Sindacati perplessi su trattativa con ArcelorMittal

 

Al termine della video conferenza con i ministri Patuanelli, Gualtieri e Catalfo e con l'ad di Invitalia Arcuri, tutti i dubbi delle organizzazioni metalmeccaniche
pubblicato il 13 Novembre 2020, 22:07
11 mins

“Nell’incontro di oggi con i Ministri Patuanelli, Gualtieri e Catalfo su ArcelorMittal è stato annunciato che lo Stato non entrerà in minoranza nella nuova compagine societaria che si sta definendo. L’ipotesi che si sta facendo strada è di un accordo di co-investimento con l’ingresso di Invitalia non solo come soggetto azionario ma di orientamento e gestione anche delle scelte industriali del gruppo. In questo senso crediamo debbano essere interpretate le affermazioni del Ministro Patuanelli che non siamo più in una fase interlocutoria”. E’ quanto dichiara Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, al termine dell’incontro odierno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/13/ex-ilva-trattativa-stato-arcelormittal-gia-conclusa/)

“Non sappiamo se sarà rispettato il termine del 30 novembre previsto per la definizione dell’accordo tra Governo e ArcelorMittal e non sono al momento disponibili gli avanzamenti che legano la prospettiva degli aspetti societari al relativo piano industriale, agli impatti occupazionali ed ambientali dello stesso. Per noi è valido l’accordo sindacale firmato nel 2018 che non può essere messo in discussione, in particolare dal punto di vista del vincolo occupazionale, che riguarda anche la prospettiva dei lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria – afferma la Re David -. E’ inaccettabile il continuo rinvio di un confronto con il sindacato che allo stato viene solo informato. Non sappiamo se c’è consapevolezza da parte del Governo di quale sia la situazione all’interno degli stabilimenti di ArcelorMittal. La situazione è esplosiva: si è azzerata la manutenzione ordinaria e straordinari ed è aumentata l’incertezza per la salute e la sicurezza dei lavoratori. C’è inoltre grande preoccupazione per il peggioramento delle relazioni sindacali e per il ricorso massiccio da parte dell’azienda ai licenziamenti disciplinari. Non si pensi ad un accordo sindacale che ratifichi semplicemente decisioni già prese e che metta in discussione la salvaguardia di tutta l’occupazione” conclude la Re David.

Per il segretario della Fim Cisl Roberto Benaglia l’incontro di oggi “è stato interlocutorio. Positivo che il Governo ci abbia annunciato la volontà di trattare per un ingresso in maggioranza nel capitale della gestione aziendale tramite Invitalia, ma troppo generale nei contenuti. A 17 giorni dal termine di scadenza del contratto del 30 novembre, non possiamo avere questo livello di incertezza“.

“Resta troppo oscuro il piano industriale, come pure gli impegni su investimenti e l’occupazione. In un momento così delicato e dopo mesi di sospensione e incertezza come quella che stanno vivendo i lavoratori, non possiamo pensare che si possa risolvere il tutto con impegni generici da oggi al 2025. C’è la necessità che il sindacato venga coinvolto non formalmente ma concretamente nella trattativa, non possiamo perdere ulteriore tempo. Per questo abbiamo chiesto un ri-aggiornamento del tavolo sindacale a fine della prossima settimana. L’incontro dovrà avere al centro impegni molto più concreti su investimenti e occupazione. I lavoratori stanno vivendo da troppo tempo nell’incertezza meritano risposte chiare sul loro futuro, solo rispetto ad impegni e risposte chiare noi potremmo procedere ad un accordo sindacale che è decisivo per salvare il più importante gruppo siderurgico del Paese. Questo sarà possibile se anche l’azienda metterà in campo nuove relazioni industriali con il coinvolgimento reale dei lavoratori” afferma Benaglia.

(leggi tutti gli articoli su ArcelorMittal https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

“Su Taranto e sugli altri siti del Gruppo, abbiamo la necessità che si facciano investimenti che portino ad maggiore stabilità occupazionale e produttiva. Passare da 3.5 a 8 milioni di tonnellate come il Governo oggi dichiara di voler fare, richiede l’impegno di tutti” conclude Benaglia.

Nessuna novità sul futuro dell’ex Ilva è arrivata dai tre ministri e da Invitalia presenti all’incontro. Dopo otto mesi di trattativa segreta tra ArcelorMittal e Invitalia, e a soli 17 giorni dalla scadenza del 30 novembre, siamo ancora di fronte a ipotetici scenari futuri sulla più grande acciaieria europea”. Sono le parole di Rocco Palombella, segretario generale Uilm, a margine della riunione in videoconferenza.

“Patuanelli, Gualtieri, Catalfo e Arcuri – continua – non sono stati in grado di spiegarci a quale punto sia arrivato il confronto, ma non è più il tempo degli scenari. Vogliamo conoscere effettivamente quali sono le condizioni e i tempi, previsti dall’ipotetico accordo, perché non sono ininfluenti. La situazione di drammaticità che si vive negli stabilimenti non è più sopportabile. Non possiamo prendere atto di accordi finanziari e commerciali a cose fatte, perché si rischierebbe di rendere un eventuale confronto sindacale inutile – aggiunge il Leader dei metalmeccanici della Uil -. Ventimila lavoratori – sottolinea il sindacalista – stanno vivendo una situazione estremamente complicata a causa delle migliaia di ore di cig, con conseguenti riduzioni salariali, dell’insicurezza degli impianti, dell’incertezza sul futuro dei lavoratori di Ilva As e dell’indotto, della sospensione delle manutenzioni e delle relazioni industriali inesistenti”.

“Non c’è più tempo da perdere! C’è bisogno di un confronto continuo, a partire da quello fissato nella prossima settimana, per arrivare prima della scadenza con un quadro di certezza”, conclude Palombella.

“Lo scenario individuato per lo stabilimento ex Ilva prevede un accordo di coinvestimento tra pubblico, Governo, e privato, Mittal. La trattativa sarebbe addirittura in fase avanzata. Ma occorre sbrigarsi ed entrare nel merito, i tempi sono stretti”. Lo dichiara il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, al termine dell’incontro di oggi pomeriggio.

“Il Governo si è mostrato convinto che il progetto porterebbe occupazione e innovazione a Taranto, oltre ad affrontare i nodi ambientali con un abbattimento delle emissioni. Ha anche assicurato che la compagine pubblica non sarà minoritaria nel nuovo progetto, fatto che rappresenterebbe una garanzia. Abbiamo sottolineato quanto in ogni caso sia imprescindibile un accordo sindacale e il Governo su questo si è dichiarato assolutamente d’accordo. Non basta, c’è bisogno di entrare al più presto nel merito, perché la data di scadenza dell’affitto è fissata per il 30 novembre. Fermo restando il fatto che 15 giorni sono davvero pochi per analizzare un progetto così importante e delicato, non crediamo neanche sia possibile né accettabile un’ennesima proroga” afferma Spera.

“L’UGL Metalmeccanici resta ferma nell’idea che vada assolutamente mantenuto il contenuto dell’accordo raggiunto tra sindacati e Governo nel 2018, che prevede il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, della capacità produttiva e il rispetto del piano ambientale” conclude Spera.

“Videoconferenza con tanti dubbi e pochissime certezze quella di oggi pomeriggio con i ministri Patuanelli, Gualtieri  e Catalfo, e con l’ad di Invitalia Arcuri. Unica novità il fatto che  il coinvestimento vedrebbe lo Stato come socio di maggioranza” afferma invece Franco Rizzo Coordinatore provinciale Usb Taranto.

“Ad oggi sono ancora tre gli scenari possibili prospettati da Arcuri: il primo è  che Arcelor Mittal eserciti il diritto di opzione e lasci l’impianto che ha ricevuto in locazione, abbandonando lo stabilimento; il secondo è che l’affitto ad AM venga prolungato fino a giugno 2022, con livelli di produzione che l’ azienda ritiene più convenienti. Il terzo, quello al quale lo Stato sta lavorando, è che si raggiunga un accordo di  coinvestimento con Arcelor Mittal e entrogiugno 2022 quello col sindacato – prosegue Rizzo -. Non riteniamo valido il percorso che lo Stato intende intraprendere con un interlocutore totalmente inaffidabile, pensiamo che non sia possibile reggere in un clima così pesante, caratterizzato da facili licenziamenti, fino a giugno 2022. Fino a quella data potremmo finanche non avere più il “problema” del numero dei lavoratori, se all’azienda viene consentito ancora l’atteggiamento attuale: licenziare come ha fatto finora!”.

“L’idea di un sistema di produzione ibrido che farebbe in parte a meno del carbone, per raggiungere, come sostengono i Ministri e Arcuri, una produzione, peraltro definita green, di 8 mln di tonnellate di acciaio all’anno, a noi più che un’ipotesi sembra una chimera – sostiene Rizzo -. Non abbiamo tra le mani documenti che possano smentire quello che pensiamo e, a tal proposito, chiediamo che  al posto di un sommario e superficiale aggiornamento, vengano fornite ai sindacati le carte che attestano il reale stato delle cose. Il Governo sembra voler ancora temporeggiare, quando invece si è perso già molto tempo. Investa piuttosto queste risorse a favore dei lavoratori e della città e apra un tavolo di confronto in parallelo su questioni di diretto interesse dei lavoratori: riconoscimento amianto, lavoro usurante e incentivi all’esodo. Attendiamo dunque ulteriori novità nella prossima riunione che il Governo convocherà per la prossima settimana, auspicando un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali” conclude Rizzo.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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