Guarita dal Covid-19, ora vuol aiutare il prossimo

 

La storia di Maria Grazia, contagiata in ospedale, mai lasciatasi vincere dalla depressione
pubblicato il 31 Dicembre 2020, 11:27
4 mins

È una storia di rinascita quella che vogliamo consegnare all’anno che viene, che si spera più generoso di serenità del 2020. E’ il racconto di una delle migliaia di persone guarite dal temibile virus, che ha terminato la degenza al “Moscati” proprio la vigilia di San Silvestro, pronta ad affrontare il 2021, nonostante i postumi, carica di entusiasmo e di desiderio di aiutare gli altri. Come d’altronde dovremmo fare tutti.
Maria Grazia, funzionario statale in pensione, all’inizio della pandemia, dal mese di marzo, aveva vissuto in isolamento nella sua abitazione in periferia per timore del contagio, organizzandosi come meglio poteva per le necessità quotidiane e potendo contare, all’occorrenza, sull’aiuto della famiglia del figlio, residente a poca distanza. Ma l’imprevedibile, come si suol dire, era in agguato. Così a fine novembre, a causa di una banale indigestione di arance scambiata per problemi al colon, oggetto di un precedente delicato intervento chirurgico, si era necessario il ricovero nel reparto Chirurgia del “SS.Annunziata”.

Nella mattinata del 4 dicembre era prevista la dimissione quando, al figlio pronto in auto a riaccompagnarla a casa, è giunta la telefonata: “In reparto è scoppiato un focolaio di Covid-19, mi sono ammalata anche io e mi stanno portando al ‘Moscati’ assieme ad altri pazienti” (leggi https://www.corriereditaranto.it/2020/12/07/entra-al-ss-annunziata-negativa-trasferita-al-moscati-positiva-al-covid/). Figuriamoci lo sconforto della donna, che già pensava di trascorrere le imminenti feste natalizie con i suoi cari, ponendo fine, almeno per quei giorni, all’isolamento volontario, trasformatosi così in obbligatorio, fra medici e infermieri bardati come astronauti e riconoscibili solo dalla targhetta col nome.

È l’inizio di un calvario, fra febbre alta che scompariva per qualche giorno, regalando barlumi di speranza, per poi ricomparire, aghi nelle flebo perennemente al braccio e maschera dell’ossigeno. Maria Grazia ben presto ha allontanato ogni tristezza, confortando le varie compagne di stanze che si sono succedute (alcune delle quali non ce l’hanno fatta) e i familiari e gli amici che da casa la chiamavano di frequente. “Dovevo farcela anche per loro. In questo mi ha aiutato fortemente la fede, pregando di frequente e invitando attraverso facebook a far affidamento a Dio, che mi ha dato tanta forza – racconta –. Non concentrandomi più sulla mia situazione, ho potuto far fronte alla depressione, anzi donando il mio entusiasmo al personale sanitario che, molto diligente, mi prestava ogni cura”.
All’approssimarsi della fine dell’anno, rassegnata così a trascorrere anche questa ricorrenza al ‘Moscati’, con la febbre che l’aveva abbandonata da qualche giorno e l’ennesimo tampone, ecco la bella notizia: “Signora, lei è negativa, si prepari a uscire”. Maria Grazia racconta della forte gioia provata, pur nella tristezza della compagna di stanza ormai agli ultimi istanti di vita, accompagnata con la recita della coroncina della Divina Misericordia, “come si fa con gli agonizzanti”.
Poi, la mattina del 30, trascorsa in ansia per il tardivo arrivo del foglio di dimissioni (“pensavo a qualche improvvisa complicazione”) ecco finalmente il “via libera”,
“Mi sono fatta riaccompagnare a casa in autoambulanza, per non creare problemi a mio figlio – racconta –. Per ulteriori precauzioni, inutili secondo i medici, trascorrerò ancora qualche giorno in isolamento, limitandomi a salutare i nipotini, che tanto desideravano rivedere la nonna, dal balcone. Brinderò con i miei cari in videochiamata e soprattutto m’impegnerò ad aiutare senza risparmio, con l’aiuto di Dio, quanti vivono in solitudine e senza speranza, così come ho desiderato durante la mia malattia”.

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