Ex Ilva, Arcuri “Fiducioso su via libera Bruxelles”

 

L'a.d. di Invitalia, Domenico Arcuri, in un'intervista al Corriere della Sera: "Piano innovativo. Stato è entrato per investire ma poi uscirà dalla gestione"
pubblicato il 17 Dicembre 2020, 19:37
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“Abbiamo già presentato le richieste di autorizzazione a Bruxelles. Abbiamo fiducia che non ci saranno problemi”. E’ quanto ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera l’a.d. di Invitalia, Domenico Arcuri, in merito all’ingresso della società che rappresenta lo Stato nella new.co AM InvestCO Italy con la quale ha vinto la gara internazionale per acquisire gli impianti dell’Ilva di Taranto.

“Lo Stato – ha aggiunto – assicurerà una rapida transizione della produzione di acciaio verso livelli di sostenibilità ambientale e sociale: un terzo della produzione sarà “verde“, ci sara’ un forno elettrico e due impianti per il preridotto. A partire dal Sud, si puo’ produrre un acciaio verde ed ecosostenibile”.

La vera novità è che la presenza pubblica in Ilva ha un calendario per l’uscita: “In linea ideale sì: c’è l’idea di entrare, mettere in atto un progetto e poi trovare le modalità di uscita. Ma sarebbe ingeneroso dire ora quando. Non e’ prevedibile”, ha precisato Arcuri.

In merito alle richieste del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto che chiedono di chiudere l’area a caldo, cioè il cuore della produzione d’acciaio, mantenendo i livelli di occupazione, “abbiamo trovato un equilibrio ragionevole tra la decarbonizzazione e la tutela del lavoro. Serve un po’ di tempo, ma queste variabili si possono conciliare. Non e’ vero che l’area a caldo possa assicurare occupazione solo a danno della salute. Con le migliori tecnologie e il ricorso ai forni elettrici si può essere competitivi e avere cura della salute dei posti di lavoro. Altrimenti, a cosa servirebbe lo Stato?”.

Il piano di Invitalia prevede un aumento della produzione da 3,4 a 8 milioni di tonnellate presuppone una forte ripresa: “Segnali di ripresa ci sono già. L’acciaio serve in tutto il mondo e ne serve tanto in Italia. Le ipotesi alla base del piano industriale – ha sottolineato – sono prudenti. E gli obiettivi produttivi che ci siamo dati sono sfidanti ma raggiungibili“.

Alla domanda su chi saranno gli azionisti degli impianti esterni di DRI (preridotto) e quando entreranno in funzione, “al piu’ tardi nel 2024 con una produzione prevista di quattro milioni di tonnellate. Servira’ all’ex Ilva e non solo. Lo Stato sara’ azionista, non unico. Sono certo che molti soggetti privati valuteranno una partecipazione. E, chissa’, potra’ prendere vita da Taranto un piano nazionale dell’acciaio verde”, ha continuato.

In base al vecchio contratto concluso con il governo di Paolo Gentiloni, Mittal doveva versare 1,8 miliardi ai creditori di Ilva (fra cui lo Stato) e investire 2,4 miliardi per gli impianti e gli interventi ambientali. “ArcelorMittal ha gia’ investito 1,8 miliardi e in questi mesi e’ stato un interlocutore duro, ma serio. Rigoroso ma corretto. Abbiamo costruito un piano sul quale entrambi riponiamo fiducia. L’accordo non modifica il contratto tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria, ne’ il prezzo di acquisto dei rami di azienda. Lasci perdere i detrattori e i loro sensi di colpa”. Il riferimento e’ ai “protagonisti di una stagione che non c’e’ piu’ e della quale, come e’ ovvio, hanno nostalgia. Al momento in cui noi siamo intervenuti, l’accordo precedente non esisteva piu’ da tempo. Mittal, nel novembre 2019 ha avviato un contenzioso ed annunciato la volonta’ di esercitare il recesso“, ha concluso Arcuri.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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