ArcelorMittal rompe con Cimolai: contratto rescisso

 

Si chiude bruscamente il rapporto tra le due aziende: accusa pesantissime da parte della multinazionale nei confronti della ditta che ha realizzato la copertura dei parchi minerali
pubblicato il 04 Dicembre 2020, 21:25
7 mins

Nel giorno in cui si è svolta l’udienza di discussione in camera di consiglio al Tar del Lazio, che lo scorso ottobre aveva stabilito che il ministero dell’Ambiente dovesse riesaminare parte del decreto firmato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, datato 29 settembre 2020, in merito alla prescrizione n. 6 del Piano Ambientale che riguarda la chiusura dei nastri trasportatori dopo il ricorso di ArcelorMittal, si apprende della rottura tra la multinazionale e la ditta Cimolai, che si è occupata della realizzazione della copertura dei parchi minerali primari del siderurgico.

La notizia arriva all’indomani di un post su Facebook del comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, in cui veniva annunciata la cacciata della ditta dal siderurgico.

L’anteffatto risale all’audizione dello scorso 20 ottobre dei rappresentanti dalla Cimolai presso la Commissione Attività produttive, sui risvolti della crisi delle aziende dell’indotto dello stabilimento ex Ilva. Secondo quanto riportato in una lettera dei legali di AMI inviata alla società Cimolai (di cui abbiamo ricevuto alcuni stralci dalla stessa ArcelorMittal, lo scorso 5 novembre 2020, “subito dopo l’audizione alla Camera i legali di AMI hanno scritto alla Cimolai evidenziando che le dichiarazioni rese dell’Ing. Sciarra nel corso della sua audizione erano: “false, offensive e irresponsabili, anche considerando la sede istituzionale in cui sono state rese nonché i recenti e significativi pagamenti effettuati da AMI a Cimolai; hanno gravemente leso gli interessi economici, l’immagine e la reputazione della stessa AMI nonché del suo Amministratore Delegato Dottoressa Lucia Morselli e costituiscono un inadempimento delle obbligazioni assunte da Cimolai di “garantire l’impegno di assoluta riservatezza per i propri organi, dipendenti o collaboratori, su […] informazioni aziendali interne” ad AMI nonché di “utilizzare le informazioni al solo fine di adempiere agli obblighi contrattuali”.

(leggi gli articoli sui parchi minerali https://www.corriereditaranto.it/?s=parchi+minerali&submit=Go)

Sette giorni dopo, il 27 ottobre, durante l’audizione  in Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, dei commissari straordinari dell’ex Ilva in Amministrazione Straordinaria Francesco Ardito, Antonio Lupo e Alessandro Danovi, vi fu un passaggio sui rapporti tra ArcelorMittal e la Cimolai, nel passaggio sul versante ambientale, in merito all’attuazione del Piano Ambientale del 2017, ovvero dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). “Per quanto riguarda l’AIA abbiamo letto che Cimolai (la ditta che si sta occupando della copertura dei parchi minerali primari) vanta dei crediti e c’è la nostra preoccupazione per questo. Cimolai non ci ha mai riferito nulla di specifico in proposito, in ogni caso qualora dovessero affiorare problemi nell’esecuzione dei lavori AIA in quel caso interverremmo” affermò il commissario Lupo.

Lo scorso 25 novembre, secondo quanto riferito oggi dall’azienda, è stata inviata alla Cimolai la lettera di recesso dal contratto in essere.

“La condotta e l’atteggiamento di Cimolai durante l’esecuzione dei Lavori – soprattutto negli ultimi mesi – hanno compromesso la fiducia di AMI nei suoi confronti e sono incompatibili con la prosecuzione dei rapporti contrattuali inter partes. Invero, tra l’altro, Cimolai: a partire da luglio 2019, ha formulato pretese economiche del tutto infondate (con riguardo, tra l’altro, a presunte accelerazioni e variazioni in aumento nell’esecuzione dei Lavori) nonché illegittimamente rifiutato di riconoscere le decurtazioni sul prezzo dei Contratti a cui AMI ha diritto; in data 18 settembre u.s., ha comunicato ad AMI che tali pretese economiche erano raddoppiate (da Euro 13.944.307,20 per il Parco Minerale ed Euro 13.376.102,26 per il Parco Fossile a, rispettivamente, Euro 29.021.933,07 ed Euro 34.040.807,14), senza fornire alcuna spiegazione o documento di supporto; in data 14 ottobre, ha ingiustificatamente minacciato di promuovere un arbitrato contro AMI ai sensi dell’articolo 49 delle Condizioni Generali; in data 20 ottobre, ha inviato ad AMI un’inaccettabile “rimodulazione del Cronoprogramma generale dei lavori” e reiterato le proprie infondate pretese economiche; lo stesso giorno, tramite il suo Direttore Tecnico (Ing. Marco Sciarra), ha reso false, offensive e irresponsabili dichiarazioni riguardanti i rapporti con AMI, durante l’audizione informale tenutasi avanti la X Commissione per le Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati” si legge sempre nello stralcio della lettera inviatoci dall’azienda.

Oggi una nuova lettera di AMI in risposta alle comunicazioni di Cimolai (lettere del 27 novembre e 2 dicembre), nella quale nella parte inviataci si legge che “in primo luogo, AMI non vi ha affatto intimato di sgomberare le aree dello Stabilimento da voi occupate in modo “del tutto irresponsabile sotto il profilo della sicurezza delle opere” e “della incolumità delle persone”. Al contrario, come voi stessi avete riconosciuto, è ovvio che “il rilascio del cantiere dovrà avvenire in maniera tale da assicurare” che non si verifichino danni a cose e persone. È così pacifico che, nello sgomberare tali aree al più presto (e, comunque, non oltre 30 giorni dal 25 novembre), dobbiate garantire la loro messa in sicurezza. Peraltro, contrariamente a quanto avete insinuato nella vostra comunicazione del 27 novembre u.s., “le tempistiche oggettivamente necessarie” a svolgere le attività di messa in sicurezza sono del tutto compatibili con il menzionato termine. Come sapete, infatti, per mettere in sicurezza le aree sono necessari pochi ed elementari adempimenti, che un’azienda come Cimolai non può non essere in grado di gestire. In secondo luogo, è del tutto infondata la vostra pretesa di indicare i “subappaltatori e fornitori” che AMI può (o non può) utilizzare per completare i lavori oggetto dei Contratti. AMI ha legittimamente esercitato il proprio diritto di recedere dai Contratti e, nell’esercizio della sua libertà imprenditoriale, può organizzare la prosecuzione dei lavori senza fornirvi alcun chiarimento o giustificazione”.

In attesa di conoscere le tesi della controparte, registriamo l’ennesima puntata dell’infinita telenovela del siderurgico tarantino.

(leggi gli articoli sulla Cimolai https://www.corriereditaranto.it/?s=cimolai&submit=Go)

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