Covid, scienziati e barzellette

 

L'attesa per il vaccino, Trump che inventa brogli e non vuole lasciare lo Studio Ovale, Berlusconi “moderato” da Fazio, l'addio a un Maestro, Cotticelli commissario “a sua insaputa”...e un ciondolo anti virus
pubblicato il 15 Novembre 2020, 08:00
12 mins

La settimana appena trascorsa, dal punto di vista dei fatti di cronaca, si può sintetizzare con una sola parola: disorientante.

E dire che era cominciata bene, con l’annuncio di Pfizer e BioNTech sui risultati positivi della sperimentazione clinica per un vaccino contro il Covid-19. Una notizia che ha dato l’apertura di tutti i telegiornali, ha fatto sussultare i mercati della farmaceutica (e dell’ad Albert Bourla che ha venduto 132 mila azioni della Pfizer incassando 5,5 milioni di dollari), esaltato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che su Twitter ha cinguettato: “La scienza europea funziona! La Commissione presto firmerà un contratto con loro per avere fino a 300 milioni di dosi. Continuiamo a proteggerci a vicenda nel frattempo”. Perfino il prudentissimo, talvolta fino al pessimismo, direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha commentato come “Notizia incoraggiante” l’annuncio di Pfizer.

Ursula Von der Leyen

Il vaccino sviluppato dalla società tedesca BioNTech e dal gigante farmaceutico statunitense Pfizer, fanno sapere, sarebbe in grado di “sconfiggere il virus” al 90 per cento. E se si aggiunge anche l’arrivo, imminente, di un altro vaccino targato Astra Zeneca e quello dei russi, lo Sputnik V, capace (mah…) di sconfiggere il virus al 92 per cento, siamo già all’abbuffata di buone notizie.

D’altra parte, si ha la sensazione che “chi trova il vaccino salverà il mondo”, forse per questo, dall’America, il presidente in carica Donald Trump, voleva intestare agli Usa, quindi a se stesso, la scoperta. Cosa che i vertici delle multinazionali hanno prontamente smentito.

Joe Biden, 46°presidente degli Stati Uniti d’America

Dagli Stati Uniti infatti, è arrivata anche l’altra grande (e destabilizzate) notizia. La vittoria del democratico Joe Biden sul repubblicano Trump. Destabilizzante perché a poche ore dall’inizio dello spoglio (durato sei giorni), Trump è sceso in conferenza stampa annunciando vittoria, dichiarando che aveva cominciato a perdere “inspiegabilmente” in alcuni Stati e annunciando, senza ombra di prove, brogli elettorali. “Ho vinto io”, ha continuato a twittare per giorni. Una situazione a cui non si era mai assistito prima, almeno in America. Un presidente che si rifiuta di concedere la vittoria all’altro. Impensabile. Intanto, mentre esorcisti e neurologi a stelle e strisce si dividevano sul da farsi, l’uscente Trump continuava giocare a golf, mentre tutti i capi di Stato in carica degli altri Paesi chiamavano Biden per congratularsi, compreso il Papa, facendo passare per gentleman perfino l’altro repubblicano, George W. Bush, gaffeur di fama e non proprio un perfetto statista. Surreale.

A scene così, siamo più abituati in Italia, dove i nostri politici ci hanno fatto già vedere e sentire tutto e il contrario di tutto, pur di restare attaccati a una poltrona o difendere un privilegio.

O forse dovremmo dire – eravamo – abituati. Perché tornando sul tema dello “smarrimento”, l’intervista, in settimana, di Silvio Berlusconi a “Che tempo che fa?” di Fabio Fazio su Rai3, per esempio, è stata davvero spiazzante.

Lontano anni luce dal piglio da supereroe col quale il Cavaliere accompagnava ogni sua “apparizione”, l’ex barzellettiere di Arcore, raccontando la sua esperienza con il Covid, “una delle peggiori della mia vita”, ha saputo usare dei toni davvero inaspettati. A parte qualche generica e tiepida frecciatina al governo sull’impreparazione alla seconda ondata dell’epidemia e sullo svolgimento delle quarantene, il resto delle parole che “Sua emittenza” ha pronunciato sembravano scritte, esagerando giusto un po’, per metà da Luigi Einaudi e per l’altra metà da Alcide De Gasperi.

Per esempio, quando ha detto: “Noi siamo all’opposizione del governo ma nel rispetto dei ruoli, non ci sono limiti alla nostra disponibilità per il bene dell’Italia. Nell’emergenza ci si stringe intorno alle istituzioni, le politiche vanno messe da parte in questo momento per mettere insieme le migliori risorse del paese per affrontare una situazione straordinaria con sforzo comune e impegno di tutti a prescindere dagli orientamenti politici”.

Effetti collaterali del Covid o (tardivo) rinsavimento senile, è stato apprezzabile sentire da una parte importante della destra di questo Paese che: “Le polemiche politiche vanno messe da parte – e che – è necessario fare quello che il presidente Mattarella ci ha chiesto da mesi: mettere insieme le migliori risorse del Paese per affrontare una situazione straordinaria”.

Veri o no, questi toni moderati sono meritori di considerazione. “I primi apprezzare questo sforzo – ha detto nella stessa intervista – sarebbero tutti i cittadini. Perché non trovare occasione per confrontare le proposte per decisione condivisa? Il luogo è sicuramente il parlamento”.

Nessuno spazio al guascone di una volta, nessuna concessione al tempo, per un alleggerimento, una battuta: “Non posso dire di stare bene – sottolinea – quando attorno a noi c’è lo spettacolo del dolore e quando tante imprese possono rischiare la fame come tanti italiani. Non posso dire di sentirmi bene in questa tragedia collettiva”.

Il tempo delle barzellette è finito. E anche lui, sembra averlo capito.

Gigi Proietti, scomparso a 80 anni nel giorno del suo compleanno

E così, passando da uno (e non uno qualsiasi) che ha smesso di raccontare barzellette, la cronaca una mattina ci ha svegliato raccontandoci che un altro (e non un altro qualsiasi), Gigi Proietti, da quel giorno, avrebbe smesso di raccontarle.

“Se n’è andato un Maestro”, “Un genio”, “Un gigante”, “L’ultimo di una scuola della quale era rimasto l’unico interprete”, “Il più bravo”, “L’allievo che aveva superato il maestro”.

Tutto vero. Tutto giusto.

Tra la folla di amici e attori che in questi giorni hanno voluto ricordarlo, uno di loro, lo ha fatto, splendidamente, con queste parole: “Da oggi bisognerebbe fare come fanno le squadre quando un grande campione annuncia che non giocherà più. Ritirare la maglia. Noi, tutti noi, d’ora in poi, proprio per ricordarlo, facciamo una cosa, non raccontiamo più barzellette. Per 50 o 100 anni. Riascoltiamo soltanto le sue”.

Ma cadrà inascoltata, quella che, da tenera provocazione in forma di commiato, potrebbe diventare, dopo la scomparsa di Gigi Proietti, legge nazionale.

La propensione a diventare barzelletta, prima ancora di raccontarla è infatti la cifra delle altre notizie della settimana che hanno come denominatore comune lo sbigottimento, la confusione. Della prima è protagonista l’ormai ex commissario della sanità calabrese, Saverio Cotticelli.

Intervistato su Rai3, durante il programma “Titolo V”, alla domanda del giornalista che chiede perché la Calabria sia stata indicata come zona rossa, domanda alla quale Cotticelli risponde candidamente “Non lo so”, alle successive due domande, Cotticelli prima si incarta su quanti siano i posti di terapia intensiva, facendosi aiutare persino dall’usciere e infine si schianta al suolo, scoprendo, praticamente in diretta, di essere “a sua insaputa” il responsabile del piano Covid per la Regione Calabria, recuperando una risposta scritta del ministero, datata 27 ottobre, e ammettendo davanti alle telecamere: “Dice (la risposta scritta, ndr) che nelle Regioni sottoposte a piano di rientro e commissariate il potere/dovere di predisporre e adottare il programma operativo Covid-19 compete esclusivamente alla struttura commissariale”.

“Responsabile”, ma a sua insaputa, neanche fosse Scajola. Una figuraccia che è costata prima il posto a Cotticelli e poi, come in una recita nel teatro dell’assurdo, è finita in un’altra figuraccia, con la nomina governativa (sforzo partorito da Roberto Speranza, ministro della Sanità) di Giuseppe Zuccatelli, il quale in un’intervista televisiva di qualche mese prima affermava testualmente: “Le mascherine non servono ad un cazzo. Quella che serve, in realtà è la distanza. Per trasmetterti il virus io, che sono positivo, devo baciarti standoti 15 minuti con la lingua in bocca. Altrimenti, stai tranquillo, il virus non lo becchi”.

Uno così, come fai a non nominarlo? Eppure, sebbene sommerso dalle polemiche, il neo commissario, ancora, non si è dimesso.

Giuseppe Tiani e il ciondolo “purificatore”

Chi invece, restando nel binario difficile della barzelletta, si è dimesso, è Giuseppe Tiani che in settimana ha lasciato, in tempo record, la presidenza di InnovaPuglia (Agenzia che gestisce anche i maxi appalti sanitari della Regione Puglia), travolto dalle polemiche per la presentazione di un ciondolo anti-batterico, naturalmente farlocco.

L’improbabile arnese era stato presentato durante una sua audizione informale alla Camera, presso la Commissione Affari Costituzionali e “suggerito” come soluzione anti-virus di “tecnologia israeliana”, il tutto per soli 50 euro. Nell’intervento del 6 novembre scorso Tiani argomentava: “Io oggi porto al collo questo micro-purificatore d’aria. (…) Per un metro cubo intorno alla persona (che lo indossa, ndr) genera dei cationi che inibiscono qualsiasi virus abbia segno positivo. È tecnologia che andrebbe distribuita alle forze di polizia del Paese e a tutti i sanitari impegnati: ci darebbe una mano a fare più serenamente il nostro lavoro e combattere il virus”. Il delirio terminava così: “Si tratta di un neutralizzatore di batteri, ci sono elementi di concretezza su cui si può lavorare”.

Si, come no.

Risultato: si è dimesso. Rimettendo subito il mandato nelle mani del presidente Michele Emiliano, che, bontà sua, le ha accettate. Per fortuna, per noi e forse anche per Tiani.

Forza Tiani, si tenga aggiornato e informato su nuove e strabilianti tecnologie, di certo può aspirare a un posto migliore, magari, perché no, nel prossimo staff di Trump. Mentre si scrive infatti, apprendiamo che, al posto di un’ammissione della sconfitta è probabile un imminente annuncio di una sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali americane del 2024. Ricorda le iniezioni a base di disinfettante per sconfiggere il Covid? Magari, insieme, ce la fate.

E’ tutto vero, ma sembra una barzelletta. Di quelle che, però, non fanno ridere.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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