Ex Ilva, naufraga il progetto delle acque reflue

 

Il Cis Taranto prende atto dell'impossibilità di realizzare il progetto in piedi dal 1994. Al suo posto, forse, si realizzerà un dissalatore
pubblicato il 16 Novembre 2020, 21:19
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Dopo mesi di polemiche, quanto mai inutili e a vuoto, nella riunione odierna del Cis Taranto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, che ha coordinato in Prefettura a Taranto, gli incontri tecnici, in video call, nell’ambito del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto, e la struttura tecnica del Cis, il Ruc, Invitalia, Investitalia, hanno preso atto “che il progetto di riutilizzo delle acque reflue degli impianti Gennarini e Bellavista, in sostituzione delle acque del Sinni e del fiume Tara, non potrà essere realizzato prima di 10 anni“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/08/14/ilva-acque-reflue-la-polemica-economica-continua/)

Non solo. Perché in base ad ulteriori risultanze tecniche, si starebbe “valutando la possibilità di una soluzione alternativa che prevede sia la costruzione di un dissalatore per uso industriale sia il completamento dell’impianto di depurazione per l’utilizzo delle acque reflue da destinare però ad uso agricolo“. Ovvero quanto già si era intuito mesi addietro.

La nuova prospettiva progettuale, vedrà coinvolte ArcelorMittal, Ilva in Amministrazione Straordinaria, Acquedotto Pugliese e Regione Puglia, “dovrà essere definita e condivisa entro la fine dell’anno con un protocollo d’intesa per essere poi discussa con il Ministero dell’Ambiente poiché l’intervento è soggetto a prescrizione Aia“.

La querelle riguardante la vicenda legata al progetto che prevede il “Completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ex Ilva) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo”, partita dallo stesso Cis nei confronti dell’azienda nella conferenza stampa dello scorso 12 giugno, ha visto per tutta l’estate coinvolti la Regione Puglia e l’Aqp con una serie di note sulla vicenda, dove tra una normativa e un’altra, questioni tecniche e politiche (che riguardano anche e soprattutto la Regione Basilicata), ci si è rimpallati una questione che è in piedi dal 1994.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/08/04/acque-reflue-ex-ilva-arcelormittal-tra-diritto-ed-etica/)

Dopo essere stato protagonista di una disputa tra il governatorato di Nichi Vendola alla Regione Puglia (con in prima linea l’ex assessore regionale Amati) e l’ex proprietà dei Riva (dal 2006 al 2010), essere inserito come prescrizione nell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 4 agosto 2011, finito sulle scrivanie dei giudici amministrativi del Tar di Lecce nel 2012, il progetto nel 2014 fu inserito dapprima nel ‘nuovo’ Piano Ambientale per poi finire l’anno successivo, nel 2015, nel perimetro del CIS Taranto con l’iniziale dotazione economica prevista, pari a 14 milioni di euro, che in realtà non sarebbe mai bastata per realizzarlo.

Ora, ad distanza di alcuni mesi dalle ultime polemiche, si è arrivati al punto di non ritorno: quel progetto non vderà mai la luce. Sono passati ben 26 anni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/30/ex-ilva-e-acque-del-gennarini-tra-dati-e-un-po-di-storia2/)

Non è dato sapere, al momento, se per la realizzazione del dissalatore (ammesso e non concesso che servirà ancora visti i progetti faraonici di riconversione produttiva che il governo vorrebbe realizzare nel prossimo futuro per regalare una quarta vita al siderurgico tarantino) serviranno tutti e 14 i milioni di euro previsti inzialmente per il progetto che si è deciso di abbadonare. O se serviranno in parte per il dissalaore ed in parte per il completamento dell’impianto di depurazione. Né al momento sappiamo se siano stati realizzati gli interventi per la bonifica del terreno e della falda dell’attuale depuratore.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/18/falda-del-gennarini-inquinata-al-cis-lo-sanno/)

Restiamo in attesa di essere ‘illuminati‘ in tal senso. Crediamo sia inutile ripetere ancora una volta concetti che abbiamo ribadito più volte negli ultimi 20 anni, visto che questa vicenda iniziammo a seguirla sin dagli arbori sulle colonne del ‘TarantoOggi‘. Per chi volesse approfondire l’argomento, rimandiamo ai link degli articoli presenti in questa pagina, che racchiudono dettagliatamente l’intera storia di un progetto, come tanti, che non vedrà mai la luce.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/11/09/lilva-blu-vecchia-storia-acqua-milioni-euro-non-solo/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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