Concattedrale, nuovo splendore per le vele e le vasche. Le parole di mons.Santoro

 

pubblicato il 07 Dicembre 2020, 21:48
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Anche l’intenso scorrere del traffico su viale Magna Grecia si è fermato per qualche secondo quando l’accensione del nuovo impianto di illuminazione ha provveduto a rendere ancora più evidente, quasi abbacinante, il bianco delle “vele” della Concattedrale. Allo stesso tempo sono state restituite al loro decoro le vasche antistanti, che riflettono l’imponente facciata della chiesa dedicata alla Gran Madre di Dio. In tal modo questa sera si è dato inizio alle celebrazioni per i cinquant’anni della maestosa opera di Giò Ponti, voluta dall’allora arcivescovo mons. Guglielmo Motolese.
Tanti i tarantini presenti all’avvenimento, strappati per un po’ al fervore dello shopping della vigilia dell’Immacolata. Ma ne è valsa la pena.
Prima dell’accensione delle luci, il discorso delle autorità. Innanzitutto l’arcivescovo mons. Filippo Santoro (nella foto di Max Perrini) ha ribadito la similitudine della Concattedrale con una nave sospinta dallo Spirito del Signore, quale grande segno di speranza per tutta la città, di un territorio che fiorisce come il verde che Giò Ponti ha disegnato per quest’opera: quello del fondo del mare e della macchia mediterranea. “Sono realmente grato al Signore – ha continuato – di poter celebrare l’anniversario di quest’opera, sorta grazie alla lungimiranza di mons. Motolese e al genio di Giò Ponti, al quale giustamente amministrazione comunale conferirà la cittadinanza onoraria. La Concattedrale è una realizzazione eccezionale che dovremmo apprezzare, più di quanto non è stato fatto in tutto questo tempo. Dal canto nostro abbiamo fatto il possibile perchè se ne recuperasse l’antico splendore. Ma ora anche i tarantini devono fare la loro parte, avendone cura come merita”.
Mons. Santoro ha ribadito come il tempio racchiuda lo spirito del Concilio che allora si stava concludendo, in una visione della Chiesa che vede i sacerdoti uniti ai fedeli in una comunione retta dallo Spirito e interessata alle sorti dell’umanità. “Anche figurativamente l’opera presenta tante espressioni – ha evidenziato – Ma ciò che più ci colpisce, oltre la facciata, la vela e le vasche, è l’altare, la pietra angolare su cui si è costruito tutto. Tutti gli angoli della concattedrale sono stati pensati nei minimi dettagli da Giò Ponti, perfino i candelieri. Ogni punto rimanda a una unità, proprio come il grande dono che il Concilio ci ha fatto: mettere l’unità della Chiesa come servizio di annuncio e di speranza per il mondo”.
“Questa eccezionale opera artistica – ha detto – ha un valore teologico, di preghiera e di invocazione per tutto il popolo, che continua nel tempo e che è un progetto di vita. Ora la nostra comunità ecclesiale e tutta la cittadinanza hanno il compito di preservare questa Concattedrale, renderla sempre più quel segno di unità del popolo e portare avanti un messaggio di unione tra la comunità cristiana e quella civile al fine di ridare speranza al nostro territorio”.
“La concattedrale – ha concluso – costituisce uno dei quattro punti di riferimento storico-culturale del territorio, assieme al MarTa, al Castello Aragonese e alla Basilica cattedrale ed è definita dagli storici e dai critici tra le migliori venti opere del mondo della seconda metà del novecento. E’ un’opera che sembra sia stata costruita oggi e che passa indenne tra il trascorrere del tempo, come invece accade a tante chiese
moderne”.
Dopo l’inaugurazione, c’è stata la concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Filippo Santoro assieme al vicario generale mons. Alessandro Greco, al vicario episcopale per gli affari economici mons. Emanuele Tagliente, al parroco mons. Ciro Marcello Alabrese, al suo vicario don Davide Quatraro e al segretario particolare dell’arcivescovo don Damiano Nigro.

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