnato la vita di tutti e resterà nella memoria per ciò che ha provocato: è bastato un virus subdolo per piegare le ginocchia a chiunque. E, purtroppo, non è finita ancora. Troppi gli spifferi.
Ci piacerebbe dipingere un anno, quello che verrà, pieno di colori, di sogni che si avverano, di un mondo che è cambiato. Ci piacerebbe possedere la prosa giusta per diffondere ottimismo, strappare sorrisi, incantare. Già, ci piacerebbe: ma non è così, non siamo così bravi da vergare un bel sermone e riempire i cuori di buoni sentimenti e soprattutto tante emozioni.
No, perchè questo 2020 non ci lascia così facilmente: lo sappiamo tutti. E chiede al 2021 di sottoporci ancora a sacrifici, a soffrire, a non celebrar vittoria. Ne abbiamo di strada da fare, o sì se ne abbiamo!
E allora, che fare? Rassegnarci? Da queste parti è un sentimento che prende parecchi, ma altrettanti non sono disposti ad assecondarlo. Perchè qui si combatte, tutti i giorni, tutti gli anni, e da qualche decennio. Contro una dannazione voluta da altri, ma anche contro noi stessi. E’ nel nostro dna vivere di contrasti, in ogni angolo del nostro vivere quotidiano. Quante volte vi siete commossi davanti ai nostri tramonti, senza quel pizzico d’amarezza perchè spesso quei colori si sporcano del grigiore sputato dal ‘mostro’? Quante volte s’illuminano gli occhi davanti alla bellezza struggente dei vicoli in Città vecchia, i palazzi del Borgo, annusando il mare che ci circonda, sognando sempre quel che Taranto poteva essere e non è?
Ma quante volte ci rattristiamo – spesso indignamo – constatando le nostre incapacità di gestire la straordinarietà di questo “angolo di mondo più d’ogni altro m’allieta”, denigrandolo, sporcandolo, esportandone immagini buie, tetre, narrandone solo la parte brutta, cattiva, velenosa, come non ci fosse la speranza di cambiare, quasi non si abbia voglia di cambiare perchè va bene così?
Niente polvere da nascondere sotto il tappeto. Ma neppure chiudere le finestre e preferire il buio. Taranto, diciamolo senza retorica e neppure timore di smentita, da qualche anno è viva, c’è fermento, c’è desiderio di colorarla divorando, per quel che si può, il grigio che ci assilla da decenni e tenterà di farlo per tanto tempo ancora.
Il 2020 sarà ricordato per il coronavirus, certo. Con tutti i problemi che ci ha portato e porterà. E dentro la nostra terra c’è l’eterno dilemma salute-lavoro, sempre più pasticciato da scelte incomprensibili che ci condannano. Ma val la pena rassegnarsi o non sarà il caso di accogliere con favore quei percorsi virtuosi che si sono intrapresi? Perchè, anche qui diciamola tutta, la Politica – non tutta in verità – in qualche modo ha aperto un grande cantiere su Taranto: idee, progetti, risorse economiche sul tavolo affinchè quella che un po’ tutti considerano transizione si trasformi in realtà e non si parli della città solo per i veleni della grande industria (ribadiamo: purtroppo resteranno ancora per chissà quanto).
Non possiamo scommettere che i tanti progetti ormai in fase di partenza e/o realizzazione sapranno cambiare il volto della città. Ma è una speranza, azzarderemmo anche piuttosto concreta. Certo, occorreranno anni per vederne i frutti. E non c’è dubbio che molte cose andranno sistemate in corso d’opera perchè non è che tutto quel che c’è nel calderone piace a prescindere.
Crederci con prudenza, magari questo sì. Senza pregiudizi, dita puntate, valutazioni sommarie. Semmai offrendo le nostre critiche, contributi costruttivi, nuove idee. Una comunità cresce se cammina insieme pur confrontandosi di continuo e senza sconti.
Taranto spesso s’inorgoglisce della sua antichissima Storia, ma altrettanto spesso la dimentica. Impariamo a conoscerla meglio. E ad amarla di più. Si può fare.
Buon anno.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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