Presente o remoto? Che problema

 

Studenti e lavoratori, assieme ai macro-mondi che rappresentano, scuola e lavoro, stanno affrontando, subendolo, un passaggio difficilissimo di questa fase della pandemia, nella quale la confusione sembra prevalere su ogni cosa
pubblicato il 08 Novembre 2020, 07:07
7 mins

Istruzione e produttività non devono fermarsi. Siamo tutti concordi. Così come siamo concordi quando si afferma che nulla può essere subordinato alla salute. Ma qual è, ammesso che ci sia, la strada da percorrere per salvaguardarle tutte e tutte insieme?
Sulla scuola, si è già detto in questo spazio, la didattica a distanza che pure abbiamo elogiato, ha avuto senso per recuperare le lezioni perse per le assenze prolungate a causa del primo lockdown, può tornare utile se aiuta a dare continuità a un percorso interrotto durante una lunga interruzione, ma a patto che resti una misura temporanea.

Oggi ci sofferma, con questa considerazione, sul mondo del lavoro per il quale sembra più realistica, perché già avviata, una svolta in positivo, dettata dalla pandemia. Partiamo dal fatto che otto mesi di limitazioni, Dpcm, chiusure, hanno certamente influito sull’occupazione modificando, in peggio, le prospettive di tanti settori già in difficoltà.
Perché ci sono anche cose interessanti che vanno sottolineate e che sono venute fuori in questi otto mesi. Le ha spiegate benissimo Paolo Ferrario, presidente di e-work, una delle prime hr (human resources) company d’Italia, su Panorama. “A fronte di un’inevitabile calo dei contratti soprattutto in aree particolari come la ristorazione, eventi e turismo, di contro, sono cresciuti i contratti a tempo indeterminato. Un segnale dell’attenzione delle aziende verso le persone che meritavano di essere inserite in maniera strutturata e fissa, Insomma: le persone valide non le si vuol far scappare”.
La vera trasformazione interessante è legata allo smart working, un settore nel quale l’Italia prima del lockdown non era di certo preparata, anzi. “Non solo lo smart working è stata la vera grande novità di questa pandemia sul mondo dell’occupazione – conferma Ferrario – ma è certo fin da ora che il mondo del lavoro così come era prima del lockdown non tornerà più. Questo fondamentalmente per un motivo: piace alle aziende ed anche ai lavoratori. Alle prime perché si è notato infatti un aumento della produttività; fattore importante a cui va aggiunto il risparmio di costi (tra affitti e spese di gestione). Piace però anche ai lavoratori soprattutto per la gestione del tempo: se prima infatti si perdevano due ore per andare e tornare in ufficio oggi quegli spazi vengono utilizzati per cose diverse. Insomma, ci si è ritrovati ad avere più spazio. E questo conta”.
Colpisce, ancora, un particolare passaggio che evidenzia come, a fronte di settori che hanno visto perdere posti di lavoro, per altri si sono aperte nuove opportunità che soprattutto i giovani possono cogliere. Stiamo parlando del mondo dell’informatica, in particolare della cyber security. Un campo diventato centrale con lo smart working per tutte le aziende e ancora sotto organico per numeri e competenze. (…) Purtroppo, conclude Ferrario “gli over 50 stanno soffrendo, questo a causa della minor conoscenza del mondo digitale e delle nuove forme di lavoro”.

Tutto questo sembra essere nell’agenda del governo europeo, almeno sulla carta, perché è quanto sarà espresso nella “Settimana europea dell’istruzione e della ricerca 2020”, che tramite Anja Karliczek, ministra federale tedesca dell’istruzione e della ricerca, a nome del Consiglio dei ministri Ue ha affermato che: “L’eccellenza dell’istruzione e formazione professionale svolge un ruolo significativo per continuare a garantire la nostra prosperità in futuro”, aggiungendo: “vogliamo rafforzare la cooperazione in materia di formazione professionale in Europa, imparare gli uni dagli altri e renderla adatta al futuro. Abbiamo cominciato a lavorare per conseguire questo obiettivo in occasione della riunione informale dei ministri dell’Istruzione tenutasi a Osnabrück insieme agli Stati membri dell’Ue, alla Commissione europea e alle parti sociali europee”.
Dal 9 al 13 Novembre in 38 Paesi, ben 781 eventi e attività (prevalentemente su piattaforma digitale) associati alla Settimana, riuniranno organizzazioni locali, regionali e nazionali dell’Ue e non solo, ospitando eventi e attività virtuali, per mostrare “i benefici dell’istruzione professionale e il suo ruolo cruciale nell’apprendimento permanente”. Organizzazioni che “dotano i giovani studenti delle competenze iniziali necessarie per avere una carriera soddisfacente e creano le condizioni affinché gli adulti possano, nel corso di tutta la vita, migliorare le competenze che già possiedono e svilupparne di nuove attraverso la riqualificazione”. In altre parole, non adeguarsi vuol dire restare indietro visto che il cambiamento è già cominciato. E chi resta indietro, ne sarà escluso.
Non cavalca l’onda di quanto stiamo vivendo, questa quinta edizione della Settimana, ma sembra anticipare le ripercussioni che ne conseguiranno, almeno quando incoraggia le persone di tutte le età a scoprire il proprio talento e a sviluppare le proprie competenze grazie all’istruzione e la formazione professionale, un settore importante per la ripresa economica e sociale sullo sfondo del Covid-19.
L’edizione 2020 si concentrerà proprio sulla formazione professionale superiore (rivolta a chi ha già un’istruzione secondaria di secondo grado) e sulle competenze per le transizioni “verde” e “digitale”. “Promuovere piattaforme di apprendimento digitali, creare una cultura dell’istruzione continua e permanente sono questioni fondamentali” per la Commissione e la presidenza tedesca. Nicolas Schmit, commissario per il lavoro, afferma: “I mercati del lavoro hanno bisogno di menti creative e di mani capaci per poter gestire le transizioni verde e digitale. L’istruzione e formazione professionale forma talenti, talenti che possono costruirsi una carriera nelle nostre società e contribuire alle nostre economie”.

Lungimiranza e strategia potrebbero favorire un cambio di passo radicale. Quel che è chiaro dopo questa pandemia è che un singolo Paese da solo non può andare da nessuna parte. E se gli Stati non si volteranno dall’altra parte, vincendo la sfida della difesa al lavoro potrebbero in un colpo solo provare ad affrontare la sfida ambientale, quella digitale e quella occupazionale. Che (oggi) viaggiano di pari passo, navigando a vista, in acque agitate.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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