Non chiamiamole “quote rosa”

 

Donne ai vertici. Nomine “eccellenti”, testimonianze di tenacia, volontà. Storie fuori dal solito affresco di “eroine sconfitte” o “inutilmente ribelli”
pubblicato il 06 Dicembre 2020, 08:08
9 mins

Leggere “I racconti delle donne”, un libro del 2019 a cura di Annalena Benini, è stato illuminante per inquadrare le storie che avevo scelto per la rubrica. Questo perché, come ha scritto la filosofa Luisa Muraro in un saggio sull’indicibile fortuna di essere una donna, in ognuna di loro c’è “qualcosa che eccede il confronto con gli uomini, qualcosa di incomparabile”.

Stephanie Frappart

E’ appena trascorsa infatti, la settimana che si potrebbe definire, delle “prime volte”. A cominciare da Stephanie Frappart, l’arbitra francese di 36 anni, per la prima volta nella storia della Champions League maschile, direttrice di gara nella sfida tra Juventus e Dinamo Kiev (finita, ma solo per la cronaca, 3-0).
Nata ad Harblay, comune francese nella regione dell’Ile-de-France, Stephanie aveva già diretto competizioni europee o di risalto. Lo aveva fatto nella finale di Supercoppa Europea nel 2019, fra Chelsea e Liverpool che si disputò a Istanbul. Una gara tiratissima finita ai rigori e nella quale fu affiancata dalle assistenti Manuela Nicolosi (Francia) e Michelle O’Neal (Repubblica d’Irlanda), in un’altra “prima volta” eccellente.
Dalle dichiarazioni che rilascia appare sempre consapevole e decisa: “Abbiamo provato che siamo come gli uomini, sia tecnicamente che fisicamente. Non abbiamo paura di sbagliare (…) conosco le mie emozioni, riesco a gestirle: mi sono allenata tanto anche su questo”. Ma mai spocchiosa. E potrebbe anche esserlo, perché oltre ad essere tra gli arbitri più giovani della Champions League, (compirà 37 anni tra due settimane e l’età media del resto dei suoi colleghi è di 40 anni), nel 2019 ha vinto il ‘Globe Soccer Award’, ricevendo il premio dalle mani di quello che è considerato fra gli arbitri più bravi della storia, Pierluigi Collina.

Sara Gama

Restando nel mondo “blindato” del pallone, Sara Gama, la 31enne triestina, capitana della Juventus e della Nazionale, è stata eletta vice presidente dell’Assocalciatori. Importante, in un momento così drammatico a livello mondiale e con il mondo del calcio in grande difficoltà per la crisi degli sponsor e la mancanza di pubblico. I calciatori sembrano aver cambiato i vertici del loro sindacato con la speranza di cambiare anche rotta. Forse, riconoscendosi anche nei temi al centro del suo programma per il prossimo quinquennio: “sostenibilità, solidarietà, trasparenza e programmazione”.
Gama ha incassato i “Complimenti e molti auguri di buon lavoro” da parte della ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti, che ha sottolineato come: “Un’altra strada si apre per le donne e libera energie e opportunità”. Ma anche del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, il quale sempre su Twitter ha riconosciuto: “Oggi è una giornata molto importante per il mondo dello sport. Sara Gama è la prima prima donna vicepresidente dell’Aic. A lei, al nuovo Presidente Calcagno e al Vice Biondini i miei migliori auguri di buon lavoro!”.

Francesca Nanni

Dai campi, alle aule di tribunale, anche se il passo in questo caso può essere breve (vedi il caso Suarez, quantomai calzante, ma con stupore pari a zero), restando nell’ambito delle prime volte eccellenti, Francesca Nanni, prima donna nella storia della magistratura, è diventata il nuovo procuratore generale di Milano.
In magistratura dal 1986, la nuova pg di Milano ha un carriera costellata di successi: nel 2010 è stata la prima donna a diventare procuratore di Cuneo e otto anni dopo ancora la prima a essere nominata procuratore generale di Cagliari. È stata sempre pubblico ministero, sin dal suo primo incarico alla fine degli anni Ottanta alla procura di Sanremo. Condusse l’indagine sul sequestro di persona a scopo di estorsione dell’imprenditore Claudio Marzocco, trasferito in Calabria e custodito per oltre un mese in Aspromonte. Una vicenda che finì con il rilascio dell’ostaggio senza il pagamento del riscatto e con l’individuazione e l’incriminazione di alcuni dei suoi carcerieri.
Si è occupata di reati contro la pubblica amministrazione, è stata anche alla procura distrettuale antimafia in anni scanditi dalle indagini su associazioni a delinquere operanti, anche all’estero, nei settori del gioco d’azzardo, dell’usura, del riciclaggio e dell’importazione e traffico di sostanze stupefacenti e poi di inchieste sul terrorismo internazionale e ancora sul contrasto al finanziamento in particolare di quello di matrice islamica. Da procuratore di Cuneo e poi da Pg di Cagliari, oltre a occuparsi dell’organizzazione e della direzione dei due uffici, ha continuato a svolgere attività giurisdizionale. Una nomina che, da un lato, viene nel solco della prima donna presidente del Tribunale di Milano, che è stata Livia Pomodoro, e della prima donna presidente della Corte d’Appello, che è stata Marina Tavassi, e dall’altro, completa una presenza femminile negli alti quadri della magistratura milanese.

Anita

Se è vero, come scrive Benini, che “raccontare le donne significa raccontare una forza che all’improvviso squarcia tutto, oppure si nasconde, o cammina piano e prepara la strada a chi verrà dopo”, non si può tralasciare, sottovalutare o omettere, l’esempio, la storia di Anita, che da Torino, da quando hanno chiuso le scuole, segue le lezioni in piazza per protesta.
Merita attenzione la tredicenne piemontese che ha dato il via alla protesta silenziosa degli Schools for future, contro la decisione della sua regione di non riaprire le scuole per le seconde e terze medie.
La sua è una protesta che non si ferma, non arretra. Nonostante il no del Tar alla sua richiesta di riaprire le aule, nonostante la scuola l’abbia sospesa perché seguiva le lezioni in un luogo “non adatto alla dad”.
Anzi, per questo (mi) piace ancora di più.
Non si ferma nonostante il freddo e la neve. Nonostante abbia incassato l’apprezzamento della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Avvolta in coperte sopra gli abiti pesanti, i thermos caldi accanto al tablet, segue con altri compagni che la sostengono, le lezioni, ancora, per strada. “E’ nostro diritto tornare in classe e vedere i nostri compagni dal vivo – ripetono da giorni – la nostra protesta va avanti. Con o senza neve”.
Va avanti, vanno avanti. Nonostante l’istituto (che non la merita) abbia motivato la decisione sostenendo che si tratta di una violazione della privacy dei suoi compagni di classe e che non sono intenzionati a rivedere la misura punitiva. Nonostante le oggettive difficoltà che vive tra le mura domestiche, dove con altri quattro fratelli deve condividere spazi in questa nuova, confusa, quotidianità, scandita, dettata, soprattutto dal segnale internet. Manifestare, sostiene Anita, è un suo diritto e le lezioni sono un suo dovere.

“Noi sappiamo – scrive Lydia Davis a proposito delle donne – di essere molto speciali. Eppure continuiamo a sforzarci di capire in che senso: non in questo, non in quello, in quale allora?”. Un quesito “ironico, poetico e tormentato” al quale Benini risponde, nelle pagine del testo, con queste parole: “In questa incomparabile, magnifica disposizione all’intimità, al confronto. Al racconto”.

 

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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