‘Riconversione’ ex Ilva: una partita dai tanti interessi

 

Il preridotto, il gas e il futuristico idrogeno: tra Snam, Eni, Federacciai e tanti altri si gioca una partita a scacchi sul mercato del futuro
pubblicato il 21 Dicembre 2020, 21:19
11 mins

In attesa di conoscere i dettagli del nuovo piano industriale alla base dell’intesa siglata tra ArcelorMittal ed Invitalia, sono già tante le corbellerie che si leggono e si ascoltano ad ogni latitudine. Pur non avendo ancora preso visione di un’intesa che tocca le 200 pagine, ci si lancia in invettive (se fossero opinoni lo slancio dialettico sarebbe ancora accettabile) prive di alcun fondamento, tanto per dar fiato alla bocca ed estensione lessicale alle proprie idee o presunte tali. E’ così da tantissimi anni oramai, bisogna prenderne atto. Anche se lascia francamente basiti la facilità con cui, ad ogni livello della comunicaione gioranlistica e/o politica, si possano divulgare versioni e notizie tanto fantasiose su Taranto e il suo legame d’acciaio con il siderurgico.

Che certamente avrà un futuro, la cui proiezione temporale ad oggi è difficile da ipotizzare. Certo è che l’investimento dello Stato (lo ribadiamo così, tanto per fare luce su uno dei tanti aspetti ad oggi clamorosamente equivocati pressoché da tutti) è tutt’altro che risicato: oltre 1 miliardo sarà investito solo per acquisire entro giugno 2021 il 60% delle quote societarie della società veicolo AM InvestCO Italy spa, con cui ArcelorMittal ha in fitto la gestione degli stabilimenti del gruppo ex Ilva in Italia. Lo ripetiamo: quel miliardo servirà soltanto per ricapitalizzare la società, non per effettuare interventi sugli impianti dell’area a caldo. Ad AMI resterà prima il 50% e poi il 40%, ecco perché verserà ‘soltanto’ 70 milioni di euro per completare la ricapitalizzazione della società in questione.

Altro aspetto dirimente, la questione ambientale. Avviso ai naviganti distratti: la clausole rescissorie dell’Accordo di co-investimento, ricalcano esattamente quelle inserite nell’Accordo di Modifica dello scorso 4 marzo, sottoscritto con i Commissari straordinari di Ilva in AS, ancora oggi gli attuali proprietari del siderurgico tarantino: sono identiche. Clausole che per accordi di questo tipo non potrebbero essere diverse.

Ciò detto, nel nuovo piano industriale è stata confermata l’introduzione del preridotto (un semilavorato siderurgico contenente prevalentemente ferro metallico), che andrà ad alimentare il o i forni elettrici (non è ancora dato sapere quanti effettivamente saranno) ed in parte l’altoforno 5 (che subirà un revamping) e l’altoforno 4 (visto che Afo1 e Afo 2 pare siano destinati ad una prossima estinzione nei prossimi anni). Chissà cosa starà pensando l’ex commissario straordinario Enrico Bondi che nel 2014, insieme al sub commisario Edo Ronchi (ex ministro dell’Ambiente ed esponente storico dei Verdi italiani), presentò un piano molto simile, con l’ipotesi di produrre un 20% di acciaio attraverso il preridotto: idea che rispedita al mittente anche dai sindacati, in previsione di ben 3mila esuberi.

(leggi gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

Secondo quanto dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera dall’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, il preridotto sarà realizzato qui a Taranto attraverso la costruzione di ben due impiandi di produzione, che sorgeranno in un’area esterna al siderurgico. Di tutto questo si occuperà una new.co esterna alla società che nascerà dall’accordo sottoscritto tra ArcelorMittal ed Invitalia.

E chi farà parte di questa nuova società? Diverse le ipotesi sul tavolo. Tra l’altro facilmente prevedibili. Dovendo alimentare due impianti per la realizzazione del preridotto, ciò richiederà un forte approvvigionamento di gas naturale, dal cui prezzo finisce per dipendere la convenienza economica dell’acciaio. Quasi certamente sarà la Snam ad essere interpellata in tal senso, visto che controllerà anche la tratta italiana del gasdotto Tap che porterà in Europa dieci miliardi di metri cubi l’anno di gas prodotto nel giacimento azero di Shah Deniz II connettendosi al confine greco-turco con il Trans Anatolian Pipeline (Tanap).

Non solo. Perché secondo alcune stime potrebbero essere 800mila tonnellate di surplus produttivo di preridotto rispetto al fabbisogno che avranno i forni elettrici che saranno installati a Taranto. Un quantitativo di materia prima pregiata a prezzo competitivo che dovrebbe compensare, almeno in parte, le possibili tensioni sul mercato sulla materia prima a seguito della maggiore richiesta. Per questo è viva l’ipotesi che della new.co potrebbe far parte sia aziende singole che un consorzio di accierie del nord sotto il cappello di Federacciai, che utilizzano da tempo il preridotto nei loro forni elettrici.

Secondo diversi studi di settore, “per ogni tonnellata di acciaio prodotta a partire dal minerale, le emissioni di anidride carbonica sono inferiori almeno del 65 per cento. E vengono eliminate del tutto sostanze cancerogene come gli idrocarburi policiclici aromatici e il benzoadipirene”. Secondo quanto dichiarato all’indomani dell’accordo, “la riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia (il forno elettrico) è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la C02”.

Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Ma della partita, come scriviamo da almeno un anno, potrebbe far parte anche la vicina Eni. Anche oggi il presidente di Maire Tecnicmont Fabrizio Di Amato, in un’intervista a “La Stampa”, ha confermato che “a Taranto è in avvio uno studio per la produzione di idrogeno che andrebbe ad alimentare la locale raffineria vicino all’Ilva. Un’altra parte di questo prodotto potrebbe essere usato per dare vita all’acciaio verde, senza ricorrere cioe’ all’energia fossile, nell’ambito del progetto di decarbonizzazione dell’acciaieria“.

Non è una novità. Lo scorso 25 giugno fu annunciato dalla stessa Eni che nelle aree della raffineria jonica adesso si punta a verificare la fattibilità di un impianto per la produzione di gas di sintesi da plasmix (frazione eterogenea dei rifiuti da imballggio in plasticae CSS (combustibile solido secondario), mediante un processo di riciclo chimico. Il gas sarà successivamente raffinato in due flussi indipendenti: idrogeno, che potrebbe essere destinato alla raffineria Eni per alimentare i processi di idrodesolforazione dei carburanti, e un gas ricco di ossido di carbonio che potrebbe essere impiegato in acciaieria, sia nei processi in altoforno che nelle nuove tecnologie DRI (Direct Reduced Iron).

Ricordiamo ai profani che la Maire Tecnimont si è aggiudicata nel 2012 (come riportammo sulle colonne del ‘TarantoOggi‘) tramite l’ATI tra Tecnimont S.p.A. e Tecnimont KT S.p.A. (entrambe controllate da Maire Tecnimont S.p.A.) un contratto per l’esecuzione delle attività di engineering, procurement, supply, construction and commissioning del trattamento Oil & Gas Tempa Rossa. Il contratto aveva per oggetto la parte principale del piano di sviluppo del giacimento petroliferoTempa Rossa, situato in prossimità di Corleto Perticara (Potenza), in Basilicata, e includeva le unità di processo e utilitiesdel centro petrolifero, nonché il trattamento acqua e gas associato, il centro di stoccaggio GPL, gli impianti di superficie sulle teste pozzo, gli allacciamenti delle flowlines e pipelines con la rete Snam e con l’oleodotto della raffineria di Taranto. 

(leggi gli articoli sull’Eni https://www.corriereditaranto.it/?s=Eni&submit=Go)

Senza dimenticare che lo scorso giugno scoprimmo un progetto denominato denominato “Centro Idrogeno Città di Taranto”, che prevede la costruzione di un impianto di produzione di gas idrogeno (H2) della capacità di 5 miliardi di metri cubi per anno ottenuto dall’acqua di mare dissalata, scindendo la stessa nei suoi componenti (idrogeno e ossigeno), attraverso il processo di elettrolisi. L’energia elettrica necessaria a rendere competitiva la produzione sarà fornita da una centrale elettrica a tecnologia HPS della potenza di 3.000 MW che farà parte integrante e sostanziale del futuro Centro Idrogeno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/29/taranto-avra-un-centro-per-produrre-idrogeno/)

E’ quanto deliberò la Giunta del Comune di Taranto lo scorso 18 giugno (delibera n.144/2019). A realizzarlo sarà il Network G.E.P. (Network Global Electrification Project), un’organizzazione di 43 aziende (le cui sedi operative si trovano a Verona e Bari), “una Rete d’Imprese avente ad oggetto, il finanziamento, la progettazione, realizzazione, gestione, sviluppo e manutenzione di impianti di generazione elettrica utilizzanti una innovativa tecnologia per la produzione di energia rinnovabile “non intermittente” di cui è licenziataria esclusiva per l’Europa” si legge sul sito ufficiale del network. Che sostiene di vantare “primari EPC Contractors europei e nordamericani si sono proposti come fornitori e partner dell’iniziativa offrendo il loro contributo di conoscenze tecniche e organizzative“, “Fondi Internazionalid’Investimento partecipano, impegnandosi su portafogli multi-miliardari di progetti operativi, affiancati da un Advisory Team a loro dedicato“, oltre a chiedere il sostegno di non meglio precisati ‘politici decisori nazionali’.

Di quel progetto, al momento non si hanno più notizie. Certo è che la tanto decantata riconversione produttiva della grande industria ionica, toccherà gli interessi e le tasche di molti. Difficilmente riempirà quelle dei tarantini e le casse della città.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/29/a-chi-servira-lidrogeno-eni-ex-ilva-e3/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

3 Commenti a: ‘Riconversione’ ex Ilva: una partita dai tanti interessi

  1. Gico

    Dicembre 21st, 2020

    Praticamente cambiano alcuni soggetti ma la storia si ripete e Taranto passa da colonia nazionale a colonia su scala globale e come al solito i tarantini non fanno tesoro di esperienze passate e periodiche restando con un pugno di mosche

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  2. Piero

    Dicembre 22nd, 2020

    Mettetevelo in testa. Per la sua conformazione geografica e posizione in qualsiasi universo parallelo Taranto sarà sempre importante base militare e sede di grandi industrie e porti. E francamente lo preferisco rispetto all’essere un paesino di coltivatori di cozze. Poi, se veramente l’eu lancerà la rivoluzione verde ci saranno miglioramenti ambientali sicuramente. Se la Libia si stabilizzerà il nostro porto diventerà un vero ponte verso l’Africa. Come primo miglioramento per il nostro mare fermate i selvaggi subacquei baresi che vengono qui a distruggere tutto con metodi illegali (persino il vetriolo usano)

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  3. Fra

    Dicembre 22nd, 2020

    Il problema è che Taranto peggiora sempre ,l’inquinamento aumenta i bambini nascono malati e noi siamo destinati ad una fine certa ; nonostante ciò abbiamo le locomotive come treni e poi vediamo la pubblicità di Trenitalia che parla dei treni del futuro ,cioè???? Vogliono fare partire gli shuttle ,vogliono aumentare il consumo del greggio ,vogliono portare la produzione d’acciaio a livelli assurdi ,e la città nei suoi contorni fa letteralmente pietà , che tipo di investimenti si fanno a Taranto ? Si battano per l’autonomia universitaria ,la monnezza regna sovrana associata a quella che Emilio ci fa smaltire di altre città ,scendiamo sempre di classifica come qualità di vita ,abbiamo ancora strade senza i servizi primari ,di cosa parliamo ? Sembra una dittatura ,la democrazia decade tutti i giorni ,credo che ne vedremo di peggio se non andiamo al voto e ci liberiamo di certi Impostori e incompetenti e mai eletti ,compresi chi per primo abbiamo scelti come salvatori e si sono rivelati dei veri impostori ,vedasi i cinque stalle !! E poi quel Giuseppi che parla di cattedrali nel deserto dopo tutte queste multinazionali che sfruttano il nostro territorio,di cerchiamo di reagire piuttosto .

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