Taranto, un modello per tutta l’Italia?

 

Incontro (online) con Comune di Taranto e Slow Food per riflettere sul piano di transizione Ecosistema Taranto e sugli scenari per i prossimi decenni.
pubblicato il 18 Dicembre 2020, 22:49
5 mins

Spesso sottolineiamo, su queste pagine, l’importanza cruciale per il futuro del territorio tarantino degli anni che stiamo vivendo. Essi rappresentano, infatti, uno snodo essenziale che, se ben attraversato, potrebbe condurre per ad un futuro ben diverso dal presente e dal recente passato. La coincidenza temporale fra una rinnovata sensibilità globale verso le tematiche ambientali, una grande quantità di risorse per la transizione ecologica e (aggiungiamo senza troppi giri di parole) la necessità per i vari attori politici di portare a casa dei significativi successi in una realtà perennemente sotto i riflettori come quella di Taranto può far sì che i prossimi decenni possano davvero fondarsi su presupposti nuovi.

Nasce per riflettere su questi temi l’incontro online organizzato da Slow Food e Comune di Taranto, intitolato in maniera impegnativa “Le città che cambiano: l’esempio di Taranto”.

«Pianificare per dare un orizzonte lungo»

Nel suo intervento il Sindaco di Taranto Melucci, come aveva già fatto nell’intervista che ci aveva rilasciato qualche giorno fa, ha rivendicato il metodo di lavoro adottato dall’amministrazione comunale, e cioè la concentrazione su un importante lavoro di pianificazione. Gli esempi sono diversi: il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), il Piano delle Coste, ma soprattutto il PUG (Piano Urbanistico Generale), chiamato a sostituire un Piano Regolatore che risale ormai agli anni ’70. Una strategia che il Comune riunisce integralmente sotto l’etichetta “Ecosistema Taranto”. Il primo cittadino ha spiegato questa concentrazione sui piani con la necessità di dare all’azione amministrativa una lunga gittata, che vada oltre la durata di una consigliatura, vincolando gli amministratori comunali a specifiche azioni da mettere in atto.

Taranto, ha poi sottolineato Melucci, rappresenta un autentico caso di studio, nonché un banco di prova per tutto il Paese. «Se ce la fa Taranto, ce la fa tutta l’Italia». Per far questo, ha poi rivendicato ulteriormente il sindaco, è necessario anche costruire e pubblicizzare un’immagine diversa della città, che ne faccia, appunto, un modello di rinascita.

Risolvere i problemi con lo “spiazzamento”

A corollario di quanto affermato dal primo cittadino sono arrivate le due relazioni di Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, ed Elena Granata, professore associato di Urbanistica al Politecnico di Milano. Le relazioni hanno evidenziato in particolare alcuni esempi di rinascita già sperimentati da grandi città del sud America (in particolare Medellin), che partivano da situazioni ben più compromesse di quella di Taranto e che oggi sono dei modelli di qualità della vita. Ma soprattutto hanno evidenziato il procedimento attraverso cui questa rinascita è avvenuta, un modello non strettamente razionale e lineare. Un pensiero laterale, si potrebbe dire; o, con le parole dell’urbanistica, uno “spiazzamento”. Ad un problema industriale si può rispondere con una biblioteca. O con la pesca e la mitilicoltura (l’incontro è stato occasione per ricordare la nascita della Comunità Slow Food della cozza tarantina).

Ecco perché è quanto mai essenziale che Taranto recuperi le proprie radici, riscopra le proprie ricchezze, ricucia la propria storia senza censurarne alcuna parte ma restituendo il giusto risalto a ciò che è stato sacrificato o completamente dimenticato.

Come sempre sottolineiamo, non è semplice capire se davvero si sta imboccando la strada giusta, se davvero i progetti messi in cantiere in questi anni vedranno un esito positivo e se si riveleranno davvero utili come si spera. Ciò che è sicuro è che ora più che mai Taranto ha bisogno di essere accudita e accompagnata dai propri abitanti, che la vita politica e amministrativa va seguita con attenzione, senza lasciarsi andare al “tanto non cambia mai nulla”. Quello che sta accadendo in questi anni, infatti, potrebbe davvero modificare il volto dell’intero territorio.

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