Turco: «Costruiamo una Taranto universitaria»

 

Intervista esclusiva al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: «Per avere l’Università di Taranto dobbiamo prima costruire una città universitaria. Se tutto va bene autonomia in Legge di Bilancio 2022»
pubblicato il 31 Dicembre 2020, 13:00
35 mins

Siamo giunti alla quindicesima e ultima puntata della nostra rubrica “Parliamo di… Università”, che in questi ultimi mesi ci ha accompagnato nella riflessione su questo tema così cruciale per il futuro della città e del territorio tarantino: la formazione universitaria, la ricerca e soprattutto il progetto di un ateneo tarantino autonomo. Su queste pagine abbiamo ospitato le riflessioni di personalità della società tarantina, rappresentanti delle istituzioni culturali e, da ultimo, della politica. Dopo aver avuto con noi, nella scorsa puntata, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, in quest’ultima intervista abbiamo nostro ospite il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, nonché coordinatore del Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto, senatore Mario Turco, che ringraziamo per la disponibilità dimostrataci in questo periodo abbastanza caldo dell’attività parlamentare e di governo. Con il Sottosegretario Turco definiamo obiettivi e criticità del progetto universitario tarantino e soprattutto proviamo a fare delle ipotesi sulla durata che questo percorso potrà avere.


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Sen. Turco, vorrei riavvolgere con lei il nastro delle vicende che ci hanno portato fin qui. Nel 2019 il presidente Conte viene per due volte a Taranto e dopo queste due visite chiede una sorta di brainstorming ai suoi Ministri e ai partiti di maggioranza per elaborare delle proposte specifiche che confluiscano in un progetto di rinascita per la città di Taranto che va sotto il nome di “Cantiere Taranto”. Alla fine dell’anno, quindi circa 12 mesi fa esatti, viene definita la bozza di un “Decreto Cantiere Taranto” che non sarà mai approvato e in questa bozza fa capolino la possibilità di una Università degli Studi di Taranto che possa nascere dopo un triennio di accreditamento dall’inaugurazione della Scuola di Medicina. Come si era arrivati a quel punto e che passi sono stati compiuti da allora?

Innanzitutto, prima di rispondere alla sua domanda è bene fare una precisazione. Il Cantiere Taranto è un piano strategico di riconversione economica che verte su cinque direttrici strategiche: “Università, Ricerca e innovazione”, “Infrastrutture”, “Sviluppo economico, sociale e culturale”, “Riqualificazione urbana” e “Ambiente e bonifiche”. Lei parlava di un “Decreto Cantiere Taranto”; per motivi anche di opportunità strategiche si è preferito non racchiudere in poche norme la riconversione economica di Taranto, ma realizzare qualcosa di più ampio, di strategico, attraverso un piano di investimenti e di cantieri di cui Taranto aveva necessità. Quindi, per motivi strategici, con il Governo si è deciso di non racchiudere il progetto di riconversione in un decreto, ma di utilizzare diversi strumenti, come del resto è poi accaduto, attraverso diversi decreti, attraverso lo strumento del CIS, andare a realizzare questo programma di riconversione economica che è tutt’ora in corso.

Fatta questa precisazione, nell’ambito del Cantiere Taranto, di questo piano strategico, come dicevo una prima linea strategica e una prima direttrice è proprio quella dell’Università, della Ricerca e dell’Innovazione. Noi nell’ambito di questa direttrice abbiamo fatto tanto in poco meno di 12 mesi. Da quando è stato istituito il Cantiere Taranto e da quando poi, dal 5 marzo 2020, il CIS è passato alla Presidenza del Consiglio e ha visto me come coordinatore e il Presidente del Consiglio come responsabile del contratto, unitamente alla nuova governance, e quindi al nuovo RUC Gerardo Capozza, a Invitalia e Investitalia, alla collaborazione fattiva di tutti i soggetti del tavolo CIS abbiamo fatto qualcosa di incredibile. Forse molti sono stati disattenti nel leggere, nell’approfondire tutte le misure fatte in dieci mesi. Nessun territorio nella Storia d’Italia ha avuto tutte queste attenzioni in così poco tempo.

Detto questo, nell’ambito di questa prima direttrice, “Università, Ricerca e Innovazione”, faccio una breve premessa. Taranto sconta un gap su ricerca, su innovazione e su università da sempre. Questo tema è stato istituito, il tema della formazione universitaria su Taranto, e quindi io ringrazio quanti hanno lavorato in questi lunghi anni. Io sono stato forse uno dei primi a insegnare alla Facoltà di Economia, a fine anni ’90 primi anni del 2000, ho insegnato per circa otto anni presso la Facoltà di Economia, quindi so cosa ha significato istituire dei primi corsi universitari a Taranto, con molte disattenzioni da parte del territorio nel richiedere un accordo di programma per avere l’autonomia. Taranto purtroppo ha perso diversi treni e questa autonomia non è stata riconosciuta, perché per poter avere un’autonomia universitaria ci sono tutta una serie di condizioni che i territori devono offrire, devono realizzare, per poter poi avere il vestito giuridico dell’autonomia di un ateneo ionico. Detto questo, non so se mi consente di approfondire quella che è la sua domanda, cosa è stato fatto in questi mesi. Su questo vorrei innanzitutto ricordare l’apertura degli Stati Generali sull’Università, che il Tavolo CIS in Prefettura ha organizzato nel mese di marzo-aprile.

E che hanno visto la partecipazione dei rappresentanti degli atenei pugliesi già esistenti.

È chiaro che l’autonomia deve partire sì dal territorio di Taranto, ma deve anche essere condivisa dagli altri atenei della Puglia, perché poi vi è un organismo universitario regionale, presieduto dalla Regione Puglia, che deve condividere questo percorso di autonomia universitaria. Gli Stati Generali, da me aperti in Prefettura con i tre rettori delle Università pugliesi, sono andati proprio in questa direzione, cioè annunciare che Taranto stava iniziando questo percorso e che questo percorso poi, si spera tutti con la collaborazione dei tre atenei oggi presenti in Puglia, si concluderà con questo riconoscimento, ma è un riconoscimento che deve seguire, poi, un percorso non solo legato alla formazione universitaria, ma Taranto ha bisogno anche di istituire e realizzare della ricerca, perché non ci può essere una Università senza la ricerca universitaria, anzi, la ricerca universitaria è il motore di un’Università, è quella che garantisce la sostenibilità economica, oltre che di capitale umano, per poi avere il riconoscimento dell’autonomia universitaria e permettere poi alla futura università di crescere nel tempo, e formare le eccellenze del futuro. Taranto fino all’altro ieri era l’unica città italiana non solo a non avere la sua università, ma a non avere un centro di ricerca. Noi siamo stati sempre associati ad un territorio strategico per il Paese, però forse non abbiamo mai rivendicato non solo il riconoscimento di un’Università autonoma, ma anche la possibilità di ospitare un centro di ricerca. Il Governo in questi dodici mesi cosa ha fatto? Il 12 ottobre abbiamo istituito un centro di ricerca merceologico, che è gestito dal CNR, già operativo. L’abbiamo incardinato nel porto proprio per associare la ricerca scientifica all’aspetto economico legato ai traffici portuali, perché era impensabile avere un porto così importante, dove abbiamo investito circa 400 milioni negli ultimi dieci anni su infrastrutture materiali, e non aveva una serie di infrastrutture immateriali, fra cui quella del laboratorio scientifico-merceologico, perché come è noto le merci per poter transitare dal nostro porto hanno bisogno di una certificazione che attesti la qualità merceologica, e oggi questa certificazione può essere rilasciata dal CNR, mentre ieri queste analisi merceologiche venivano effettuate fuori dal territorio di Taranto

Rendendo ovviamente anche meno competitivo il Porto di Taranto

Quindi noi innanzitutto siamo partiti dall’istituire questo centro di ricerca. Nell’ambito sempre della ricerca abbiamo completato finalmente l’iter amministrativo per istituire il Tecnopolo del Mediterraneo, che è una fondazione pubblica, dove vi è la partecipazione del MiSE, del Ministero dell’Università e che garantirà tutta una serie di finanziamenti scientifici a tutto ciò che è il comparto delle energie rinnovabili e dell’economia circolare, quindi due temi importanti soprattutto in vista del Recovery Fund e dei fondi europei sulla Transizione Energetica.

Quindi si è completato l’iter per l’istituzione di quella che è la Fondazione che dovrà gestire questo centro di ricerca, mentre ci sono state delle difficoltà e delle battute d’arresto per quanto riguarda l’individuazione di quella che dovrà essere la sede del Tecnopolo del Mediterraneo. Si era parlato di Palazzo Frisini, che i Tarantini ricorderanno come la sede storica del Liceo Ferraris. Che passi in avanti ci sono stati da questo punto di vista?

Se dobbiamo parlare di cose concrete e non di libro dei sogni, Palazzo Frisini è un sogno, chiaramente da realizzare, però noi abbiamo il Tecnopolo che ha in dote nove milioni, e quindi se questi nove milioni li investiamo in una infrastruttura materiale… perché Palazzo Frisini non è innanzitutto un’infrastruttura pronta, ha bisogno di una grande ristrutturazione, e inoltre i tempi per realizzare un’infrastruttura di quel tipo non sono confacenti con le esigenze del Tecnopolo.

Diciamo che non è la Banca d’Italia, che in qualche mese è stata riqualificata per la Scuola di Medicina.

Ad esempio su Banca d’Italia, per la Scuola di Medicina, vorrei ricordare che è stato un grande risultato per Taranto e per i cittadini di Taranto, perché avere un corso autonomo di Medicina e Chirurgia a Taranto, realizzato veramente in sei mesi grazie alla collaborazione di tutti, grazie alle attenzioni della Regione Puglia, grazie alla ASL di Taranto, grazie anche ai vertici di Banca d’Italia che hanno favorito questo insediamento. Noi abbiamo finanziato oltre 12 milioni e mezzo non solo per l’acquisto della sede, che è costata circa 5 milioni, perché Banca d’Italia non poteva donare o dare in uso la Banca d’Italia per alcune norme europee dettate dalla BCE, perché Banca d’Italia è un’azienda e non poteva privarsi gratuitamente di questo immobile. Quindi noi non solo abbiamo acquistato la sede di Banca d’Italia, abbiamo finanziato la ristrutturazione, si è completata la prima parte della ristrutturazione della Banca per adattarla all’uso universitario, adesso siamo in attesa del progetto esecutivo per completare la ristrutturazione degli altri piani, e abbiamo già finanziato tutti i laboratori che serviranno per i primi sei anni del Corso di Laurea in Medicina. Questo è stato un grande risultato, dove siamo partiti da un grande fallimento, perché l’anno prima, l’anno accademico 2018/2019 si era tentato di avere un corso di laurea in Medicina, poi si è avuto un semplice canale formativo non riconosciuto dall’ANVUR [per approfondire la vicenda leggi qui]. Attraverso questo secondo tentativo, invece, la città di Taranto è nell’elenco delle sedi di corso di laurea in Medicina e Chirurgia a livello nazionale. Abbiamo avuto addirittura oltre 120 adesioni sul corso di laurea in Medicina a Taranto su 60 posti disponibili e oggi abbiamo 60 iscritti, il massimo che potevamo avere, che già frequentano il corso di laurea in Medicina. Inoltre, sempre nell’ambito della ricerca vorrei anche ricordare la statizzazione di un altro importante polo universitario, che è quello musicale, che forse molto spesso Taranto dimentica di avere, che è il Paisiello.

Abbiamo intervistato qualche mese fa il presidente Domenico Rana proprio a questo proposito

Noi ci siamo anche dimenticati i dieci anni di grave crisi finanziaria che ha attraversato il Paisiello nel disinteresse un po’ di tutti. Oggi il Paisiello è un istituto accademico musicale pubblico, perché è rientrato nel riconoscimento del Ministero e quindi il Governo ha riconosciuto la statizzazione. Tutti i dipendenti del Paisiello oggi sono dipendenti pubblici, abbiamo una università musicale a Taranto e nei prossimi anni questa università musicale potrà ancora di più svilupparsi a livello internazionale. E poi vorrei ricordare il ritorno della Soprintendenza per i beni subacquei.

Con la nomina del Soprintendente che è arrivata giusto qualche giorno fa.

Noi avevamo perso questa ulteriore eccellenza su Taranto. Alcuni anni fa, se non ricordo male nel 2015, ci fu sottratta la Soprintendenza. Questo fu uno dei primi obiettivi a livello politico che io personalmente mi sono prefissato, che era quello del ritorno della Soprintendenza. Noi nella legge di bilancio per l’anno 2020 abbiamo avuto questo riconoscimento e, per quanto riguarda i beni subacquei, Taranto andrà a coordinare altre due soprintendenze, che sono quella di Napoli e quella di Venezia. Adesso io mi auguro che con l’insediamento del Soprintendente si possa iniziare a progettare una ricerca anche in questo campo e un polo attrattivo anche sui beni culturali, per rafforzare poi la nostra offerta turistica e la nostra offerta formativa su questo tema.

Lei ricordava prima la data del 12 ottobre, che è stata una data un po’ particolare perché si sono condensati in questa giornata diversi passaggi istituzionali, tra cui la firma di alcuni accordi, ma anche l’inaugurazione della Scuola di Medicina e la posa della prima pietra del San Cataldo. In quell’occasione al punto stampa in Prefettura col presidente Conte gli abbiamo posto proprio la domanda sull’autonomia universitaria (tra l’altro quel giorno anche gli enti locali avevano consegnato un Manifesto per l’Università degli Studi di Taranto). La risposta del Presidente fu la seguente: «Devo essere molto franco con tutta la comunità tarantina, che sta chiedendo un’Università autonoma, un polo universitario autonomo. Non dobbiamo fare cattedrali nel deserto. Siamo partiti con questo corso di Laurea, Medicina e Chirurgia. Questo è un corso autonomo. Poi c’è anche il Politecnico, molto interessato su Taranto. Dobbiamo creare quelle specializzazioni, quelle materie di formazione superiore che rispondano alla vocazione del territorio. Quindi non ci fissiamo in questo momento sull’Università autonoma. Noi vogliamo creare un progetto universitario sostenibile. Man mano che andremo avanti, vedremo come risponderà il territorio, e se necessario faremo passi anche molto più ambiziosi. Ma partiamo e procediamo in modo progressivo». Dobbiamo interpretarla come una frenata sui sogni autonomisti di Taranto?

No, perché come dicevo l’autonomia si costruisce nel tempo. Taranto ha solo costruito formazione universitaria in questi anni, quindi adesso dobbiamo cercare di realizzare quelle tre variabili che poi permettono il riconoscimento dell’autonomia universitaria. Quali sono queste tre variabili? La formazione universitaria, la ricerca – perché senza la ricerca la sostenibilità è difficile da realizzare, e quindi Taranto ha bisogno dei suoi ricercatori, ha bisogno di laboratori, ha bisogno di iniziare a dimostrare di iniziare a realizzare brevetti che sono i risultati della ricerca, brevetti che poi devono essere collocati sul mercato, e quindi il collegamento con il mondo economico, con il mondo imprenditoriale – dopodiché la terza variabile sono tutti i servizi a favore degli studenti. Noi non abbiamo uno studentato per gli studenti e per i docenti, non abbiamo mense universitarie. Queste sono le tre variabili. Abbiamo una popolazione universitaria che vorrei ricordare che negli ultimi anni è scesa a circa 3.000 studenti che oggi frequentano l’università di Taranto. Io ricordo i tempi in cui ho insegnato a Taranto, le aule erano strapiene, avevamo oltre 10.000 iscritti a Taranto. È chiaro che senza la ricerca e senza i servizi il nostro territorio non può essere attrattivo né di studenti che vengono da fuori regione o a livello internazionale e né possiamo attrarre e far permanere sul nostro territorio ricercatori e docenti universitari.

E qui veniamo al punto dolente che molti hanno identificato come la riduzione delle sedi universitarie a lezionifici ed esamifici.

Perché noi non dobbiamo pensare che attraverso il riconoscimento della formazione universitaria noi abbiamo l’autonomia e abbiamo la nostra Università. Noi per avere l’autonomia dobbiamo avere centri di ricerca di eccellenza, formazione universitaria di eccellenza, attrarre studenti anche da fuori Italia e da fuori regione, attrarre soprattutto una nuova classe docente, che abbia un respiro internazionale, e per poter attrarre studenti e docenti su Taranto abbiamo necessità di offrire servizi: servizi di studentato, servizi sul diritto allo studio, servizi a favore dei docenti, come le mense universitarie, quindi far diventare prima Taranto una città universitaria. Noi dobbiamo creare prima una città universitaria, quindi bisogna creare la Taranto universitaria per poi richiedere l’autonomia. Su questo vorrei anche ricordare le norme giuridiche che forse molti dimenticano. Nel 2010, con la Legge Gelmini, che forse abbiamo un po’ dimenticato, è stata vietata la nascita di nuove Università.

Ecco perché c’è bisogno di un decreto specifico del Governo che deroghi a questa norma.

Il Governo è pronto a modificare la Legge Gelmini, però su Taranto noi dobbiamo prima rafforzare la formazione universitaria, e su questo noi stiamo lavorando. Sulla ricerca dobbiamo ancora fare molto. Su questo attendiamo adesso altri due centri di ricerca che andremo a istituire nell’anno 2021, uno associato strettamente al Corso di Laurea in Medicina, che sarà gestito dall’Università degli Studi di Bari su ambiente e prevenzione delle malattie sul lavoro, poi attendiamo una proposta progettuale sempre nel campo della ricerca da parte dell’INAIL, ed inoltre stiamo lavorando anche per creare a Taranto un centro oncologico che possa permettere non solo di sviluppare e studiare soluzioni alla tematica oncologica in Italia, ma possa anche creare le condizioni per realizzare dei brevetti per poter poi collocarli nell’ambito economico. Su questo penso che nei prossimi tre-quattro mesi il CIS potrebbe ricevere una importante proposta di investimento da parte di un importante istituto di ricerca nazionale.

Tornando all’aspetto più infrastrutturale, se così possiamo definirlo, della questione universitaria, e quindi alla necessità di servizi per gli studenti e i docenti, molti dei nostri ospiti nelle precedenti interviste hanno individuato un legame molto stretto fra il progetto di potenziamento della presenza universitaria – e poi verosimilmente di autonomia – e la riqualificazione della Città Vecchia, che è un altro dei fronti caldi dell’azione politica e amministrativa in questi anni, e noi tutti abbiamo visto la metamorfosi che ha avuto via Duomo da quando è stata insediata lì la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Lei immagina in futuro una maggiore concentrazione di sedi universitarie e di conseguenza di servizi all’università nel borgo antico della città? Ricordiamo che nei prossimi mesi – il sindaco Melucci con noi si è sbilanciato a dire probabilmente entro la fine dell’inverno – prenderanno il via i cantieri per la riqualificazione della Città Vecchia. Cosa potremmo vedere su questo fronte nei mesi e negli anni che ci attendono?

La Città Vecchia è al centro delle attenzioni del CIS e lo abbiamo dimostrato sbloccando in pochissimo tempo, in meno di dieci mesi, i 90 milioni che erano fermi dal 2018. Abbiamo fatto un lavoro sinergico con l’amministrazione comunale e con il MIBACT e abbiamo sbloccato i 90 milioni unitamente ad un rifinanziamento di 7 milioni per fornire quelle risorse necessarie per riqualificare i tre palazzi storici Troilo Carducci e Corso Garibaldi, che erano tre palazzi storici finanziati con risorse di Urban II, quindi parliamo del 2006/2007. In pochissimo tempo adesso attendiamo i progetti esecutivi per poter far partire questi cantieri. Noi su questo siamo molto attenti, periodicamente facciamo delle attività di monitoraggio, l’amministrazione comunale gode anche del supporto tecnico di Invitalia e di Investitalia proprio come strumenti di accelerazione. È chiaro che Taranto e la Città Vecchia scontano degli errori del passato, perché nelle altre realtà italiane i centri storici sono rimasti in vita perché le amministrazioni pubbliche sono rimaste nei centri storici. La nostra Città Vecchia solo recentemente sta vivendo questa nuova rinascita grazie alla scelta lungimirante del ritorno di amministrazioni pubbliche nell’isola, quindi vedasi la Facoltà di Giurisprudenza, ma anche la stazione dei Carabinieri…

… lo stesso conservatorio Paisiello che menzionavamo prima…

Quindi noi dobbiamo far rivivere, riqualificare il centro storico della Città Vecchia grazie alla presenza di amministrazioni pubbliche, e quindi ben vengano tutte le scelte di insediamento universitario all’interno dell’isola, perché quella è la nostra identità storica, che abbiamo dimenticato per tanti anni, l’abbiamo trascurata, però è lì la nostra identità da recuperare, proprio quale biglietto da visita di quello che siamo e di quello soprattutto che eravamo.

Questa rubrica che noi concludiamo oggi nasce dalla considerazione che del tema della formazione universitaria e del progetto di autonomia universitaria ci sia forse una coscienza troppo blanda all’interno della cittadinanza. Lei condivide questa considerazione oppure si stanno facendo dei passi in avanti dal suo punto di vista?

I cittadini di Taranto devono comprendere la centralità del rafforzamento dell’Università quale strumento fondamentale per la riconversione economico-sociale e culturale. Noi oggi abbiamo oltre 13.000 studenti cittadini di Taranto, residenti a Taranto, che studiano fuori dalla Regione Puglia, quindi abbiamo una dispersione di capitale umano che Taranto non può più permettersi. Quindi noi dobbiamo maturare questa coscienza che avere un’Università non solo ci permette di trattenere quel capitale umano importante per la vitalità economica, sociale e culturale del territorio, ma è fondamentale anche per la creazione di nuove filiere economiche, sociali e culturali che possono favorire il progetto di riconversione di Taranto. Però il raggiungimento di questi obiettivi può essere conseguito solo se c’è questa consapevolezza innanzitutto da parte dei cittadini di Taranto, da parte delle istituzioni territoriali e da parte anche dei rappresentanti del Governo. Nell’ambito del Cantiere Taranto noi abbiamo posto questo tema al centro del progetto di riconversione, perché attraverso questo tema e attraverso il raggiungimento di una serie di obiettivi possiamo non solo riqualificare la città, possiamo riqualificare il nostro capitale umano e poi favorire la nascita di nuove attività economiche. Avere un’Università significa garantirsi in media ogni anno circa 40 milioni di risorse pubbliche, e quindi Taranto non può più rinunciare a queste risorse per le ragioni che abbiamo detto poc’anzi. Il cammino non è semplice, perché nessuno ci regalerà nulla. Dobbiamo noi stessi costruire mattone su mattone la nostra Università. Poi spetterà alla politica riconoscere quello che si è realizzato sul territorio per avere poi il semplice riconoscimento giuridico che avverrà tramite una norma, però è un percorso che dobbiamo seguire, è un percorso su quelle tre variabili che abbiamo indicato prima: formazione universitaria, ricerca e servizi. Noi proprio recentemente abbiamo chiesto all’Università di Bari e all’Adisu il rafforzamento di tutti i servizi a favore degli studenti e dei docenti, con uno studentato, con delle mense universitarie, è la terza variabile che rafforzeremo nei prossimi mesi nell’ambito del CIS.

Io a questo punto le devo chiedere di sbilanciarsi e dirci secondo lei quanti anni ci vorranno perché questo processo sia compiuto?

Se dovessi sbilanciarmi in una prospettiva, se il Governo, se il territorio e se il CIS quale strumento di accelerazione e strumento per intercettare risorse pubbliche e anche risorse private riesce a consolidare una serie di attività di ricerca che noi abbiamo già programmato e le realizziamo nell’anno 2021, noi potremmo avanzare una prima proposta di autonomia tra la legge di bilancio per l’anno 2022 o la legge di bilancio per l’anno 2023.

Questa è una grossa notizia ed è un po’ quello per cui abbiamo lavorato in tutti questi mesi. I nostri lettori sanno che noi abbiamo chiuso tutte queste interviste con la medesima domanda, e cioè come si immagina Taranto nel 2026 che è la scadenza simbolo dei Giochi del Mediterraneo. Però a lei, come al sindaco Melucci nella scorsa puntata, io non posso chiedere come si immagina Taranto, ma devo chiederle come sarà Taranto nel 2026.

Nel 2026 noi ci siamo prefissati di chiudere il Cantiere Taranto. Noi il Cantiere Taranto lo abbiamo annunciato quale progetto di riconversione a ottobre 2019 e abbiamo fissato una data di ultimazione del Cantiere Taranto proprio in occasione dei Giochi del Mediterraneo, quindi il 2026. Si dovrà permettere alla città di Taranto non solo la riqualificazione della città, che si appresterà poi a essere rappresentata al mondo attraverso la competizione sportiva, ma nello stesso tempo si andranno a realizzare tutte quelle attività e tutti quei cantieri non solo sul piano della riqualificazione, ma anche le tante infrastrutture che noi abbiamo finanziato. Immagino la linea ferroviaria ad alta velocità Taranto-Battipaglia, che abbiamo già finanziato per i primi 30 milioni e nel Recovery Fund c’è anche una proposta che io ho avanzato per la realizzazione, con la richiesta di 230 milioni. Poi abbiamo tutto ciò che riguarda lo sviluppo economico, penso al Gruppo Ferretti, che nel frattempo avrà terminato il suo opificio industriale, che ci permetterà di realizzare queste grandi imbarcazioni da diporto, che assumerà oltre 400 lavoratori diretti all’interno di questo opificio. Ma non sono tanto i 400 lavoratori diretti, sarà tutta la filiera sulla cantieristica che l’insediamento produrrà, non solo in termini di servizi accessori, ma anche in termini di manutenzione e di stazionamento di queste grandi imbarcazioni che stazioneranno su Taranto. E poi vorrei ricordare che finalmente nel 2026 avremo i centri di ricerca già operativi, almeno quelli che abbiamo già programmato, quelli che andremo a finanziare nei prossimi mesi saranno già operativi, con un organigramma anche di eccellenza. Ci saranno una serie di ricercatori e di docenti che nel frattempo si incardineranno qui su Taranto. Quindi il 2026 sarà l’anno del giro di boa, in cui avremo creato le basi per la riconversione economica, sociale e culturale della città di Taranto.

Noi ringraziamo nuovamente il sottosegretario Mario Turco per la sua disponibilità e visto che è l’ultima puntata di questa rubrica ringraziamo anche tutti coloro che hanno dato la propria disponibilità per realizzare questo progetto:

  • Salvatore Marzo (Dirigente Scolastico del Liceo “Aristosseno”)
  • Salvatore Aloisio (Presidente dell’associazione “Amici del Quinto Ennio”)
  • Carmine Carlucci (Presidente del “Comitato per la Qualità della Vita”)
  • don Antonio Panico (direttore della sede LUMSA di Taranto)
  • Giovanni Fanelli (direttore sede IRSA-CNR di Taranto)
  • Aldo Siciliano (presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia)
  • Domenico Rana (Presidente dell’Istituto Musicale “Giovanni Paisiello” ed ex-presidente della Provincia di Taranto)
  • Massimo Moretti (coordinatore del Corso di Laurea in Scienze Ambientali erogato dall’Università di Bari sulla sede di Taranto)
  • don Francesco Castelli (direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II”)
  • Riccardo Pagano (direttore del Dipartimento Jonico in “Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture”)
  • Mario Lazzarini (archeologo)
  • Francesco Cupertino (Rettore del Politecnico di Bari)
  • Eva Degl’Innocenti (Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto)
  • Rinaldo Melucci (Sindaco di Taranto)
  • Mario Turco (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Ringraziamo i nostri lettori e a tutti quanti un buon 2021.


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2 Commenti a: Turco: «Costruiamo una Taranto universitaria»

  1. gico

    Dicembre 31st, 2020

    Non ci resta che ringraziare il sottosegretario Turco, direi che ha fatto il possibile sfidando il campanilismo regionale, locale e nazionale peccato che nella bolgia infernale della politica italiana tutti i suoi sforzi saranno resi vani non appena questo governo cadrà per i soliti irresponsabili e, dei progetti, delle premesse, dei finanziamenti e dei programmi si perderà ogni traccia e forse non ci resterà altro che leggere” il libro dei sogni”.Un monito lo darei alla litigiosa politica locale ed alla incapace imprenditoria che malgraddo le ataviche esperienze non sono state in grado di presentare un programma di sviluppo e di reindustrialzzazione alternativo alla vetusta siderurgia italiana ormai giunta a capolinea anche per motivi di mercato.

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  2. Piero

    Dicembre 31st, 2020

    Se pensiamo che un multitrombato multipartitico come Chiarelli, dopo aver a lungo militato in praticamente tutti i partiti (saltando da uno all’altro) che hanno governato e non hanno fatto nulla per Taranto in questi anni si è permesso il lusso di parlare di libro dei sogni non resta che ringraziare l’on.le Turco che qualcosa sta facendo. Quello che non hanno fatto Chiarelli e c. in passato lo ricordiamo bene

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