Quando ti colpisce il Covid e il personale sanitario si fa in quattro

 

La testimonianza di Enzo Risolvo, operatore culturale molto conosciuto nella nostra città
pubblicato il 05 Dicembre 2020, 09:14
5 mins

Enzo Risolvo è un cantore della nostra città, molto conosciuto. In termini strettamente tecnici, un operatore culturale, un divulgatore delle nostre tradizioni, delle nostre storie popolari, oltre a scrivere libri che riguardano, appunto, Taranto e i suoi angoli più popolari.
Ebbene, è stato anch’egli testimone del… coronavirus. Già, ed ecco quel che vuol far sapere ai suoi concittadini: che la Sanità non è tutto sgangherata come spesso siamo abituati a sentire. Le sue parole bastano.

Covid, poterlo raccontare!: ricevere la notizia che la propria moglie ha questa maledetta e devastante malattia, fa paura. Anche perché, quando ne senti parlare pensi sempre che non può succedere a te, e invece…
Immediatamente ci siamo messi in isolamento da tutti (anche se io non ho mai avuto e accusato niente): ti senti però isolato dal mondo, da solo, non sai cosa fare.
Immediatamente ecco che scatta l’afflato: abbiamo avuto il conforto della famiglia, le figlie i nipoti, il parentado, gli amici più intimi, in specie di Adolfo Melucci e Loredana, la sua consorte: una gara di solidarietà e affetto, che auguro possano avere tutti.
I miei nipoti, che vedevano la loro sempre allegra nonnona che quasi non spiccicava parole, piangevano a dirotto; più volte al giorno con le mie figlie stavano dietro la porta o alla finestra a chiederci di cosa avessimo bisogno, ed ho dovuto dir loro di non portare più niente (praticamente in due o tre giorni avevamo vivere per oltre un mese).
Proprio in questo triste momento, il mio pensiero è andato a tutte quelle persone sole, senza il calore della famiglia, dei parenti, degli amici, gente che non ha la ricchezza dell’amore filiale e amicale che abbiamo avuto noi, e mi rattristavo ancora di più, sperando ma anche consapevole che la solidarietà umana e cristiana è patrimonio congeniale del popolo tarantino.
Oltre agli affetti, devo aggiungere che ho trovato tanta professionalità e attenzione nel corpo medico (qualche volta improvvidamente bistrattato), a partire dal mio medico di base e amico, il dottor Cosimo Cassetta, che capendo immediatamente che il virus si fosse annidato nella nostra casa ha da subito iniziato il protocollo Asl, avvertendo il Dipartimento Corona Virus Asl, e iniziando la terapia opportuna: a Lui va il ringraziamento mio e di tutta la mia famiglia.
C’è altro ancora che mi preme comunicare: la celerità e il garbo del personale del 118 e, soprattutto, con emozione, voglio ricordare la professionalità, l’attenzione e l’affabilità ricevuta dal personale del Dipartimento prevenzione, che dopo appena un giorno sono venuti a fare il primo tampone, e dopo gli opportuni giorni sono nuovamente venuti senza nessuna nuova richiesta a fare l’ennesimo tampone. L’hanno fatto questa volta anche a me, che mi sono adoperato come “infermiere”, trovandomi, grazie al cielo negativo, nonostante la mia cronica debolezza (ho la sclerosi multipla, con difese immunitarie non elevate), anzi, forse per reazione mi sembrava di avere la forza dei miei lontanissimi vent’anni.
Vedete, questo mio scrivere, il mio voler far sapere la disavventura, è per dire che ho ricevuto assistenza professionale e attenzione dai medici del Dipartimento Corona virus dell’Asl di Taranto, in specie dalla Dott.ssa AnnaLaura Principalli e alla Dott.ssa Rosi Lentini: a loro, che oggi hanno comunicato la negatività anche di mia moglie (io lo sono sempre stato) il mio profondo ringraziamento (persone – angeli – che personalmente non conosco, e questo avvalora ancor più la loro abnegazione) e comunicare ai “miei” tarantini che possiamo essere fieri del corpo medico e della loro organizzazione:
LE COSE CHE FUNZIONANO VANNO FATTE SAPERE.
Un augurio alla mia città e, per finire in allegria, voglio ricordare che fra qualche giorno esce il mio decimo libro: ‘U CIGGHIE DE LE TARANDINE. Buon Natale e buon anno a tutti”.

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