Un anno di News, non sempre Good

 

Il Papa e Maradona, Aisha e Willie, i nuovi Cavalieri e i “nuovi mostri”, Chiara Ferragni e Jerusalema, il Covid, il vaccino e il miracolo di San Gennaro
pubblicato il 27 Dicembre 2020, 08:00
16 mins

Che il 2020 sarebbe stato diverso, anomalo e insolito, avremmo dovuto capirlo fin dal 31 dicembre 2019. A Roma, in piazza San Pietro una donna asiatica avvicina Papa Francesco. Lo afferra e lo tira a sé. Il Pontefice, mostrando chiaramente segni di fastidio (e anche dolore) per tutta risposta schiaffeggia sulle mani la donna, ammonendola con decisione. Mai visto prima, un Papa così…figo.

Gennaio – I notiziari di tutto il mondo da oltre 4 mesi si concentrano sugli incendi che imperversano in Australia. Si comincia a fare i primi bilanci dei danni dei roghi che hanno devastato 8,4 milioni di ettari di terra. Secondo il Wwf Australia, il numero degli animali uccisi direttamente o indirettamente dai roghi raggiunge il miliardo, una cifra calcolata stimando l’impatto del disboscamento sulle specie che popolano le aree interessate dalle fiamme: koala, canguri, wallaby, petauri, cacatua, potoroo e uccelli. Il dramma australiano, sarà ben presto soppiantato dal primo caso di Covid 19, classificato a Wuhan (Cina). In Italia i primi due casi vengono confermati il 30 Gennaio.

Febbraio – Colpiscono le diaspore delle navi da crociera, respinte nei porti di tutto il mond, per paura del Coronavirus. La nave MSC Meraviglia della compagnia italiana MSC Crociere è respinta in Giamaica e nelle Isole Cayman, 6100 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio restano per settimane a bordo in attesa di essere sbarcati. Stesse scene si ripetono in altri porti con altre navi. E a “terra” le cose non vanno meglio. Tre miliardi di persone vanno in lockdown.

Marzo – L’onda emotiva cresce e si comincia a celebrare i primi “eroi”. Sulle spalle di medici e infermieri ricade tutto il peso del nostro malconcio sistema sanitario, per metà già al tracollo (vedi la Lombardia), per metà allo sbando (vedi la Calabria). Ma c’è sete di speranza, la parola dell’anno. Il virus farà strage di nonni, ma ci sono le eccezioni. Lo sono le guarigioni di Hu Hanying 98 anni a Wuhan e di A.B., 82 anni, di Pavia.
La prima era stata ricoverata in uno dei due ospedali costruiti in tempo record per far fronte all’epidemia il 13 febbraio, in preda alla febbre alta e all’insufficienza respiratoria tipiche della fase acuta della polmonite da virus. Ma evidentemente per Hu non era arrivato ancora il momento di salutare. Invece, in Italia, una signora di 82 anni sconfigge il coronavirus in una settimana grazie ai medici dell’ospedale San Matteo di Pavia, dove la donna era ricoverata con un diabete di tipo 2 e reduce da una lunga riabilitazione dopo la frattura del femore. Sono solo i primi casi di guarigioni a fare notizia, i primi di una lunghissima serie. #andràtuttobene, si legge un po’ ovunque.

Aprile – Uno dei malati più gravi resta la Scuola. E con tutti i limiti e i problemi che comporta, resta in piedi grazie alla didattica a distanza. Ma c’è chi non può permettersi computer e fibra. E qualcuno cerca di rimediare. E’ il caso di Angela Parlato, una maestra di scuola elementare dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Porta i compiti, libri, quaderni e colori casa per casa, basso per basso. La scuola a domicilio. Un raggio di sole in un territorio difficile, dove sui bambini ricadono povertà sociale, economica e le scelte sbagliate dei grandi.
Ma dalle Marche alla Puglia, dal Veneto all’Emilia gli esempi di didattica a distanza che funziona non mancano. A Perugia, nel Liceo scientifico Corradino-D’Ascanio già prima della chiusura delle scuole gli studenti avevano prodotto disinfettanti, mascherine e messo a punto un videogame per spiegare le regole contro il virus. A Frosinone, i ragazzi dell’Istituto Anton Giulio Bragaglia sono andati in onda, usando la radio, con lezioni di varie materie oltre a cucina, musica e attualità e accompagnano il tutto con format ad hoc. A Taranto, l’Istituto Luigi Pirandello attiva un canale Youtube di videolezioni e storie prodotte da docenti e ragazzi. Un mezzo per arrivare a tutti perché in questa scuola su 850 alunni circa 60 hanno problemi cognitivi e questo ha consentito di portare avanti, a anche a distanza, questa difficile sfida d’inclusione.

Maggio – Mentre, dopo l’inverno di “reclusione”, ci si prepara all’orgia dionisiaca estiva, arriva anche una buona notizia. Silvia Romano, una cooperatrice italiana (nella foto a sinistra) da 18 mesi in ostaggio dagli islamisti somali di al-Shabaab viene finalmente liberata. Purtroppo, ma solo per gli imbecilli, non per tutti è una buona notizia. Perché ora si chiama Aisha e si è convertita alla religione islamica. Al suo indirizzo si scatena una valanga di minacce, insulti e calunnie di ogni genere.

GiugnoAlessandro Bellantoni, un tassista di Vibo Valentia, al suo rientro dal turno di lavoro scopre di essere stato nominato Cavaliere dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il motivo: in pieno lockdown ha accompagnato a Roma una bimba di 3 anni che aveva bisogno di una visita oncologica. La mattina dell’appuntamento a portare la mamma e la bimba all’Ospedale Bambin Gesù di Roma si presenta lui. E’ un Cavaliere, ma ancora non lo sa. Sa solo che percorrerà 1300 chilometri e non si farà pagare un solo euro per la corsa. Il gesto di Bellantoni non ha nulla a che fare con le consuetudini e superficiali forme di cortesia e buonismo, perché nasce da una reale disposizione interiore che si è tradotta in un fatto concreto, tangibile, che non poteva passare inosservato. Emozioni positive che producono un linguaggio universale, come diceva Mark Twain: “La gentilezza è una lingua che il sordo può sentire e il cieco può vedere”.

Luglio – Si rafforzano un po’ ovunque, ma soprattutto il Italia con l’ingresso dei “nuovi mostri”, le file del partito dei negazionisti. La gente per bene invece torna alla normalità, cercando di capire come andare al mare, se potrà scatenarsi in discoteca e come usare il bonus vacanza governativo.
Ai primi di Luglio, Chiara Ferragni (foto a destra) visita il Museo archeologico di Taranto (MArTa). Monta subito la polemica, su cui si arrovellano soprattutto quei commentatori un po’ invidiosi che non prendono like nemmeno dai familiari stretti. A tormentarli è questo interrogativo: “E’ l’Arte a utilizzare la Ferragni o la Ferragni utilizza l’Arte?”. Chi se ne frega, se funziona. E Chiara Ferragni funziona.

Agosto – All’interno delle Scuole sottufficiali di San Vito a Taranto, si è da poco conclusa la cerimonia di giuramento, svolta a porte chiuse per le regole anti-Covid. Con la compagnia di militari in divisa e ancora schierati, entra sul piazzale un ufficiale donna, il comandante, con fascia azzurra sulla divisa e sciabola di ordinanza. Dagli altoparlanti del piazzale parte la musica del brano “Jerusalema”, da qualche settimana tra le hit più suonate dell’estate. Sale il volume della musica e i marinai iniziano una “coreografia”. Qualcuno esita, altri conoscono bene i movimenti. Alla fine, scatta l’applauso. Il video, girato dall’interno della caserma, arriva al sindacalista militare Luca Marco Comellini che lo posta sulla pagina del sindacato chiedendo polemicamente al capo di stato maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, se “non abbiano di meglio da fare”. Piovono migliaia di visualizzazioni, commenti e condivisioni dai toni opposti e diversi. La vicenda, finita davanti al Tar, non si è ancora conclusa.

 

SettembreWillie Monteiro Duarte, 21 anni, viene ucciso a Colleferro tra il 5 e il 6 settembre, perché interviene per sedare una lite in corso tra un suo amico e un’altra persona. Questo, assieme ad altri tre lo pestano selvaggiamente. Marco e Gabriele Bianchi, di 24 e 25 anni, Mario Pincarelli, di 22, e Francesco Belleggia, dopo averlo picchiato come bestie per 20 minuti, gli sferrano un ultimo calcio alla testa e lo lasciano per terra. Li arrestano mentre sono ancora al pub. Mattarella conferisce a Willie la Medaglia d’oro al Valore civile alla memoria. In tutta Italia gli dedicano premi, onorificenze. Il suo paese gli intitola una piazza, qualcuno pianta un mandorlo col suo nome. Il suo esempio non si deve dimenticare.

Ottobre – Dall’altro capo del mondo, Tahmina Arian e Laleh Osmany, hanno unito lo stesso sogno sotto l’hashtag #whereismyname, cinque semplici parole, “Dov’è il mio nome?”, perché la loro storia viene dall’Afghanistan, un posto dove c’è una tradizione che proibisce di chiamare in pubblico le donne con il loro nome, considerato peccato. Le donne sono chiamate “figlia di”, “moglie di”, “madre di”, perché la loro identità esiste solo se messa in relazione a un uomo. Grazie a loro, sul versante dei diritti umani si raggiunge un traguardo di una forza simbolica enorme, grazie a tre anni di lotte e movimentazioni collettive del movimento #whereismyname le donne afghane avranno il loro nome sui documenti d’identità. Un diritto, quasi ovunque, universalmente, acquisito per nascita, scontato. Non in Afghanistan dove il nome di una donna non compare sull’invito al suo matrimonio e nemmeno sulla sua tomba.

Diego Armando Maradona

Novembre – Mentre il Covid ricomincia a riempire gli ospedali e le terapie intensive, arriva l’ulteriore conferma che questo è proprio un anno di merda. Diego Armando Maradona, 60 anni, viene ritrovato morto nella sua casa di Tigre, nei pressi di Buenos Aires. Il “Dio” muore solo, isolato e forse, senza le cure adeguate alla sua condizione. A un mese dalla sua scomparsa emerge che un defibrillatore avrebbe potuto salvarlo, se qualcuno si fosse accorto in tempo, di quel malore che gli è stato fatale. Impossibile, e ingiusto, classificarlo. Come calciatore, perché eccelleva in genio e talento. E come uomo, perché è sempre sbagliato. Come ha scritto Roberto Fontanarrosa, intellettuale argentino: “Non mi importa cosa Diego abbia fatto della sua vita, mi interessa ciò che ha fatto alla mia”.

Dicembre – E sarà anche un caso. Ma il sangue di San Gennaro, il 16 del mese natalizio, non si scioglie. Il miracolo a Napoli non si rinnova e in molti si chiedono cosa può significare tutto questo. L’evento straordinario che si ripete tre volte l’anno (il 19 settembre, il giorno del martirio del santo e il 16 dicembre, nell’anniversario dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 1631), questa volta non c’è stato. E non è la prima volta. Accadde anche nel settembre del 1939 e del 1940, quando scoppiò la seconda guerra mondiale e l’Italia entrò a far parte del conflitto, ma anche nel settembre 1943, quando i nazisti occuparono l’Italia. Successe nel settembre del 1973, quando a Napoli arrivò il colera e nel settembre del 1980, quando il terremoto devastò in Irpinia.
Ma c’è ancora speranza, visto che altre volte, il sangue di San Gennaro, si è sciolto dopo la cerimonia. Un esempio è il 1799, quando Jean Étienne Championnet, Generale di Napoleone, riuscì ad entrare a Napoli, superando la resistenza dei cittadini. Il generale ordinò di aprire le chiese e, non appena l’ampolla con il sangue del santo finì fra le sue mani, si sciolse.

E un segno arriva. Attraccano a Mazara del Vallo dopo 108 giorni di rapimento i 18 pescatori scomparsi in acque libiche. Sono stati “trattati malissimo”, ma tornano a casa.

Questa volta magari si scioglie mentre le prime dosi di vaccino, partite dal Belgio con tanto di scorta, arriveranno nel nostro Paese. O quando inizierà la distribuzione verso i 21 siti principali di riferimento, inoculando le prime 9750 simboliche dosi. In Italia, sarà Claudia Alivernini, un’infermiera romana di 29 anni, la prima italiana a vaccinarsi. Laureata in Scienze infermieristiche presso la Facoltà de La Sapienza di Roma, lavora in un reparto di malattie infettive dell’Istituto Spallanzani. Il V-Day di domenica 27 dicembre avrà inizio da lei, poi si passerà a due medici, a un operatore socio sanitario e a una ricercatrice dello stesso istituto. Negli stessi minuti il campo si allargherà al resto del Paese e solo a metà anno diventerà ad ampio spettro.

E già cresce la resistenza di quelli che ovviamente non vogliono vaccinarsi, perché “non si fidano”, “perché è pericoloso”, “perché fa guadagnare le multinazionali”, perché “è tutta una truffa”. Qualcuno, se ha del tempo da perdere nel 2021, dovrebbe spiegare a questi geni incompresi che, molto probabilmente, (anche) grazie all’esavalente che hanno ricevuto in tenera età, non si sono ammalati, sono cresciuti e il tetano o l’epatite, non li ha portati via.
Per farglielo capire, più che tempo, ci vorrebbe un miracolo.
San Gennà pienzace tu….

 

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)