“De Sanda Lucie, nu passe de jaddine”, la festa della protettrice della vista

 

pubblicato il 11 Dicembre 2020, 08:30
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“De Sanda Lucie, nu passe de jaddine”: così recita un proverbio tarantino legato alla festa di Santa Lucia, protettrice della vista, che si celebra il 13 dicembre. Credenza popolare vuole che proprio a partire da questa ricorrenza, le giornate inizino impercettibilmente (quasi a… passo di gallina) ad allungarsi: è quasi un invito ad aprirsi alla speranza, proprio quando la notte, che rappresenta le difficoltà ordinarie e straordinarie, sembrano sommergerci fino a lasciarci esausti. Proprio come sta avvenendo tuttora con la crisi economica e la pandemia.

A Santa Lucia la parrocchia di via Millo, nelle immediate vicinanze di via Cesare Battisti, dedica solenni festeggiamenti, quest’anno all’insegna dell’assoluta sobrietà a causa dell’emergenza sanitaria. Mancherà quindi la processione per le vie del quartiere, che veniva accompagnata, come da tradizione, dalle pastorali natalizie eseguite dalla banda musicale.

Nel programma, venerdì 11, alle ore 18.30, previste le testimonianze sulla vita di Paola Adamo e Pierangelo Capuzzimati, dei quali è in corso la causa di beatificazione, a cura rispettivamente di don Martino Mastrovito e don Cristian Catacchio, con l’intervento dei loro genitori. Per la coincidenza con la terza domenica d’Avvento, le celebrazioni in onore della santa sono spostate a lunedì 14 dicembre con sante messe alle ore 8.30-10-11.30 e alle ore 17.30, quest’ultima presieduta dall’arcivescovo con la partecipazione del Movimento apostolico ciechi.

La chiesa di Santa Lucia fu inaugurata il 10 dicembre del 1966 da mons. Guglielmo Motolese; la parrocchia invece fu istituita canonicamente il 10 dicembre del ‘59 sempre da mons, Motolese quale amministratore apostolico, essendo l’allora arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi impedito da infermità. Primo parroco fu don Michele Lucarella, proveniente dalla sant’Antonio, con don Franco Costantini vicario e la collaborazione dei padri passionisti e dei cappellani militari; a succedergli sono stati don Antonio Caforio nel 1993 e don Mimino Quaranta nel 2015.

La parrocchia nasce dallo smembramento delle confinanti Santa Teresa e Cuore Immacolato ed è caratterizzata da una prevalenza del ceto medio popolare-impiegatizio, con sparuta presenza di professionisti ed un elevato numero di pensionati; consistente è la presenza di famiglie di militari, alcuni ancora in attività molti già in pensione, della Marina, dell’Aeronautica, della Polizia, della Guardia di Finanza in appositi complessi residenziali; sul territorio, anche insediamenti Ina Casa e Reduci di guerra (via Amalfi – via Reggio Calabria). Complessivamente vi risiedono circa millecinquecento nuclei familiari per complessivi quattromila abitanti, in costante diminuzione, con l’età media alquanto elevata e i giovani che tendono ad allontanarsi dalla città in cerca di lavoro.

Il 13 dicembre il Comitato per la qualità della vita ricorderà la tradizione della veglia dall’alba al tramonto, con l’osservanza del digiuno, che un tempo si teneva in questa giornata nella basilica cattedrale: nella circostanza sarà accesa della candela votiva in onore della santa. Da San Cataldo usciva anche la processione con la statua della santa che attraversava le vie del centro storico, occasione per un’ulteriore scorpacciata di pettole.

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