Che fine ha fatto il progetto Agromed?

 

Bloccata la riqualificazione e reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Castellaneta:
pubblicato il 09 Dicembre 2020, 20:04
12 mins

Che fine ha fatto il progetto Agromed? La domanda è quanto mai lecita visto che a quasi un anno di distanza dalla sua ‘resurrezione‘, si è ancora fermi al palo.

Come si ricorderà, avevamo evidenziato sin dal principio che realizzare il progetto ‘Agromed‘ presso il capannone ex Miroglio situato a Castellaneta, non sarebbe stata operazione semplice. Ed i fatti, ahinoi, continuano a darci purtroppo ragione. E non certo perché volevamo e vogliamo interpretare il ruolo di ‘uccelli del malaugurio‘, ma semplicemente perché seguendo da anni la vertenza dell’ex Miroglio (e la storia dei progetti Distripark ed Agromed) e dopo aver letto le carte del su citato progetto, più di qualche dubbio era sorto nelle nostre valutazioni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/09/ex-miroglio-ginosa-secondo-progetto-ancora-al-palo/)

Difatti, al di là delle intese, degli accordi e degli annunci di questi ultimi mesi e settimane, ancora oggi la possibilità che il progetto si realizzi in quel di Castellaneta non è affatto certa. Tutt’altro. Un problema non da poco, in particolar modo per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il senatore tarantino del Movimento 5 Stelle Mario Turco, che invece sperava il tutto si potesse realizzare in tempi molto più celeri.

L’intoppo principale, come avevamo pubblicato la scorsa estate e secondo la tesi della società, risiderebbe ancora oggi nel famoso sequestro preventivo dalla Guardia di Finanza di Castellaneta il 9 maggio 2018, che contestò all’amministrazione comunale la realizzazione all’interno del capannone di una discarica abusiva. In realtà, sin dalla fine delle operazioni di filatura nel 2004 presso il sito ex Miroglio (le operazioni di tessitura venivano svolte a Ginosa) il piazzale dell’opificio venne trasformato in un deposito di rifiuti. Il sequestro è ancora e ciò non permette di partire con i lavori di ristrutturazione del capannone. Nonostante nelle scorse settimane la società, insieme ai Carabinieri, pare abbia effettuato un nuovo sopralluogo per verificare lo stato del sito.

Anche perché una volta dissequestrato (al momento non è dato sapere quando cià accadrà) il sito necessiterà di un intervento di bonifica. Anche in questo caso non è dato ancora sapere chi si accollerrà i costi di tale operazione. Domanda: ma il sottosegretario Turco e la società benefit Agromed guidata da Vincenzo Cesareo, non sapevano di questo sequestro quando hanno individuato quel capannone come la sede ideale dove sviluppare il progetto? Oppure avevano la certezza che il sito sarebbe stato dissequestrato in tempo utile?

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/10/22agromed-e-distrpark-riconversione-economica-o-interessi-di-bottega3/)

Tutto bloccato, dunque. Una questione che se all’apparenza può sembrare soltanto burocratica, ha invece risvolti di non poco conto.

Il primo riguarda direttamente i 60 ex lavoratori del sito ex Miroglio di Castellaneta. L’accordo quadro sottoscritto lo scorso 25 maggio, questo sì in tempo sul percorso previsto dal progetto (data di scadenza 31 maggio), prevede l’impegno della società AGROMED S.r.l. S.B. ad assumere entro ottobre 2021, 22 unità lavorative del bacino ex Miroglio di Castellaneta. Con l’impegno di assumerne altre 6, così da raggiungere il tetto delle 28 unità, entro dicembre 2023. I lavoratori, che saranno individuati attraverso le liste certificate della mobilità inerenti la vertenza ex Miroglio Castellaneta che la Regione Puglia ha fornito lo scorso luglio (dopo una ‘ricerca’ delle stesse liste che si è potratta a lungo), saranno assunti a tempo indeterminato senza l’applicazione della legge 183 (il Job Act) e secondo le forme contrattuali previste dal settore relativo all’attività d’impresa da svolgere. Allo stesso tempo, la Regione Puglia cercherà di individuare la possibilità di accompagnare economicamente i lavoratori attraverso percorsi formativi, visto che gli stessi dal 2016 hanno perso il sostegno degli ammortizzatori sociali.

Ma lo scorso 4 agosto, durante riunione in video conferenza convocata dalla Task Force regionale per l’occupazione in merito ad un aggiornamento sulla vertenza ex Miroglio, la Camera di Commercio (che controlla al 100% la società benefit ed il cui presidente è l’ing. Sportelli) e la società Agromed (il cui presidente è Vincenzo Cesareo, vice presidente della Camera di Commercio) hanno sì confermato la centralità del progetto Agromed per il sito di Castellaneta, ma avrebbero anche sostenuto che l’avvio delle operazioni riguardanti la formazione dei lavoratori ex Miroglio avverrà soltanto quando il sito sarà dissequestrato e non prima. Mentre invece in sede di accordo quadro la partenza era stata prevista per settembre.

Secondo intoppo, anche questo tutt’altro che secondario. La delibera CIPE del 20 dicembre 2019, registrata lo scorso 3 aprile, andava a modificare la delibera CIPE n. 155 del 2000, per la parte relativa al ‘Progetto Agromed‘, finanziato per un importo pari a 9.281.247 euro, che alla data del 30 settembre 2019 vantava risorse pari a 11.116.217 euro, tenuto conto degli interessi bancari maturati sulla somma originariamente assegnata dalla suindicata delibera CIPE (la somma è depositata presso un conto corrente della Banca di Taranto), vincolava queste somme alla realizzazione da parte della società Agromed S.r.l. Società Benefit di un progetto di investimento diverso dal precedente, da realizzarsi nell’ex sito produttivo del Gruppo Miroglio, localizzato in zona industriale di Castellaneta.

Il tutto, secondo quanto previsto originariamente dalla delibera CIPE, vincolava l’inizio dell’utilizzo di quelle somme entro la data del 31 luglio. Cosa che appunto non si è potuta verificare per gli ostacoli di cui sopra. Non a caso proprio dallo scorso luglio il sottosegretario Turco (che ricordiamo dal settembre 2019 ha anche la delega al CIPE e al DIPE) e la società Agromed, hanno iniziato a parlare di un secondo sito dove avviare l’investimento, in quel di Grottaglie presso un ex opificio.

Addirittura, in un primo momento, lo stesso Turco aveva ipotizzato di spostare l’intero progetto da Castellaneta a Grottaglie, cosa che in realtà non può avvenire, come riconosciuto anche dalla società Agromed, anche solo per una questione tecnica: gli spazi del capannone di Grottaglie impedirebbero lo sviluppo del progetto, ovvero la “realizzazione di una nuova unità produttiva” per lo svolgimento delle attività di “logistica”, di lavorazione e trasformazione dei “prodotti ortofrutticoli” e dei prodotti di “IV gamma”, lavorazione e stoccaggio mandorle, stoccaggio cereali e leguminose. Il sito di Grottaglie dovrebbe infatti fungere essenzialmente come sede di supporto.

Fu lo stesso sottosegretario Turco lo scorso 30 luglio, in conferenza stampa, ad annunciare la possibilità che la delibera CIPE venisse rivista estendendo così il progetto anche al sito di Grottaglie, in modo tale da consentire l’utilizzo di quelle risorse economiche che altrimenti andrebbero definitivamente perdute. Questo perché essendoci l’esigenza di iniziare a investire subito le risorse previste dalla delibera CIPE, è la società Agromed a doverle gestire e a non voler correre il rischio di perdere tale possibilità: motivo per il quale si è deciso di partire con i primi lavori su Grottaglie. Ipotesi che però ha già incontrato la netta opposizione della task force regionale per l’occupazione, che ha convocato le parti per un nuovo approfondimento il prossimo 18 dicembre. Del resto in ballo ci sono 12 milioni di euro che certamente non sono pochi.

E’ però un fatto che lo scorso 6 ottobre, nella Sala Verde di Palazzo Chigi durante la riunione del Tavolo istituzionale permanente (Tip) per Taranto, presieduta dal premier Giuseppe Conte, nel corso della quale è stato tracciato il bilancio del primo trimestre del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) per Taranto sotto il coordinamento della presidenza del Consiglio, è stata annunciata l’estensione dell’operatività del Cis di Taranto anche all’area dell’aeroporto di Grottaglie. “Questa decisione è stata assunta poiché sono pervenute una serie di richieste da parte di privati per avviare attività imprenditoriali presso l’aeroporto di Grottaglie e nelle aree adiacenti” ha reso noto il sottosegretario Turco.

Molto scettici anche i sindacati (in realtà lo sono dall’inizio di questa storia) che temono come l’iniziale utilizzo delle risorse su Grottaglie, possa determinare in futuro un venir meno di quelle previste e necessarie per realizzare il progetto presso il capannone di Castellaneta, e quindi veder venir meno anche la ricollocazione dei lavoratori come previsto dall’accordo quadro.

L’aver ottenuto dal Comune di Castellaneta la proprietà gratuita del capannone (ricordiamo che l’ente civico ne detiene la proprietà per conto dei lavoratori a cui la società piemontese donò la proprietà dello stesso al momento della chiusura del sito produttivo), che sino al dicembre 2023 sarà gestita attraverso una comodato d’uso gratuito, non ha dunque affatto risolto il problema dell’operatività sul capannone.

Da tutto questo discorso restano però fuori ben 30 lavoratori ex Miroglio. Che ne sarà di loro? Rientreranno anch’essi all’interno del progetto Agromed se e quando entrerà a regime? Oppure si proverà a farli assumere dalla Ecologist spa all’interno delle lavorazioni del sito di Ginosa?

Certo è che sicuramente qualcosa accadrà. Soprattutto per quanto concerne la delibera CIPE che potrebbe essere rivista, visto che le risorse stanziate erano vincolate al sito di Castellaneta e alla ricollocazione dei lavoratori ex Miroglio. Anche in questo caso staremo a vedere cosa ci diranno i prossimi eventi.

(leggi tutti gli articoli sul progetto Agromed https://www.corriereditaranto.it/?s=agromed&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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