ArcelorMittal-Governo, trattativa e dubbi

 

Melucci si ritiene deluso dall'esclusione della città. Ma è da anni che i Governi lo fanno
pubblicato il 25 Novembre 2020, 18:15
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Rinaldo Melucci: «Chiediamo a Bruxelles di vigilare in queste ore delicate per Taranto. Sull’ex Ilva leggiamo ancora parole impegnative del Governo, ma non abbiamo la sicurezza che si stia operando in coerenza con la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 24 gennaio 2019. Non vorremmo, pertanto, che l’Unione Europea assegnasse all’Italia risorse del Recovery Plan o del Just Transition Fund e queste venissero impiegate per una riconversione parziale ed inefficace, diciamo di facciata, dello stabilimento siderurgico». E ancora: «Non conosciamo alcun dettaglio dell’accordo che il Governo sta chiudendo con ArcelorMittal, la città non c’è. E se i termini sono quelli dell’intesa di marzo non sono sicuramente nell’interesse di Taranto. Ci saremmo aspettati trasparenza, siamo delusi e preoccupati».
E’ lo spunto, cioè le riflessioni del sindaco di Taranto sull’imminente accordo tra Governo e ArcelorMittal, per spremere qualche opinione. Spesso proprio Melucci ha lamentato l’esclusione del Comune, quindi la città, dalla trattativa, quantomeno conoscerne i contenuti per esprimere un minimo di giudizio fondato sull’esperienza quotidiana di amministratore e, quindi, a stretto contatto con i cittadini.
Una visione che può dirsi condivisibile. Del resto, lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa risiede qui, i danni da esso provocato da decenni li subiscono i cittadini di Taranto, è qui che la vita è condizionata – economicamente e sanitariamente – ed è qui che l’ambiente è martoriato giorno dopo giorno. Dunque, sarebbe più che giusto ascoltare la voce della città, seppur la trattativa riguarda lo Stato italiano e una delle multinazionali più grandi del pianeta.
Il problema è che negli anni scorsi, quelli che ci separano dal famoso luglio 2012 (sequestro degli impianti nocivi e una serie di personaggi coinvolti nell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’), i vari Governi che si sono succeduti a gestire questa vicenda spinosissima hanno, diciamo così, approfittato della debolezza della politica nostrana per evitarne il coinvolgimento diretto quantomeno nell’essere ascoltata. Specialmente nei primissimi mesi dell’inchiesta, perfino alla vigilia del sequestro, quando l’allora premier Monti convocò un Tavolo per Taranto (si parla tra marzo e aprile del 2012) in cui giunse un dossier della Consulta dello Sviluppo (insiediato in città fra le varie componenti politiche ed economiche) forse un po’ troppo vago per prenderlo in considerazione. Certo, sono nostre considerazioni per carità. C’è però qualcosa che non abbiamo mai capito: allorquando ‘Ambiente svenduto’ entrò a gamba tesa nei rapporti tra Governo, Ilva e città, perchè mai le nostre rappresentanze politico-istituzionali non pretesero risarcimenti immediati pena denuncia mediatica a livello planetario, visto e considerato che tutte le tv e i media del mondo s’accorsero della tragedia di Taranto? Perchè mai, ci chiediamo ancora oggi, le nostre rappresentanze politico-istituzionali si limitarono ad ascoltare qualche offerta, qualche “rimborso” economico, poche idee concrete e immediate? Qualcuno potrebbe obiettare: non è proprio così. La risposta però è semplice: da quel 2012 ad oggi, com’è veramente cambiata la città, quale soluzione è visibile? E quali ricadute positive hanno ricevuto i cittadini di Taranto, anzi il territorio? Non fosse per una accelerata negli ultimi mesi a ciò che il CIS aveva ipotizzato o pensato nel corso degli anni più recenti, potremmo dire che siamo ancora all’anno zero.
Premessa d’obbligo: non è assolutamente facile amministrare una città complessa, in particolar modo una città come Taranto in cui l’eterno dilemma salute o lavoro nessuno riesce a risolvere. Quindi, lungi da noi colpevolizzare l’attuale sindaco di Taranto per quel che sta accadendo a Roma, qualunque siano le decisioni assunte sul futuro dello stabilimento siderurgico e, di conseguenza, su quello della città legata, purtroppo ancora, a filo stretto all’acciaio. E non tiriamo fuori la storia di un’ordinanza di chiusura degli impianti: tutti sanno perfettamente che il sindaco può solo intervenire in emergenza e temporaneamente.
Detto questo, colpe e colpevoli di tutta la vicenda hanno residenza storica negli anni. Melucci, ripetiamo: comprensibilmente, lamenta l’assenza della città nella trattativa Stato-ArcelorMittal. Però, e lo scriviamo senza alcun pregiudizio, forse qualcosa non ha funzionato, in questi ultimi due-tre anni, nelle comunicazioni e nei rapporti tra Stato e città. Di che parliamo? Ribadiamo: queste sono riflessioni che non servono e non vogliono colpevolizzare Melucci che, anzi, paga un background sull’intera vicenda che non gli appartiene, perchè se in passato qualcuno avesse avuto atteggiamenti e azioni meno supìni verso i vari Governi, forse oggi Taranto sarebbe maggiormente rispettata. Diciamo solo che qualche azione o pensiero ondivago dell’attuale Amministrazione, sommati alle tante incertezze del Governo di Roma, non hanno agevolato il confronto. Diciamo anche che Melucci a volte ha seguito un po’ troppo spesso la Regione – alias Emiliano – nella battaglia sulla vicenda. Scelta da rispettare, ma che probabilmente ha indebolito la posizione del Comune.
Oddio, non siamo depositari della verità. Per cui, anche queste sono riflessioni opinabili. Ma è una sensazione netta quella che vede il Governo attuale impegnato, bene o male, a inseguire una riconversione economico-sociale della città ma la esclude dalla ‘madre di tutte le battaglie’, e cioè nello sciogliemento del rebus-stabilimento siderurgico. Quindi, ambiente più pulito, salute dei cittadini, territorio finalmente slegato dall’economia dell’acciaio e in generale delle grandi industrie.
Insomma, è come se il Governo voglia dire: “Ti sto dando questo e quello, accontentati. Ma sull’ex Ilva lasciaci fare, non ti riguarda”.
E torniamo all’inizio. Le preoccupazioni di Melucci hanno radici antiche e bene fa ad esternarle. Ma, di grazia, recuperare il tempo perduto sullo spessore di una città che troppe volte s’è inchinata, non è affatto semplice nè lo si può pretendere subito. Qui – ma anche altrove – siamo sempre stati convinti che la costruzione di una città del futuro non passa solo ed esclusivamente da Roma. Questa Amministrazione sta mettendo in campo tante idee, tanti progetti che solo negli anni, se tutto va bene, potranno realizzarsi: è un dato oggettivo. L’importante, però, è avere la barra dritta senza inseguire gli ondeggiamenti altrui, ascoltando sempre più la città – quindi i cittadini – e compiere scelte facendo sintesi, con coraggio e senza inseguire sirene. Certo, giudizi critici o plaudenti ci sono e ci saranno, com’è ovvio che sia. Ma lo saranno su scelte fatte qui, non certo altrove. Del resto, fa parte del gioco. Anche se, rubando un parametro sportivo, i giudizi si tracciano solo alla fine del campionato.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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