Parchi minerali, Cimolai pronta a riaprire il dialogo con AMI

 

L'azienda friulana: "Disponibili ad avviare un tavolo di fattivo confronto, nonché a ultimare i lavori nel più breve tempo possibile"
pubblicato il 18 Dicembre 2020, 19:15
11 mins

Il copione ricorda molto da vicino quanto accaduto tra la multinazionale ArcelorMittal e il governo italiano e i commissari di Ilva in AS, o quanto accaduto con la sezione di Confindustria Taranto e la Camera di Commercio e le aziende dell’indotto. Una sorta di avanzata francese, con tanto di attacchi durissimi e richieste di estromissione della multinazionale dalla gestione del siderurgico di Taranto, e poi una ritirata spagnola con intese, accordi, dialogo, e la soddisfazione per la permanenza del gruppo privato nella governance dell’ex Ilva. Il tutto con la multinazionale che risponde colpo su colpo sia pubblicamente che in privato.

E adesso lo stesso sta avvenendo con il costruttore friulano Cimolai, che si è occupato della realizzazione della copertura dei parchi minerali primari del siderurgico, che aveva evidenziato dei problemi con la multinazionale lo scorso 20 ottobre dei rappresentanti dalla Cimolai presso la Commissione Attività produttive.

(leggi gli articoli sui parchi minerali https://www.corriereditaranto.it/?s=parchi+minerali&submit=Go)

Sette giorni dopo, il 27 ottobre, durante l’audizione  in Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, dei commissari straordinari dell’ex Ilva in Amministrazione Straordinaria Francesco Ardito, Antonio Lupo e AlessandroDanovi, vi fu un passaggio sui rapporti tra ArcelorMittal e la Cimolai, nel passaggio sul versante ambientale, in merito all’attuazione del Piano Ambientale del 2017, ovvero dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). “Per quanto riguarda l’AIA abbiamo letto che Cimolai (la ditta che si sta occupando della copertura dei parchi minerali primari) vanta dei crediti e c’è la nostra preoccupazione per questo. Cimolai non ci ha mai riferito nulla di specifico in proposito, in ogni caso qualora dovessero affiorare problemi nell’esecuzione dei lavori AIA in quel caso interverremmo” affermò il commissario Lupo.

Uno scontro a cui era seguita la durissima reazione di ArcelorMittal, che lo scorso 25 novembre invià inviata alla Cimolai la lettera di recesso dal contratto in essere. Che accusava l’azienda friulana di aver tenuto “una condotta e un atteggiamento di Cimolai durante l’esecuzione dei Lavori -soprattutto negli ultimi mesi – che hanno compromesso la fiducia di AMI nei suoi confronti e sono incompatibili con la prosecuzione dei rapporti contrattuali inter partes. Invero, tra l’altro, Cimolai: a partire da luglio 2019, ha formulato pretese economiche del tutto infondate (con riguardo, tra l’altro, a presunte accelerazioni e variazioni in aumento nell’esecuzione dei Lavori) nonché illegittimamente rifiutato di riconoscere le decurtazioni sul prezzo dei Contratti a cui AMI ha diritto; in data 18 settembre u.s., ha comunicato ad AMI che tali pretese economiche erano raddoppiate (da Euro 13.944.307,20 per il Parco Minerale ed Euro 13.376.102,26 per il Parco Fossile a, rispettivamente, Euro 29.021.933,07 ed Euro 34.040.807,14), senza fornire alcuna spiegazione o documento di supporto; in data 14 ottobre, ha ingiustificatamente minacciato di promuovere un arbitrato contro AMI ai sensi dell’articolo 49 delle Condizioni Generali; in data 20 ottobre, ha inviato ad AMI un’inaccettabile “rimodulazione del Cronoprogramma generale dei lavori” e reiterato le proprie infondate pretese economiche; lo stesso giorno, tramite il suo Direttore Tecnico (Ing. Marco Sciarra), ha reso false, offensive e irresponsabili dichiarazioni riguardanti i rapporti con AMI, durante l’audizione informale tenutasi avanti la X Commissione per le Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/05/arcelormittal-cimolai-esclusa-copertura-parchi-incompiuta/)

A seguito di ciò, Cimolai inviava due comunicazioni di replica (lettere del 27 novembre e 2 dicembre), a cui seguiva una nuova dura nota di ArcelorMittal il 4 dicembre scorso. Quella che si pensava potesse essere l’ultima puntata trovava riscontro nella controreplica dell’azienda friulana dello scorso 7 dicembre, nella quale venivano rispedite al mittente le accuse di cui sopra. “Fermo restando che in queste ore i vertici e il management della Cimolai sono impegnati nell‘individuazione delle migliori soluzioni per garantire la riconsegna delle aree in massima sicurezza e stante il fatto che la condotta di ArcellorMittal è allo studio dei legali della Cimolai S.p.A. per la migliore tutela dei propri diritti e della propria immagine reputazionale, in linea con la verità dei fatti e nel rispetto dei cittadini di Taranto, si puntualizza sin d’ora quanto segue: 1. La Cimolai ha eseguito correttamente le opere ad essa affidate – ossia il 99,5% del Parco Minerale e il 96% del Parco Fossilesenza alcuna contestazione dei lavori da parte di ArcellorMittal. 2. La Cimolai ha adito le vie legaliseguendo puntualmente tutte le previsioni contrattuali secondo le quali le domande dovevano essere precedute dal tentativo di amichevole composizione. Nonostante le plurime richieste di confronto avanzate dalla Cimolai, ArcellorMittal si è rifiutata di dare seguito alle stesse, rigettando espressamente il contraddittorio. Conseguentemente, l’avvio dell’arbitrato, così come la contestazione delle unilaterali decurtazioni delle somme spettanti alla Cimolai, è una legittima prerogativa contrattuale nonché unica forma legittima di tutela. 3. I contratti non sono stati rescissi per inadempimento della Cimolai ma ArcellorMittal ha esercitato il diritto di recedere unilateralmente dagli stessi, recesso in relazione al quale la Cimolai si riserva espressamente ogni azione. 4. La Cimolai ha ricevuto una convocazione davanti alla Commissione Parlamentare in data 20 ottobre 2020; convocazione alla quale non poteva sottrarsi. L’ing. Marco Sciarra ha rilasciato dichiarazioni totalmente rispondenti ai fatti e in nessun caso “false, offensive ed irresponsabili”. Il tutto può evincersi dalla registrazione della seduta stessa. Il complesso dei fatti dimostra la piena correttezza dell’operato della Cimolai in un momento di particolare delicatezza per la cittadinanza di Taranto” si leggeva nella nota ufficiale della società.

(leggi la’rticolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/07/parchi-minerali-ilva-cimolai-opere-completate/)

Ed invece oggi arriva una nuova nota della società Cimolai, in risposta all’ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli, che ha risposto ad una domanda sulla vicenda nel corso dell’ultima audizione alla Camera dei Deputati.  “Personalmente non ho mai incontrato né il signor Cimolai né nessun manager della sua azienda. La decisione di recedere dal contratto è arrivata dai manager che si occupano della chiusura dei parchi, ed è una decisione che supporto, anche perché Cimolai ci ha fatto causa mentre ancora lavorava nello stabilimento. Sono invece rientrate, grazie anche al lavoro dei sottosegretari Turco e Todde, le tensioni con le aziende dell’indotto. Fornitori con cui ora abbiamo un rapporto normale“ ha dichiarato l’ad.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/16/2arcelormittal-non-intende-lasciare-litalia/)

“Cimolai S.p.A. ritiene doveroso precisare quanto segue – si legge in una nota stampa -. La Dott.ssa Morselli, rispondendo a una richiesta di chiarimenti dell’On. Luca Sut, ha affermato che sarebbe stato il “management operativo” a decidere per l’opportunità di allontanamento di Cimolai, adducendo non meglio individuate ragioni operative e facendo intendere che il deterioramento del rapporto fosse da collegare all’avvio da parte di Cimolai di una causa risarcitoria nei confronti della stessa ArcelorMittal. Nell’ottica di rendere chiarezza sui fatti, si ribadisce che questo non corrisponde al reale svolgimento dei fatti”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/04/arcelormittal-rompe-con-cimolai-contratto-rescisso/)

Cimolai dà infatti una versione dell’evoluzione della vicenda diversa da quella fornita da ArcelorMittal Italia. “Dopo una prima fase in cui ArcelorMittal aveva auspicato un confronto costruttivo con Cimolai, infatti, la stessa ha poi repentinamente e inspiegabilmente chiuso a qualsiasi confronto finalizzato a un bonario componimento, non lasciando a Cimolai nessuna alternativa all’avvio della procedura arbitrale prevista nel contratto.  Tenuto conto che, per sua natura, il procedimento arbitrale consente alle parti di raggiungere una transazione in qualsiasi momento, se mai vi fosse una reale volontà di ArcelorMittal di riaprire il dialogo, soprattutto nell’interesse della cittadinanza di Taranto, Cimolai si dichiara sin d’ora disponibile ad avviare qualsivoglia tavolo di fattivo confronto, nonché a ultimare i lavori nel più breve tempo possibile“.

Un’apertura che quindi potrebbe portare ad una soluzione rapida del contenzioso, anche e sopratuttto nell’interesse di un completamento delle opere ormai ad un passo dalla conclusione. Ma la domanda sorge spontanea: è necessario ogni volta creare tutto questo caos su ogni singola vicenda del siderurgico? Accusandosi a vicenda, adendo vie legali, intimare azioni di recesso, avviare contenziosi, per poi sedersi attorno ad un tavolo e trovare puntualmente una soluzione che va a smentire tutto quello che si è dichiarato pubblicamente anche a mezzo stampa? Sarà…

(leggi gli articoli sulla Cimolai https://www.corriereditaranto.it/?s=cimolai&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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