La nostalgia per la processione a mare del Bambinello

 

pubblicato il 24 Dicembre 2020, 09:15
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Se Gesù Bambino avesse potuto scegliere un altro posto per nascere, chissà, forse avrebbe deciso per le rive del Mar Piccolo. Era il pensiero che ci coglieva negli scorsi anni, la notte della Vigilia, durante la processione a mare del Bambinello, ripristinata cinque anni fa dal parroco della basilica cattedrale don Emanuele Ferro dopo lunga assenza.
Ci mancherà molto questa momento di pietà popolare dai momenti fortemente coinvolgenti, entrata ormai nel cuore dei tarantini.
Forse gli indimenticati cantori della tarantinità Giacinto Peluso e Alfredo Majorano provavano le medesime emozioni nella‘Tarde vecchie’ dei tempi d‘oro, quando “U Bammine curcate”, nelle prime ore del giorno di Natale, passava per la Marina illuminata dai “frezzeliedde” dei pescatori.
Il Bambinello usciva poco dopo le ore 22 da San Giuseppe, in un’atmosfera di toccante poesia, nel silenzio di via Garibaldi per il traffico pressoché inesistente, fra il forte odore di salsedine e l’ondeggiare delle barche ormeggiate alla banchina, le lucette natalizie ai balconi e il tramestio per il cenone nelle case con le urla gioiose dei bambini intenti ai giochi. In attesa, davanti alla chiesa, solo una piccola folla. Salutato dalle note della pastorale tarantina, compariva il Bambinello portato fra le braccia del parroco e preceduto dalle coppie di confratelli. Le prime immagini della processione venivano subito inviate tramite whattsapp ad amici e parenti lontani da Taranto, in un toccante legame all’insegna della tradizione. Mentre il corteo si distendeva sulla strada, i rari automobilisti si fermavano per un veloce segno della croce. Qualcuno nelle case, richiamato dalla musica, si affacciava dai balconcini o scendeva in strada, mentre dai Tamburi il crepitio di fuochi d’artificio si mescolava ai brontolii degli impianti siderurgici. In attesa su via Cariati, impreziosita da un albero di Natale luminoso e dalle luminarie disposte sulle imbarcazioni, c’era l’arcivescovo, alla luce delle fiaccole man mano accese tra i fedeli. Monsignor Santoro, dopo una preghiera e la benedizione, saliva su un mezzo navale col Bambinello, col sottofondo di “Tu scendi dalle stelle” eseguito dalla banda. In tanti prendevano posto sulle altre imbarcazioni per la breve processione a mare, diretta alla banchina del castello aragonese. Questa volta il Bambinello era accolto da un rappresentante dell’amministrazione comunale in fascia tricolore e da una teoria di torcianti che reggevano sulle spalle i remi: gli atleti del Palio di Taranto. Lentamente, fra i canti e le pastorali, la processione, sempre più folta, percorreva via Duomo, con la suggestione antica di quei vicoli che s’imponeva sempre più forte, facendo riassaporare l’orgoglio di essere abitanti di questa città. Prima di mezzanotte, l’arrivo in cattedrale, illuminata fiocamente. Il Bambino veniva posto sull’altare e da lì, con l’accensione di tutte le luci, si dava inizio alla piccola processione in chiesa, mentre i fedeli accompagnati dalla banda intonavano “Torna Natal”, sulle note di una popolare pastorale. Pochi nascondevano gli occhi lucidi per la commozione, in una Notte Santa da ricordare all’insegna della fede e delle usanze dei nostri avi.
Peccato che quest’anno, per le note vicende, non si possa rivivere tutto ciò. Ci si rivedrà nel 2021, in un Natale tarantino da assaporare in tutta la sua consueta intensità.

Le foto di repertorio sono di Giuseppe Leva

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