L’Immacolata al tempo della pandemia

 

Le tradizioni della vigilia. Le pietanze della festa. Non ci sarà la processione
pubblicato il 07 Dicembre 2020, 08:13
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Quella in onore della Immacolata, patrona della città assieme a San Cataldo, è una delle più sentite tradizioni locali. Di solito questa ricorrenza è molto sentita in città ed è celebrata con numerose iniziative Ma con l’emergenza sanitaria c’è poca voglia di festeggiare. I contagi in Puglia, da domenica scorsa in zona gialla, non accennano a diminuire, così come lo scarso rispetto delle misure essenziali (mascherina, distanze interpersonali, frequente uso del gel sanificante). Che la Madonna ci assista, così come ha assistito la nostra città nei due terremoti del 1710 e 1743. Proprio quest’anno ricorrono i 310 anni dal terribile sisma del 7 dicembre 1710, in occasione del quale non ci furono anni sostanziali in città. I tarantini ne attribuirono il merito alla Vergine Immacolata (era la vigilia della sua festa) e corsero ai piedi della sua statua, venerata nel convento di San Francesco d’Assisi, per ringraziarla. Ciò dette origine allo speciale legame della comunità jonica con l’Immacolata, rinforzato dopo essere stata preservata dall’altro sisma del 1743. Il 12 febbraio 1943 (200° anniversario di quel terremoto) l’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi dichiarò l’Immacolata nostra Patrona principale, anche perchè nella seconda guerra mondiale Taranto non registrò notevoli perdite di vite umane, nonostante fosse uno dei più importanti obiettivi militari. In ricordo dell’avvenimento, quello stesso anno una lapide fu murata nella chiesa di San Michele. Speriamo quindi che, come allora, l’Immacolata faccia un altro miracolo per questa città. Ma ci vuole senz’altro la nostra collaborazione!

Il giro delle bande

Per un segno di speranza alla comunità jonica, l’amministrazione comunale è riuscita a provvedere, all’alba del 7, al giro delle due bande cittadine “Paisiello” e “Santa Cecilia”. Ad essere interessati sono stati i quartieri periferici, che si ritengono solitamente poco coinvolti nelle iniziative natalizie: una gradita sorpresa per gli abitanti, che per qualche minuto hanno potuto dimenticare i patemi del coronavirus. Gli itinerari non erano stati resi noti per evitare assembramenti durante le esecuzioni, svoltesi senza problemi anche per la presenza della Polizia municipale al seguito dei complessi.

I preparativi della vigilia

La festa della patrona si vive in particolare nel giorno della vigilia, con l’”assalto” ai mercati e alle pescherie per l’acquisto di baccalà, anguille e capitoni, piatti principi del cenone e del pranzo dell’Immacolata, che si prospettano alquanto ricchi.

Alle ore 11 in piazza Immacolata ci sarà il consueto omaggio floreale all’edicola sacra della Madonnina a cura del Comitato per la qualità della vita, senza la partecipazione delle scuole per ovvi motivi.

Il pane del digiuno

Per tutta la giornata della vigilia, fino a sera, non mancherà chi osserverà il tradizionale digiuno. Un tempo si usava interrompere l’astinenza con un panino di pasta soffice, detto “mescetàre” o “mescetàte”, che significa appunto “pane della vigilia”, dal peso di circa cento grammi. Lo si otteneva mescolando con acqua calda un po’ di farina di grano fino ad ottenere una forma tondeggiante

Le celebrazioni dell’8 dicembre

Giorno 8 mancherà la grande processione serale per le vie del Centro storico, motivo per il quale il solenne Pontificale presieduto dall’arcivescovo in cattedrale sarà anticipato alle ore 11.30. Nella circostanza, il Comitato per la qualità della vita curerà la tradizionale offerta del cero votivo all’Immacolata da parte della municipalità. Alla celebrazione parteciperanno i Cavalieri dell’Ordine di Malta, rappresentanti delle confraternite e delle autorità cittadine. L’ingresso in chiesa sarà contingentato.
Il tutto, con l’auspicio che al più presto si possa tornare alla normalità.

Foto principale di Mino Lo Re

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