Tempa Rossa, a dicembre produzione a regime

 

La Total rende noto che ci si avvia verso il completamento delle prove di esercizio e la messa in esercizio definitiva. A metà dicembre il via alla fase di produzione a regime
pubblicato il 06 Novembre 2020, 20:45
7 mins

Oramai ci siamo. Secondo le previsioni della Total Italia, a metà dicembre sarà avviata la messa in esercizio defintiva del giacimento petrolifero Tempa Rossa. Il completamento delle prove di esercizio e la messa in esercizio definitiva sono infatti previsti entro l’11 dicembre, che vedrà l’adempimento dei necessari passaggi autorizzativi presso le autorità competenti.

Da quanto comunicato dalla multinazionale infatti, proseguono secondo i programmi le prove di esercizio con u                  zna p       di esercizio, che ha messo ancora una volta in allarme i cittadini dei comuni limitrofi.

Per tutta l’estate infatti, nel corso delle prove di esercizio che hanno coinvolto le diverse sezioni del centro olio, che hanno portato a vari interventi sulle apparecchiature e sui componenti di impianto dopo il completamento della fase di installazione, si sono verificati diversi fenomeni di elevata visibilità della torcia che comunque non hanno comportato anomalie della qualità dell’aria, come attestato dai dati misurati dalle centraline di monitoraggio (gestite da ARPAB e Regione Basilicata) predisposte intorno al centro olio, ma anche dalle risultanze delle ispezioni non programmate svolte dall’ARPAB nel corso degli ultimi eventi.

Ma il sindaco di Corleto Perticara, località dove sorge l’impianto Tempa Rossa, ha rassicurato i cittadini inform.      andoli che quanto avvenuto è stata la conseguenza del tranciamento di un cavo della fibra ottica dell’Enel esterno all’impianto, compiuto erroneamente da una ditta che stava effettuando dei lavori di posa di alcuni cavi: l’evento ha portato al blocco temporaneo dell’impianto della sezione di trattamento del gas, provocando l’innalzamento della fiamma. Che non avrebbe comunque comportato uno sforamento dei limiti di legge previsti per gli inquinanti monitorati dalle centraline dell’ARPAB

Stessa motivazione ha fornito la multinazionale, come si legge in una nota ufficiale: “Il 4 novembre, nel corso dell’esecuzione di lavori di posa di fibra ottica lungo una strada al di fuori del perimetro del centro olio, gli addetti di una ditta operante per conto di una società di telecomunicazioni causavano il tranciamento di una linea elettrica interrata che portava all’interruzione della quota parte di alimentazione elettrica del centro olio. Questo portava alla parziale fermata in sicurezza degli impianti ed alla necessità di riavviamento progressivo degli stessi secondo rigorose procedure a garanzia della sicurezza delle operazioni. Le procedure di riavviamento hanno dunque comportato tra il 4 e il 5 novembre dapprima l’invio di tutto il gas di separazione in torcia e successivamente la progressiva riduzione fino a giungere alle normali condizioni di fiamma, ormai pressoché ottimali in questa fase finale delle prove di esercizio. Durante il riavviamento si è peraltro prodotta una limitata fuoriuscita di gas propano da un compressore del sistema gas che è stato prontamente riparato. Dai dati rilevati dalle centraline di monitoraggio nonché dalle risultanze dell’ispezione non programmata dell’ARPAB svolta nella notte tra il 4 e il 5 novembre è stato confermato che durante il fenomeno di elevata visibilità della torcia i parametri di qualità dell’aria si sono mantenuti ben al disotto dei limiti prescritti dalla legge”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/10/26/1tempa-rossa-lavori-in-basilicata-e-pretolio-a-taranto/)

Per avere sotto controllo l’intero sito, è stata anche decisa la condivisione con ARPAB dei risultati di calibrazione degli elementi del Sistema di Monitoraggio Emissioni in modalità continua installati all’interno dei camini delle apparecchiature del centro olio. Mentre le centraline di monitoraggio esterne al centro olio sono regolarmente in funzione da ormai oltre due anni e collegate in tempo reale con gli uffici dell’ARPAB.

La multinazionale dichiara che “il prosieguo delle prove e conseguentemente della produzione proseguono grazie alle rigide misure adottate in termini di applicazione estesa dello smart working, di rigorose regole per l’accesso al sito, di sanificazione degli ambienti di lavoro, di uso dei presidi di protezione personale e distanziamento, e di screening dei lavoratori con tamponi molecolari e antigenici” previsti dalla normativa in vigore per contrastare la diffusione del Covid-19.

Ciò nonostante l’esistenza del centro olio, pur avendo movimentato un giro economico di centinaia di milioni di euro per la sua costruzione e manutenzione, per ditte locali e nazionali, ed aver portato all’assunzione di centinaia di lavoratori, continua ad essere inviso a gran parte della popolazione lucana, in particolar modo dai cittadini dei comuni limitrofi al centro olio. Stessa situazione dicasi per i comuni vicini al centro olio Eni di Viggiano. Mentre la politica, la Regione Basilicata in particolare ed i comuni interessati dalla vicinanza geografica ai siti industriali, ha sempre dialogato e trattato con le multinazionali del petrolio, stabilimendo accordi per decine di milioni di euro in royalty. Che però non hanno portato quel progesso e quello sviluppo sperato e promesso.

A Taranto invece, mentre continua ad arrivare e ad essere stoccato nei serbatoi il greggio grezzo estratto a Tempa Rossa, proseguono i lavori per l’adeguamento del pontile petroli e le piattaforme off shore che serviranno al carico delle petroliere che giungeranno in rada in Mar Grande, prima di salpare alla volte delle raffinerie dove il petrolio lucano sarà raffinato.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/03/eni-due-piattaforme-offshore-per-tempa-rossa/)

Anche qui, con tutti i dubbi del caso sull’impatto ambientale (per ARPA Puglia ammonterebbe ad un 12% in più di emissioni diffuse, mentre per Eni il dato scendeva all’8%) e sulle ricadute economiche e lavorative che saranno pressoché nulle. Ma questa è un’altra storia. Di una battaglia persa tanti anni fa. Che abbiamo seguito ancor prima dell’autorizzazione e della compatiblità ambientale al progetto giunta a cavallo degli anni 2011 e 2012. Adesso non resta altro che monitorare quanto accadrà ed allo stesso tempo cercare di comprendere in anticipo quale futuro attende la raffineria tarantina.

(leggi tutti gli articoli su Tempa Rossa https://www.corriereditaranto.it/?s=tempa+rossa&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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