Pulizie di Natale

 

Chi sono i “normali”? Chi è mio padre? Chi è il carnefice? Due fatti di cronaca ampliano lo scenario dell'orrido e allo stesso tempo ci risvegliano dall'anestetizzante e cinica indifferenza
pubblicato il 20 Dicembre 2020, 08:00
10 mins

Fa sempre più ridere e allibire, la categoria da sempre affollata, dei cosiddetti “normali”. Quelli “per bene”, con “sani principi” e “per la famiglia”.
E’ il profilo comune delle 432 persone coinvolte in tutto il mondo (81 di questi sono italiani, uno di questi è tarantino) nella più vasta operazione di contrasto alla pedopornografia degli ultimi anni, coordinata dalla procura di Milano e condotta dalla Polizia Postale di Milano e del Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online della Polizia Postale di Roma.
“La più grande degli degli ultimi anni”, ugualmente agghiacciante come tutte le altre. Gli agenti infiltrati nei gruppi WhatsApp e Telegram hanno monitorato, per due anni, immagini e video raccapriccianti, con torture su bambini di appena sei mesi.
Non solo disoccupati e nullafacenti fra le 432 “persone”. Ma affermati professionisti, consulenti universitari, pensionati, operai, studenti, impiegati privati e pubblici, un vigile urbano. A Palermo, con il finto profilo da influencer, una coppia adescava minori. Nell’hard disk del computer di casa, fra ricette e gattini, anche 100mila video porno. Di bambini. Una delle persone arrestate in flagranza, quasi 20 in totale, deteneva 30.800 file con immagini raggelanti. L’arrestato è un impiegato 60enne.

Il procuratore aggiunto Letizia Mannella, spiegando l’inchiesta, ha parlato del fenomeno in questi termini: “È spesso sottovalutato, o si tende a non dare troppo spazio, anche sui media, a questo reato gravissimo e sempre più diffuso, le violenze che subiscono questi bambini sono terribili e sono tutte vere. Sono bambini adescati e torturati veramente, i video non hanno nulla di virtuale, non sono cartoni animati o videogiochi come ci hanno detto ingenuamente alcune vittime. E chi guarda queste immagini non è solo uno spettatore, ma a sua volta un attore di queste violenze, a sua volta cerca bambini per torturarli. È un fenomeno liquido, che si espande in maniera sotterranea e subdola”. Ma organizzato, con una struttura.
Dei 159 gruppi individuati dagli investigatori della Postale, 16 di questi erano “delle vere e proprie associazioni per delinquere, al cui interno era possibile distinguere promotori, organizzatori e partecipi, con ruoli e compiti ben definiti”. In ogni “stanza” c’erano regole ben precise per limitare dal massimo l’esposizione e il possibile tracciamento da parte delle forze dell’ordine.

Fenomeno “liquido”. E anche “solido”. Oltre allo scambio di video e immagini di violenze su bambini, in alcuni casi i presunti pedofili, individuati nel maxi blitz che ha fatto emergere la rete criminale in tutto il mondo, avrebbero offerto, nel corso degli scambi delle immagini, anche la possibilità di arrivare ad avere “contatti diretti” con minori vittime di abusi.
La miseria dell’orrore si nutre di povertà e non a caso, secondo gli inquirenti la maggior parte delle violenze sono compiute su bambini di Paesi africani, asiatici e sudamericani.

Letizia Mannella, Procura di Milano

Nel segmento italiano dell’inchiesta, la polizia postale ha eseguito una sessantina di perquisizioni. Il 35 per cento degli 81 italiani indagati dalla Postale milanese si concentra tra Lombardia e Campania. Tra questi ci sono, un 71enne napoletano di professione ottico e con collaborazioni universitarie, e un 20enne veneziano. I due sono ritenuti i promotori e gestori dei gruppi, attraverso i quali reclutavano altri complici da ogni parte del mondo. A conferma che, lo dice Mannella: “Purtroppo sempre più spesso la pedopornografia è gestita, direi proprio manovrata sui siti da persone che hanno un profilo professionale alto e sono socialmente insospettabili. Non ti aspetteresti mai da uno stimato e noto professore che abbia una seconda anima criminale e questo aspetto, quello della onorabilità pubblica, è anche l’elemento che a loro fa dire non indagheranno mai su di me. Li rende talmente sicuri da non controllare tutto ed è qui che commettono passi falsi. Per quanto riguarda l’età è trasversale, troviamo il 18enne e il 70enne”.
Tutto questo esiste da quando esiste il web e anche prima. Ma si è accentuato in questo periodo del tutto particolare, a livello planetario. E lo ricorda anche il procuratore aggiunto che ha voluto sottolineare come in questo periodo di emergenza sanitaria legata al Covid e in particolare durante i lockdown i bambini si ritrovano davanti ai pc “e sono molto più indifesi e più facilmente vittime di adescamenti”.

I criminali sono in gabbia e risponderanno del reato di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Ma i carnefici, al netto di qualche anno di carcere, non potranno riprendersi nemmeno una briciola dell’orrore riversato su quei corpi di bambini. Non spariranno, sebbene l’inchiesta promette di allargarsi.

Da Torino, cambiando storia, ma senza perdere il filo, un’altra vicenda trae spunto dal “disprezzo per l’altro” e, pur rimanendo tragica, non è finita in tragedia. Protagonisti: un padre, un figlio e un carnefice pentito.
“Sono orgogliosamente bianco, cristiano, italiano ed eterosessuale” scriveva un 75enne di Torino su Facebook. Questi, forse, nel suo modo di pensare, motivi sufficienti per perseguitare per anni suo figlio, omosessuale. Aveva infatti assoldato un uomo per picchiarlo, soprattutto dopo che aveva aperto il suo studio medico ed esercitava la professione. “Spezzagli le dita, – aveva chiesto al picchiatore – non deve più fare il chirurgo”.
Duemila e cinquecento euro al picchiatore che doveva spezzargli la vita e la carriera. Per sfogare quella rabbia disumana e primordiale, scatenata da una foto comparsa su un giornale di gossip del figlio insieme a un attore famoso in Costa Smeralda. Dal 2017, la vita del ragazzo e del suo compagno era diventata un inferno fatta di paura, aggressioni, minacce, nei confronti suoi e della madre che lo proteggeva, da quel padre che su Facebook delirava: “La vendetta è un piatto che va servito freddo mi siederò sulle rive del Tanaro ad aspettare. Passerai”.
In un’intervista a La Stampa, dopo la condanna a due anni di carcere, ha praticamente ammesso che la miccia è stata quella foto comparsa sul giornale di gossip, che rendendo l’omosessualità di suo figlio di “dominio pubblico” ha di fatto minato la sua “onorabilità”, immaginiamo di “bianco, cristiano, italiano ed eterosessuale”. Voleva dei nipoti, quest’amor di nonnino, che ha detto apertamente di non averne mai accettato l’omosessualità della creatura che aveva messo al mondo: “Non ero contento, avrei voluto dei nipoti, mi sembra abbastanza normale”.

“Normale”. Non deve esserlo sembrato, fortunatamente, nemmeno al picchiatore. L’uomo assoldato per spezzargli le mani, non è riuscito a compiere l’atto tanto crudele quanto insensato e ha confessato tutto alla vittima che, solo a quel punto, ha potuto sporgere denuncia. “Mi sembrava un bravo ragazzo”, ha dichiarato.

Oltre al Covid, sta già circolando per le strade, perfino in quelle buie e malfamate dove di solito si trova la droga, le prostitute e i picchiatori, l’idea di un cambiamento culturale che non si avverte però, in modo forte, concreto e inequivocabile, dove più servirebbe, nelle scuole e nelle famiglie (ovviamente quelle “per bene”), perché non è mai attecchita a livello profondo, nelle Istituzioni preposte, quelle legislative, per esempio. Che prevedono pene ancora troppo morbide, per casi come questi.

Sgomento e sollievo, si rincorrono in queste righe e in questo scampolo di 2020 in lockdown. E al netto di chi solitamente se ne fotte delle regole, a tutti gli altri non basterà un Natale in “solitudine”, per riflettere abbastanza (su come siamo e su come stiamo diventando), per riprendersi (dall’abbondanza di orrore che anestetizza e rende sempre più indifferenti). Avremmo bisogno di passarlo lontano. Molto lontano. Preferibilmente, perfino da noi stessi.

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)