Accordo governo-ArcelorMittal, paletti dei sindacati

 

Conferenza stampa dei sindacati metalmeccanici a Roma sulla vertenza ex Ilva sulla trattativa in corso tra Invitalia e la multinazionale
pubblicato il 25 Novembre 2020, 20:34
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“Noi ci siamo e con noi dovete fare i conti. Tra pochi giorni ci troveremo di fronte di fatto ad una nuova società con il perfezionamento dell’accordo tra Governo e ArcelorMittal. La nuova società sarà partecipata per il 50% dal capitale pubblico dello Stato. L’ingresso e la partecipazione dello Stato attraverso Invitalia non possono essere semplicemente una decisione di natura finanziaria. È indispensabile che lo Stato assuma un ruolo e una funzione di indirizzo e di controllo nelle scelte strategiche di politica industriale del gruppo”. E’ quanto dichiarato quest’oggi da Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, durante la conferenza stampa dei sindacati metalmeccanici a Roma sulla vertenza ex Ilva, in concomitanza con lo sciopero di due ore in tutti i siti italiani di ArcelorMittal.

“Non vorrei che si pensasse che abbiamo fatto una trattativa di un anno con il vincolo occupazionale e zero esuberi con un’azienda privata e che ora si possa trattare gli esuberi con un’azienda per metà pubblica. Anche perchè a noi non è arrivata nessuna disdetta dell’accordo sindacale firmato al Mise il 6 settembre del 2018. L’accordo del 2018 prevedeva 10.700 occupati subito e la clausola di salvaguardia occupazionale con il rientro dei 1700 lavoratori in amministrazione straordinaria entro il 2023” sottolinea la Re David.

“Troviamo inaccettabili l’atteggiamento del Governo e anche il comportamento dell’azienda. C’è una totale mancanza di rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e nei confronti delle organizzazioni sindacali – prosegue la Re David -. In Italia le multinazionali non rispettano gli accordi, gli unici che rispettano gli accordi sono le lavoratrici e i lavoratori, che oggi hanno scioperato con un’altissima adesione e dato vita a presidi negli stabilimenti del gruppo, a cui sono pervenute manifestazioni di solidarietà di tutti i sindacati europei dei Paesi in cui sono presenti impianti di ArcelorMittal”.

“Siamo preoccupati per un possibile slittamento sui tempi, probabilmente al 2025, e siamo di fronte ad una trattativa tutta da fare. Chiediamo un cronoprogramma preciso degli investimenti in grado di accelerare le ricadute positive in termini ambientali, industriali e occupazionali” conclude Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

(leggi gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

“Oggi è una giornata importante perché i lavoratori dell’ex Ilva, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, hanno scioperato in massa in tutti gli stabilimenti per difendere il lavoro, la sicurezza, la salute e l’ambiente. L’ex Ilva rappresenta la vertenza madre non solo della siderurgia ma del futuro del nostro Paese. L’accordo del 6 settembre 2018, firmato al Mise da Governo, ArcelorMittal e sindacati è stato disatteso per responsabilità sia dell’Esecutivo che della multinazionale e questo è insopportabile. Sia l’intesa del 4 marzo che quella che ci sarà il 30 novembre ci hanno visti solamente spettatori e per questo non ci sentiamo vincolati in nessun modo. Vogliamo conoscere e discutere, senza accordi pre confezionati, del piano industriale e occupazionale, con l’imprescindibile salvaguardia sia dei dipendenti, che dei 1.700 in Ilva AS e quelli dell’indotto. Non firmeremo mai accordi che prevedono esuberi, riduzioni salariali e tempi lunghi per il piano industriale e ambientale” ha invece dichiarato Rocco Palombella, segretario generale Uilm, il primo dei segreatari a parlare nella conferenza stampa odierna.

“Vogliamo garanzie chiare e immediate dal Governo sull’occupazione e sugli interventi che si vogliono mettere in campo. Questa vertenza va avanti dal 2012 e non si può perdere più tempo, i lavoratori e la città sono stremati – esorta Palombella -. Vogliamo un piano che concili salute, lavoro e ambiente, che rispetti sia i diritti dei lavoratori che quelli dei cittadini di Taranto. Solamente con la riconciliazione tra fabbrica e città saremo in grado di costruire un futuro ecosostenibile e occupazionale dell’ex Ilva” prosegue.

“La prospettiva occupazionale dei lavoratori all’interno dell’ex Ilva è una cosa seria. Vogliamo il lavoro e non gli ammortizzatori sociali – continua il segretario generale della Uilm -. Non possiamo fidarci a scatola chiusa dell’ingresso dello Stato nella società con ArcelorMittal, perché è lo stesso che ha gestito gli stabilimenti dal 2012 al 2018 con un fallimento sotto ogni punto di vista. Inoltre si rischia che l’ex Ilva venga strumentalizzata a fini politici tra le diverse fazioni presenti nella maggioranza. Serve univocità dal Governo e non dichiarazioni contrastanti e incompatibili. Non accetteremo un accordo da prendere o lasciare, vogliamo dare il nostro contributo per rilanciare la più grande acciaieria d’Europa e salvaguardare la siderurgia italiana” conclude Palombella.

Il leader della Fim Cisl Roberto Benaglia ha invece indicato quali sono le priorità dei rappresentanti dei lavoratori in vista della vera trattativa che si aprirà dopo la firma dell’accordo finanziario di lunedì prossimo.

“Siamo in una condizione di attesa, dal momento che la visione di prospettiva chiesta al Governo resta ancora priva di contenuti che non sono ancora stati definiti. Per noi le priorità sono assicurare la continuità produttiva dell’azienda anche dopo il 1 dicembre, il coinvolgimento nella stesura dei piani industriale ed ambientale che seguiranno l’intesa del 30 novembre. Piano in cui si dovrà guardare ai volumi produttivi, agli investimenti e garantire esuberi zeroNon vogliamo posti in CDA ma i lavoratori devono essere coinvolti anche nelle scelte degli obiettivi aziendali. Infine ribadiamo con forza che non si può vivere di ammortizzatori sociali“.

(leggi gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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