Le parrocchie del Paolo VI dopo il lockdown

 

A colloquio con il vicario zonale don Salvatore Magazzino
pubblicato il 02 Novembre 2020, 17:17
4 mins

“Il lockdown è stato un momento molto difficile per la sospensione delle normali attività e soprattutto delle sante messe alla presenza dei fedeli. Ma la parrocchia non è stata certo ferma, adeguandosi alla situazione con un cambiamento radicale nell’attività pastorale e nell’annuncio. La novità è stata l’utilizzo dei social per l’evangelizzazione e la celebrazione eucaristica, occasione mantenere i contatti con la comunità. Alla riapertura però non c’è stato quel ritorno in chiesa che ci aspettavamo. Il calo nelle presenze è stato alquanto consistente e abbiamo dovuto aspettare la fine delle vacanze per avviare un minimo di programmazione”.

Così riferisce don Salvatore Magazzino, parroco alla Madonna del Galeso e vicario zonale al Paolo VI.

In generale il sacerdote è convinto che le difficoltà che si riscontrano nel riprendere le normali attività siano frutto di carenze precedenti, di una prassi sacramentale in cui ci si scontra con una povertà di fede di fondo. Certamente ci sono quelli che continuare a frequentare, forti di un serio cammino di fede, ma ci sono anche coloro che precedentemente al lockdown venivano saltuariamente in chiesa e che aspettavano solamente una scusa, come il timore del contagio, per allontanarsi definitivamente.

Don Salvatore Magazzino lamenta che molti preferiscono continuare ad assistere alla messa in televisione, sostenendo che abbia uguale valore. “Ma non è così, la celebrazione televisiva ha un enorme valore relazionale, efficace per la crescita del cammino spirituale individuale e comunitario – dice – Ogni parrocchia, infatti, ha determinate specificità, con la propria storia, le proprie fragilità e anche i suoi punti di forza e il parroco usa il linguaggio su misura per queste esigenze: lui solo conosce e ha a cuore i problemi dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie affidategli, ai quali sa come rivolgersi per il loro bene. E i fedeli hanno bisogno della vicinanza del proprio pastore, dal quale vogliono sentirsi compresi e amati. In questo modo la santa messa diventa un momento in cui la comunità torna a essere al centro”.

Si fa molta fatica anche nello svolgimento delle attività settimanali. “Accade anche perchè bisogna osservare con la massima attenzione le indicazioni dei protocolli e in questo sussiste molta confusione, anche fra noi sacerdoti. Ancora non abbiamo chiarezza su ciò che si può fare o meno – dice – E’ infatti necessaria un’accurata organizzazione per i nostri incontri, al termine dei quali dobbiamo impegnare le persone per spostare le sedie, pulire e igienizzare gli ambienti e poi rimettere tutto a posto. Meno male che finora possiamo contare sulla generosa disponibilità di tanti fedeli”.

Si lamenta anche un calo nel fervore nell’attività caritativa. “Nei mesi scorsi – spiega don Salvatore – tante associazioni hanno contribuito a venire incontro alla povertà in ci si sono trovate molte famiglie improvvisamente senza lavoro. Ma questo aiuto dall’esterno non può durare a lungo e la parrocchia deve comprendere che ora tocca a lei farsi carico di questi bisognosi, che sono diventati davvero tantissimi”.

“Ci troviamo di fronte – conclude – a una sfida importante che diventa occasione per risvegliare nella comunità motivi di una fede veramente adulta e consapevole per un cammino più proficuo. Sono certo che il Signore non mancherà di aiutarci”.

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