Quale destino per il depuratore Sava-Manduria?

 

Da un lato proseguono i lavori, dall'altro l'ennesimo ricorso al Tar e i rilievi del ministero dell'Ambiente fanno temere un epilogo incerto: sarà scarico a mare o cattedrale nel deserto?
pubblicato il 12 Novembre 2020, 21:19
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Nuova puntata nella vicenda legata al depuratore consortile dei comuni Manduria e Sava. Il Comune di Manduria ha infatti deciso di costituirsi in giudizio, accanto alla Regione Puglia, avverso il Ministero dell’Ambiente che ha bocciato la richiesta di deroga (che riguardava anche i depuratori di Nardò e Porto Cesareo) dello scarico a mare del costruendo depuratore consortile, avanzata dall’ente regionale.

L’atto ministeriale contro cui il comune proporrà opposizione, vieta infatti lo scarico al suolo del depuratore situato a meno di 5 chilometri dalla costa (il depuratore consortile si trova a 1700 dal mare).

La decisione della giunta manduriana presa ieri, segue il ricorso avanzato dalla Regione Puglia lo scorso 30 ottobre: “E’ intendimento dell’Amministrazione Comunale tutelate il patrimonio ambientale del Comune di Manduria e pertanto opporsi fermamente a qualsiasi opera, quale lo scarico a mare, che sicuramente arrecherebbe un danno all’ambiente come sopra inteso ed esplicitato” si legge nel testo della delibera. Pertanto la citazione in giudizio ha l’obiettivo di ottenere l’annullamento, previa sospensiva, della nota prot. n. 62720 del 07.08.2020 (comunicata in pari data a mezzo pec) avente ad oggetto “Richiesta di deroga scarichi sul suolo impianti di depurazione Nardò, Porto Cesareo e Sava Manduria” a firma del Direttore Generale per la Sicurezza del Suolo e dell’Acqua, con cui è stata negata la deroga allo scarico sul suolo; di ogni altro atto lesivo al predetto comunque connesso, ancorché non conosciuto”. L’Amministrazione Comunale, da poco insediata, “ha da subito confermato il suo interesse ad esperire azioni a tutela del patrimonio naturalistico-ambientale nonché marino del territorio manifestando il suo dissenso alla possibilità di uno scarico a mare” si legge ancora nel testo della delibera.

(Ecco il testo della delibera della giunta del comune di Manduria)

20200021G

Piccolo passo indietro. Lo scorso 7 agosto, la Direzione Generale per la Sicurezza del Suolo e dell’Acqua del ministero dell’Ambiente inviò una nota alla Regione Puglia, al Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale ed al Commissario Straordinario Unico Depurazione Maurizio Giugni, in risposta alla richiesta di deroga scarichi sul suolo impianti di depurazione Nardò, Porto Cesareo e Sava Manduria avanzata dalla Regione. 

Ovvero la richiesta  di una deroga alla normativa per consentire lo scarico su suolo per i depuratori di cui sopra. Bocciata in toto dal ministero.

In merito all’gglomerato Sava-Manduria, nella nota del ministero si leggeva quanto segue: “La portata da smaltire nel recapito “suolo” del nuovo depuratore di Sava Manduria è pari a 9.986 mc/d, quindi molto prossima al valore di 10.000 mc/d superato il quale lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo non è consentito“.

Inoltre, si leggeva che il depuratore ed i Buffer (trincee disperdenti attraverso le quali avviene lo scarico su suolo) “distano circa 2 km dal mare, quindi ad una distanza inferiore a quella consentita, ossia 5 km, per gli scarichi di acque reflue urbane con portate giornaliere medie tra 5.001 e 10.000 m3″.

Pertanto, per il ministero dell’Ambiente “non si ravvisano gli estremi per poter applicare, ai casi di specie, la deroga già prevista dalla normativa nazionale allo scarico sul suolo, non rispettando gli scarichi in argomento i requisiti specifici indicati al già citato “Punto 2. Scarichi sul suolo” dell’allegato V, parte III, del decreto legislativo 152/06.  In tale contesto la richiesta avanzata dalla regione Puglia si configura, di fatto, come una “ulteriore deroga” ovvero, “una deroga ad una deroga”, in assenza di qualsivoglia fondamento giuridico e normativo“. 

(Qui sotto la nota del ministero dell’Ambiente dello scorso agosto)

8986-REG-1596805139904-Nota-deroghe-Puglia_signed

Stante così le cose, il ricorso avanzato dalla Regione Puglia e dal comune di Manduria pare perso in partenza. Tra l’altro, persino il progetto approvato risulta non conforme, non solo per lo scarico al suolo ma anche per la posizione dei buffer. Il che lascia presupporre che al momento, l’unica possibilità tecnica per smaltire i liquami del troppo pieno, sia prorpio il tanto temuto ed osteggiato, da parte dei cittadini e delle amministrazioni attuali, scarico a mare.

Inoltre, scaduta la possibilità di presentare osservazioni entro lo scorso 30 ottobre, potrebbero arrivare a breve i permessi ambientali per la realizzazione dello scarico emergenziale nel bacino di Torre Colimena collegato con un canale al mare. La Conferenza dei Servizi che doveva rilasciare le autorizzazioni prevista per lo scorso 13 ottobre, rinviata a data da destinarsi, potrebbe essere presto riconvocata.

Resta come ultima possibilità, la proposta alternativa del Comune di Avetrana, già sottoposta in sede di osservazioni al Dipartimento di mobilità, opere pubbliche, ecologia della Regione Puglia. Ovvero un progetto che prevede un bypass dello scarico di emergenza previsto nel bacino di Colimena che devierebbe i reflui nel depuratore comunale distante pochi chilometri dalla zona Urmo. Qui i liquami del troppo pieno sarebbero ulteriormente depurati e dispersi in parte nelle già esistenti trincee drenanti e in parte raccolti in grandi vasche situate sulla via per Nardò destinati all’impiego in agricoltura.

La sensazione è che a breve si arriverà ad un punto di non ritorno. Il prossimo 24 novembre è prevista l’udienza di merito al Tar Puglia per il ricorso sulla costruzione del depuratore, dopo che lo stesso Tar aveva accolto la richiesta, da parte dell’assocazione Azzurro Ionio, di accesso agli atti del progetto realizzato dall’Acquedotto Pugliese. Nel mentre i lavori affidati alla ditta di Noci, la ‘Putignano e Figli’, procedono. Anche se sono in molti quelli che iniziano a pensare che il depuratore rischia di restare una cattedrale nel deserto. L’ennesimo eco-mostro architettonico realizzato con spreco di soldi pubblici. Il tutto per non aver voluto (?) trovare o accettare soluzioni alternative. Ad maiora.

(leggi tutti gli articoli sul depuratore https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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