Zona ex Auchan, “arrestare il consumo del suolo e combattere la desertificazione”

 

E' quanto sostiene il Comitato di Piazza Grande di Piazza Ebalia
pubblicato il 05 Novembre 2020, 12:18
7 mins

Zona ex Auchan, il Comitato di Piazza Grande di Piazza Ebalia interviene e invita ad arrestare il consumo di suolo e combattere la desertificazione. Ecco la nota:

L’incessante e preoccupante consumo del suolo è un fenomeno che attanaglia l’intero territorio nazionale. Tra le conseguenze che si possono attribuire al processo di costruzione massiccia ed indiscriminata rientra l’ipotesi, non remota, di una significativa alterazione dell’equilibrio ambientale e paesaggistico.
Per questo non possiamo esimerci dall’ esprimere preoccupazione per l’ipotesi di nuove edificazioni e urbanizzazioni della Sottozona 32 (zona ex Auchan, vicino alle aree dove sorgerà il nuovo ospedale San Cataldo) del piano regolatore di Taranto emersa dal botta e risposta, sulla stampa locale, tra Legambiente e amministrazione comunale nei giorni scorsi.
Infatti, in un contesto come quello del Comune di Taranto dove si contano migliaia di appartamenti sfitti, un consistente calo demografico e un ritardo di decenni nel servire tutti i quartieri dei servizi essenziali, ogni ipotesi di nuove cementificazioni è da valutare con molta attenzione.
Valutiamo pertanto che il Sindaco abbia opportunamente rinviato ogni decisione sulla questione in oggetto alla discussione sul Piano Urbanistico Generale. Consideriamo le priorità della rigenerazione urbana, delle riqualificazioni e delle ristrutturazioni edilizie, i pilastri da cui partire nel ridisegnare Taranto attraverso il nuovo Piano Urbanistico Generale, ovviamente all’interno della cornice già definita dal Documento programmatico preliminare (Dpp) e dal Rapporto preliminare di orientamento della valutazione ambientale strategica (Vas) già approvati con delibera del consiglio comunale.
Il suolo, insieme all’acqua che beviamo e all’aria che respiriamo, è uno degli elementi fondamentali per l’uomo. Tuttavia non è rinnovabile, e questa circostanza espone ad un pericoloso e serio rischio: un consumo di suolo selvaggio ed incontrollato, generato dalla riduzione delle aree agricole e verdi, determina un’alterazione negativa dell’ecosistema.
Per rendere efficaci le politiche di limitazione del consumo di suolo è fondamentale intervenire sia nel porre un limite e nell’operare un controllo sull’occupazione di suoli agricoli edificati sia, in parallelo, nel ripensare a nuove forme di intervento urbanistico ed edilizio in modo da tendere verso processi concreti ed adeguati di rigenerazione urbana.
Occorre favorire interventi di trasformazione delle aree degradate dentro la città, ossia tutte quelle situazioni di edifici e aree in parte dismesse e in parte con complessi edilizi da ripensare, demolire e ricostruire, per creare dei quartieri finalmente degni di questo nome con spazi pubblici ospitali, ricchi di attività e identità e per questo sicuri. Ben vengano, pertanto, processi di rigenerazione urbana che non prestino attenzione soltanto all’aspetto edilizio ma che si interessino di offrire spazi per l’abitare, progettando la loro realizzazione attraverso processi di integrazione con le più ampie dinamiche del contesto sociale in cui sono inserite.
La visione di sviluppo che si auspicherebbe per la Città vecchia di Taranto, ad esempio, pone al centro della discussione la valorizzazione del patrimonio culturale e sociale, ambientale e storico e la ricostruzione di una cultura di cittadinanza capace di riportare la società tarantina a riconoscersi nelle proprie radici.
La città vecchia, definita da Alessandro Leogrande, come “città groviera” si presenta come uno degli ultimi scampoli di collegamento con un passato identitario ben radicato che non deve essere, per alcun motivo, represso.
Occorre ripensare ad un nuovo modello di rigenerazione urbana che induca ad intendere le città guardando verso la loro complessità.
Pensare un modello di urbanizzazione senza cogliere le sfumature legate alle singole moltitudini che vivono i contesti urbani è un macroscopico errore.
Lo sviluppo selvaggio delle nostre città è avvenuto per larga parte attraverso piani regolatori sovrapponibili che prevedevano un centro e molte periferie.
Il periodo di crisi sociale ed economica legato alla pandemia ci costringe a ripensare un modello di città multicentriche dove gli spostamenti siano ridotti anche e soprattutto grazie alla realizzazione di servizi pubblici progettati per ricomporre i territori, per divenire il ponte di collegamento tra tutti quei quartieri dimenticati e il centro delle città.
Occorre, altresì, rimodulare il significativo rapporto tra le città e gli spazi verdi. Le aree verdi urbane rappresentano una risorsa fondamentale per la sostenibilità e la qualità della vita. Oltre alle note funzioni estetiche e ricreative, esse contribuiscono a ridurre, notevolmente, l’inquinamento delle varie matrici ambientali. In questo contesto riteniamo anche positiva la proposta dell’Amministrazione Comunale di un progetto, la “Green Belt” (cintura verde) teso a moltiplicare gli spazi verdi e il numero di alberi e piante sul territorio comunale.
Un contesto urbano dotato di ampi spazi verdi, consente ai cittadini e alle cittadine di riappropriarsi di spazi di socialità nel circuito vitale dei processi di condivisione ed aggregazione che permettano di condurre un’esistenza qualitativamente migliore.
La sfida che dovremmo raccogliere è quella di impegnare le risorse a disposizione per ripensare i nostri spazi, i modelli di sviluppo e di convivenza civile, sperimentando nuove forme di cittadinanza attiva e processi democratici, ponendo le basi per la realizzazione di un grande piano di Rigenerazione Urbana – che non sia in alcun modo calato dall’alto – e che sappia concentrarsi, non solo su interventi edilizi ed urbanistici, ma su un modo per recuperare gli spazi di vitalità in funzione del cittadino.
La premessa, per noi, è dare piena attuazione nel nuovo Piano Urbanistico Generale, all’obiettivo II.2 della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile “Arrestare il consumo del suolo e combattere la desertificazione”, adottato dall’Italia nel solco del Sustainable Development Goal 15 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e ricompreso tra i criteri ambientali strategici del DPP adottato dal Comune di Taranto. È questa la via maestra per combattere con armi concrete il degrado che investe centro e periferie, ricostruendo una Taranto a misura d’uomo.

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Un Commento a: Zona ex Auchan, “arrestare il consumo del suolo e combattere la desertificazione”

  1. Fra

    Novembre 8th, 2020

    Queste cose comunque fanno venire una rabbia soltanto a parlarne ,avete fatto edificare l’Italsider distruggendo chilometri di ulivi e alberi da frutto Destinando l’acqua del Sinni e del tara a spreco continuo ,la raffineria con la valle d’Agri ,adesso fate i buonisti per qualcosa che serve soltanto a valorizzare una zona deserta e piena di sterpaglie . Tanto il comune non servirà mai le circoscrizioni ,le stesse dovrebbero distaccarsi per una nuova misura di autonomia e gestione . Le nostre frazioni sono spente non hanno un cinema ,un pub ,qualcosa di caratteristico ,ma hanno la voglia di distinguersi dal resto del borgo . Aver puntato tutto sulla città vecchia fa onore e rispetto ,ma diciamoci la verità per chi fa finta ,a Bari vecchia è intervenuto l’esercito per fare sloggiare un sacco Di persone che oltre non pagare le tasse ,deturpavano il luogo rendendolo quasi inaccessibile ,a Taranto vecchia idem se non si pensa ad eliminare dalle radici la feccia della società ,non si potrà mai costruire qualcosa di serio ed importante . Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire , e noi delle frazioni paghiamo a caro prezzo questi trattamenti di riguardo verso persone che non meritano tale trattamento . A me viene il vomito ,non sono invidioso tanto non servirebbe ,soltanto che pagare le tasse per trovarmi con fosse ,strade senza asfalto ,senza pensiline e senza illuminazione mi porta ad essere in disaccordo , ma la mia parola poco serve ,forse servirebbero fatti e manifestazioni più incisive . Ma la pace e la beatitudine che si è inculcata in tutti noi ci sta portando alla rovina e al declino . Ricordo le parole del regista del film six underground ,diceva di scendere uniti in piazza e protestare per ottenere i nostri diritti ,e quindi una città migliore e a livelli più alti . Siamo spenti e inattivi per questo vivere ai margini della società sarà il nostro destino E non Potremo mai dire «  meravigliosa Taranto « 

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