Di Martino:”Tornare in palestra è importante”

 

pubblicato il 03 Novembre 2020, 18:36
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In questo tempo sospeso dove si riesce a programmare ben poco e si vive alla giornata, la Prisma Taranto Volley prova a ritrovare un po’ di normalità ritornando a lavorare in palestra dopo che venerdì scorso era stata riscontrata la positività al Covid in due tesserati con il conseguente rinvio della gara esterna di Reggio Emilia che ha contribuito ad aumentare il numero di gare annullate nell’ultimo week-end: cinque su sei incontri in A/2, oltre cinquanta in totale dall’inizio della stagione tra A/1, A/2 e A/3 maschile e A/1 e A/2 femminile.

Fermarsi e riprendere ad allenarsi in un periodo in cui la preparazione fisica non è stata completata può creare problemi, soprattutto muscolari, agli atleti.

“Il rischio infortuni è alto abbinato allo stress emotivo che stiamo vivendo un po’ tutti. Bisogna fare molta attenzione ma avevamo tanta voglia di riprendere contatto con il pallone” – afferma il centrale della Prisma Volley, Gabriele Di Martino (nella foto con la maglia n.18, ndc) che propone soluzioni differenti per scongiurare la sospensione dei campionati se il numero di match rinviati continuerà ad aumentare

“Si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi bolla stile NBA. Mi rendo conto che il paragone con il campionato di pallacanestro più importante del mondo è forse poco proponibile però si potrebbe pensare a delle bolle dinamiche per le squadre di volley  in modo da stare tutti assieme in un luogo e monitorare la situazione. Fermarsi ora avrebbe delle conseguenze sia psico-fisiche che economiche molto gravi per noi”.

Torniamo a parlare di volley giocato o da giocare. Che tipo di torneo hai potuto vedere in queste prime giornate e qual è la squadra che ti ha maggiormente impressionato?

Se si riuscirà a portarlo a termine sarà un bel campionato. Le premesse sono buonissime. Il livello tecnico si è alzato, vincere su tutti i campi sarà difficile. Posso dire che mi ha impressionato Bergamo. Ha vinto nettamente a Castellana Grotte, che è un’altra compagine molto forte. Ha dimostrato di essere giù in forma, forse perché ha un tantino anticipato la preparazione.

Nell’ultima gara con Cantù sei entrato a partita in corso ed hai lasciato il tuo segno sulla vittoria di squadra (5 muri vincenti). Eri conscio venendo a Taranto che ti saresti dovuto giocare il posto di titolare con altri due centrali molto forti come Alletti e Presta?

La mia è stata una scelta consapevole. Sapevo già dall’inizio che Taranto voleva fare – e l’ha fatta – una squadra competitiva. Faccio parte di un gruppo di ragazzi forti, di campioni, di talenti e sono contentissimo di esserci. La stagione è lunga e ci sarà spazio per tutti.

Il ruolo centrale è particolare e molto importante dal punto di vista tattico. Come pensi di interpretarlo e dove pensi di dover migliorare?

Ci vuole molta pazienza e determinazione. Tanti aspetti di questo ruolo sono visibili magari solo ai più esperti e sconosciuti alla maggior parte del pubblico. Ci sono situazioni di gioco dove il centrale è indispensabile. Personalmente ho tanto da migliorare ancora e se devo scegliere un fondamentale direi la battuta. E’ un gesto tecnico individuale che rappresenta un capitolo a parte e che ha delle variabili dipendenti dalla conoscenza dei punti di riferimento del campo o meno e dal momento fisico e mentale in cui arrivi ad eseguirla.

Come ti stai trovando con coach Di Pinto?

Benissimo, sono venuto a Taranto sapendo di dover essere allenato da un tecnico preparatissimo, che lavora tanto sulla tecnica e che è bravissimo a far crescere i giovani come me. E’ un maestro.

Hai giocato un paio di stagioni a Piacenza ed hai avuto modo di allenarti con giocatori del calibro di Papi, Zlatanov, Fei, Marshall che, pur essendo a fine carriera, avevano tanto ancora da insegnare a voi giovani…Cosa e chi ti ha impressionato di più?

La loro capacità di adattamento alla pallavolo moderna che è cambiata rispetto a quando avevano iniziato a giocare. Una capacità dettata da una grande mentalità e dalla incredibile gestione del loro fisico. Hanno una conoscenza del proprio corpo che fa impressione. Ed è ciò che gli ha permesso di giocare per lunghissimo tempo ad alti livelli. Sono stati realmente dei fenomeni e tra questi quello che mi ha impressionato di più è Papi; un modello di perfezione sia fisica che mentale. E’ riuscito a compensare con la tecnica immensa di cui era dotato, i centimetri che gli mancavano a livello di conformazione fisica.

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