Accordo ArcelorMittal-Invitalia, sindacati guardinghi

 

In attesa dell'accordo definitivo tra le parti, le organizzazioni sindacali pronte a difendere la piena occupazione
pubblicato il 30 Novembre 2020, 19:36
14 mins

“La decisione del Governo di entrare in ArcelorMittal attraverso la controllata Invitalia all’inizio con una quota del 50% per poi salire al 60% entro giugno 2022, è importante. E’ positivo che lo Stato entri negli asset strategici dell’industria di questo Paese, a partire dalla siderurgia: è una garanzia e una scelta di politica industriale. Lo Stato non deve limitarsi ad un intervento di natura finanziaria, deve assumere nella nuova società una funzione di indirizzo strategico del progetto industriale”. Così Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, al termine dell’incontro online tra sindacati, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero del Lavoro e Invitalia per la vertenza ArcelorMittal e la presentazione del nuovo Piano Industriale.

“La trattativa sta andando avanti esclusivamente tra Governo e ArcelorMittal e sono necessari ulteriori 10 giorni per firmare l’intesa definitiva, dopo la lettera di intenti siglata oggi. Sono ancora insufficienti però le informazioni in nostro possesso, in particolare quelle che riguardano gli aspetti legati al piano industriale di cui sono state anticipate soltanto le linee generali. Secondo tali linee si dovrebbe realizzare nell’arco temporale che va dal 2020 al 2025 una ridefinizione degli aspetti impiantistici con l’introduzione di un ciclo misto di produzione dell’acciaio da forno elettrico e da altoforno con l’affiancamento di piattaforme per la produzione di preridotto (DRI)” afferma la Re David.

“Tale assetto impiantistico dovrebbe garantire un volume di produzione di 8 milioni di tonnellate a regime e 10mila e 700 addetti. Ciò comporterebbe l’utilizzo della cassa integrazione per un massimo di 3mila unità nel 2021, di 2500 nel 2022, di 1200 nel 2023, e zero nel 2024. È evidente che questa ipotesi è lontana dall’accordo sindacale del 6 settembre 2018, in cui è previsto il vincolo occupazionale anche per i 1700 lavoratori in amministrazione straordinaria, e che i tempi della transizione per il completamento del piano industriale al 2025 sono difficilmente sostenibili sia per quanto riguarda il numero di lavoratori interessati sia per gli attuali livelli di copertura salariale previsto dagli ammortizzatori sociali” afferma ancora la Re David.

“Peraltro tempi così lunghi di implementazione del piano industriale non sono compatibili con una condizione degli impianti e degli stabilimenti in cui cresce l’insicurezza dovuta alla mancanza di investimenti sulla manutenzione ordinaria e straordinaria come dimostra anche il crollo della “torre faro” di oggi a Genova. È chiaro che se il 10 di dicembre si dovesse pervenire alla firma definitiva dell’accordo di coinvestimento si aprirebbe l’avvio di una trattativa con il nuovo soggetto. Per quanto ci riguarda l’accordo sindacale non potrà prescindere dalla piena occupazione in tempi e modalità sostenibili” conclude la segretaria generale Fiom-Cgil.

“Oggi doveva essere il giorno della verità sull’accordo tra Invitalia e ArcelorMittal, ma è diventato il giorno del rinvio. A quanto pare firmeranno un memorandum of understanding che stabilirà i punti salienti dell’accordo ma ne posticiperà la firma entro il 10 dicembre, mentre per questi giorni AMI non potrà esercitare il diritto di recesso, che potrà comunque esercitare dal giorno successivo senza l’eventuale accordo”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, a margine dell’incontro con Patuanelli, Arcuri e Catalfo che avrebbe dovuto tenersi in presenza ed alla fine si è tenuto in videoconferenza.

“Noi non volevamo parlare di questioni finanziarie o di governance – aggiunge Palombella – la presenza dello Stato e di Invitalia ci auguriamo che possa costituire un elemento di garanzia, anche se purtroppo la gestione dei commissari dal 2012 al 2018 ha lasciato un degrado evidente e a cui si sta cercando di porre fine”. “Avevamo richiesto di essere convocati per iniziare una discussione vera sui temi di nostro interesse e competenza. Stiamo da tempo aspettando il momento in cui le organizzazioni sindacali potranno esprimere un giudizio sul nuovo piano industriale, gli investimenti e la salvaguardia occupazionale” continua.

“L’unico piano industriale che noi conosciamo è quello del 2018 – ricorda il leader della Uilm – oggi abbiamo appreso che il nuovo progetto prevede la realizzazione di un grande forno elettrico e due impianti esterni per il DRI, ma non sappiamo come verrà guidata la transizione, quale sarà il cronoprogramma e come verranno gestiti i lavoratori. Parliamo di tutti i lavoratori, anche quelli in Ilva AS che secondo l’accordo del 2018 dovevano essere riassorbiti in AMI man mano che si verificava la risalita produttiva. Secondo quanto detto oggi da Arcuri noi ci troveremo da quest’anno fino al 2021 con 3.000 persone in cassa integrazioneche si aggiungono ai 1.700 di Ilva As” prosegue.

Non firmeremo mai un accordo che preveda migliaia di esuberi. Presumibilmente dalla prossima settimana inizieremo una trattativa, ci auguriamo libera da condizionamenti, per arrivare a un’intesa che dia un futuro occupazionale a tutti i lavoratori di ArcelorMittal, di Ilva As e appalto, e che avvii il piano di risanamento ambientale tanto atteso” conclude.

“Siamo di fronte a giorni decisivi in cui siamo chiamati a ricoprire un ruolo fondamentale. L’accordo sindacale non è infatti un mero passaggio burocratico. Per quanto apprezziamo che ci venga dato come orizzonte il 2025 a zero esuberi, bisogna però considerare tutti i passi da qui fino al 2025. Si sta completando di certo qualcosa che non si può più rimandare. Il rilancio del polo siderurgico di Taranto e di tutto il gruppo richiede sforzi straordinari ed un grande ruolo dei lavoratori e delle parti sociali. Ci aspettiamo che oltre ai principali punti chiariti oggi, si possa condividere con noi il piano industriale e degli investimenti, un crono programma che chiarisca i passaggi da qui al 2025. Anche alla luce di ció, sarà fondamentale combinare il rilancio dell’acciaio alla necessità di garantire l’occupazione per i lavoratori che stanno attraversando una lunghissima traversata nel deserto, compresi quelli in ILVA AS che devono far parte del perimetro dell’accordo”. Così il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia.

“Il rilancio non avverrà solo grazie agli investimenti ma anche grazie alla forza lavoro, che necessita di garanzie. Per quanto riguarda i lavoratori coinvolti nel perimetro più diretto, questi provengono da lunghi di anni di ammortizzatori sociali e bisogna quindi ragionare su come renderli sostenibili ed integrarli – prosegue Benaglia -. Per questo abbiamo proposto, e il Ministro Patuanelli ha accettato, che dopo la firma del 10 dicembre dell’accordo di coinvestimento di Invitalia in Arcelor Mittal si dia vita ad un tavolo per la definizione dell’accordo sindacale che accompagni questa operazione con tutti i soggetti coinvolti” conclude Benaglia.

“Serviranno ancora altri incontri con le parti del coinvestimento per capire, discutere, approfondire tutti gli aspetti tecnici e industriali dell’accordo tra Invitalia e ArcelorMittal per l’ex Ilva”. Lo afferma in una nota il segretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici, Antonio Spera. “Il governo – spiega – lo considera il piu’ grande piano industriale green europeo, che prevede una risalita produttiva di 5 milioni di tonnellate di acciaio all’anno a Taranto, dal 2021, con l’obiettivo di arrivare alla massima capacita’ produttiva a fine piano, nel 2025, a otto milioni di tonnellate di acciaio annuali, nonche’ la progressiva decarbonizzazione, zolfo, polveri e CO2, un grande forno elettrico e il rifacimento dell’alto forno cinque”

“Abbiamo ancora davanti a noi – conclude Spera – 10 giorni, e non sono molti, per arrivare al perfezionamento del memorandum tra governo e Mittal, ma l’UGL Metalmeccanici resta in ogni caso dell’idea che il sindacato non intende fare da spettatore e che vanno salvaguardati tutti i posti di lavoro e vadano portati a termine tutti gli investimenti come da accordo sottoscritto dai sindacati nel 2018″.

“Nel primo pomeriggio si è tenuto il confronto su ArcelorMittal tra i sindacati, i ministri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Patuanelli e Catalfo e l’ad di Invitalia Arcuri. L’accordo tra Stato e ArcelorMittal verrà siglato il prossimo 10 dicembre. Lo Stato entrerà nello stabilimento inizialmente al 50% per poi divenire socio maggioritario entro giugno 2022, data entro la quale il gruppo franco-indiano dovrà decidere se rimanere o andare via. Fino ad allora porteremo avanti una governance condivisa. Un metodo che non condividiamo quello utilizzato per portare avanti la trattativa da un Governo che non ha tenuto minimamente in considerazione né le organizzazioni sindacali, né gli enti locali, generando decisioni che verranno calate sulla testa di una comunità lasciata fuori dal confronto“. E’ quanto afferma Francesco Rizzo dell’USB Lavoro Privato – Industria.

Non ci convince la produzione che, partendo da 5 milioni di tonnellate subito con 5000 lavoratori impiegati, aumenterebbe di 1 milione di tonnellate e 1000 lavoratori all’anno per arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2025, con il totale assorbimento della forza lavoro. Arcuri ha descritto un piano che garantirebbe questa produzione con un forno elettrico e impianti dry esterni alla fabbrica, che verranno costruiti e poi gestiti da Invitalia – prosegue Rizzo -. Il tutto con una riduzione delle emissioni inquinanti: del 93% di ossido di zolfo, 90% di diossine, 78% di polveri e CO2. La produzione green comporterebbe, secondo il piano a noi sconosciuto, lo spegnimento dei due altoforni più datati ed il rilancio dei due più recenti: Afo 4 e Afo5“.

“Si tratta dello schema che Mittal ha proposto in passato: un rapporto tra milioni di tonnellate di acciaio e numero di lavoratori che non abbiamo accettato a suo tempo e che il Governo ora asseconda. Si tratta di un piano ricco di contraddizioni e difficilmente realizzabile, del quale non abbiamo ancora il documento. Finora abbiamo parlato di cose descritte oralmente, sulle quali comunque manifestiamo molte riserve, ribadendo le nostre priorità: la tutela dell’ambiente e della salute, all’indomani dell’ennesima tragedia che vede vittima un bambino di Taranto, la sicurezza sui luoghi di lavoro, dal momento che gli impianti sono ormai a pezzi, e la piena occupazione dei dipendenti diretti, dell’appalto e Ilva in AS. Arcuri non esclude che questi ultimi possano essere assorbiti per la costruzione degli impianti dry” afferma ancora Rizzo.

“Cosa accade quindi oggi? Semplicemente che ArcelorMittal viene messa nelle condizioni di gestire la fabbrica grazie all’intervento dello Stato. Riscontro positivo quello derivate dalla garanzia di una prossima convocazione sulle questioni avanzate da USB: riconoscimento amianto e lavoro usurante, incentivi all’esodo e LPU. Auspichiamo che nei prossimi passaggi della vicenda venga finalmente messo al centro l’interesse della comunità, piuttosto che quello della multinazionale, e che per la definizione della questione sia coinvolto seriamente il territorio con le sue istanze – prosegue Rizzo-. Il ministro Patuanelli ha giustificato l’esclusione dei sindacati e degli enti locali fino ad ora per l’incertezza sulla possibilità per lo Stato di entrare in partnership. Dall’incontro di oggi abbiamo inoltre appreso che nella prossima settimana si terrà un confronto con la nuova governance Mittal-Invitalia“.

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