Domenica la sfida tra allievo e maestro

 

pubblicato il 29 Ottobre 2020, 22:53
8 mins

Vincenzo Mastrangelo- per tutti Vincenzino negli anni in cui si affiancava in panchina al Vincenzo principale ossia Vincenzo Di Pinto – 50 anni tondi, coach di Reggio Emilia, domenica si ritroverà di fronte il suo “padrino”, colui al quale è stato vicino per otto stagioni (5 a Taranto, 2 a Gioia del Colle e 1 a Vibo Valentia) nel ruolo di assistente cercando di imparare quanto più possibile. Ora “Vincenzino” cammina ormai con le sue gambe ed ha accumulato tantissima esperienza, specie in serie A/2.

“Con Di Pinto ho fatto una gavetta di alto livello. Sono stati anni importanti e formativi per me quelli trascorsi accanto a lui. Gli devo sicuramente tanto rispetto. E’ stato ed è tuttora una guida importante per la pallavolo pugliese” – afferma, con un pizzico di emozione, al telefono da Reggio Emilia il coach pugliese.

Vi siete sentiti o incontrati recentemente?

Risediamo nello stesso paese (Gioia del Colle, ndc), vuoi che non ci sia l’occasione di incontrarsi e scambiare due chiacchiere?….(sorride). Giocarci contro domenica sarà una bella situazione.

La gara di domenica per te non sarà solo una sfida con il tuo ex mentore Di Pinto ma anche un modo per poter rivedere tante persone con le quali hai collaborato……

Beh si , l’elenco e lungo. Parto da Tonio (Bongiovanni) ed Elisabetta (Zelatore), due persone che stimo e rispetto tantissimo e delle quali non posso che dire un gran bene. Sono contento siano rientrati nel volley perché in passato vi hanno lasciato un bel segno. E’ lodevole il loro impegno per questo sport in un momento sicuramente non semplice.

E poi rivedrò Coscione e Presta, il primo l’ho avuto per tre anni a Vibo, palleggiatore top anche a 40 anni, il secondo, ragazzo d’oro, l’ho fatto giocare io titolare per la prima volta in serie A/2, sempre a Vibo e l’anno scorso l’ho voluto a Castellana Grotte. Infine come non citare due volti storici del volley tarantino come il segretario generale De Luca ed il fisioterapista Portulano, con i quali abbiamo condiviso tanti bei momenti.

Visto che hai preso il discorso, che ricordi hai dei tuoi anni in riva allo Jonio?

A Taranto ho trascorso cinque bellissime stagioni, tre in A/2 con una promozione in A/1 e due in massima serie. Ricordo questa promozione, ormai venti anni fa, con un gruppo di giocatori che mi è rimasto nel cuore. E poi ho avuto la fortuna di conoscere due grandi campioni e uomini come Kovac e Vujevic che avevano da poco vinto la medaglia d’oro con la Jugoslavia alle Olimpiadi di Sidney 2000.

Torniamo all’attualità. Che pensi della Prisma Taranto?

Come spesso accaduto in passato, anche questa volta Di Pinto è riuscito a mettere su un organico di altissimo livello. E’ sicuramente la squadra più forte del campionato composta da tanti giocatori provenienti dalla Superlega più Padura Diaz che è un signor opposto.

Ha punti deboli?

Non voglio entrare negli aspetti tecnici perché non voglio dare vantaggi a nessuno. Se li ha non sto certo qui a dirteli……. (ride di gusto, ndc). Scherzi a parte vedendo le due gare disputate sinora, sicuramente si nota come la condizione fisica non sia ottimale, com’è normale che sia dopo tanti mesi di stop. Bisogna vedere poi che formazione metterà in campo Di Pinto visto che contro Cantù ha cambiato dei giocatori a partita in corso. Non è detto che la mia Reggio Emilia parta già sconfitta. Dovremmo essere molto aggressivi, coraggiosi. Non abbiamo nulla da perdere e giocheremo a viso aperto. Sinora la mia squadra ha raccolto poco rispetto a quanto fatto vedere in campo (due partite, due sconfitte).

Cosa significa che giocherete a viso aperto?

Significa prendersi qualche rischio in più in qualche situazione senza stare a pensarci troppo su. Dobbiamo crearci la possibilità di giocarci la partita alla pari. Tirare il massimo da alcune situazioni di gioco. Non avendo nulla da perdere, non dobbiamo avere paura di osare dato che la pressione mentale potrebbe essere più allentata.

Sei uno che ha fatto una lunga gavetta iniziando come scout man quasi venticinque anni fa. L’ anno scorso eri a Castellana Grotte in un club molto ambizioso, poi che è successo?

Sono orgoglioso di quello che ho fatto in carriera. Non mi ha mai aiutato nessuno, specie perché sono uno che viene dal Sud e mi sono conquistato quello che ho con il duro lavoro. L’unico anno in cui ho avuto a disposizione un organico di primo livello (Vibo Valentia 2015/16 in A/2) abbiamo vinto una Coppa Italia , siamo arrivati primi in regular season e perso la finale play-off in gara cinque. Poi ho raggiunto quattro volte i play-off in A/2 con squadre che non avevano quello come obiettivo (Reggio Emilia e Matera, ndc).

Per quanto riguarda Castellana, che devo dire? Ero sicuro sulla parola di continuare l’esperienza alla New Mater. Avevo iniziato a fare mercato a maggio. Garnica e Gitto gli ho ingaggiati io, di concerto con il diesse De Mori. Poi i vertici societari hanno deciso diversamente e mi sono ritrovato a dovermi cercare un’altra squadra.

Cosa pensi della serie A/2 di quest’anno?

Il cambio di formula a dodici squadre, effettuato già la scorsa stagione, ha fatto in modo che si favorisse un aumento del tasso tecnico del torneo che è molto livellato verso l’alto. Si combatterà su ogni campo e vedrete che ci saranno poche partite che finiranno tre a zero. Certo mi sarebbe piaciuto avere un altro straniero in campo e che ci fosse stata almeno una retrocessione. Riguardo lo straniero, non credo possa togliere qualcosa agli italiani che devono essere in campo perché se lo meritano non perché devono starci per forza, in virtù di un regolamento.

Se ricordate bene le più belle annate in A/2 si sono avute quanto in campo c’erano tre stranieri. Basti pensare alla promozione di Taranto del 2000 con Kovac, Karabec e Robles o a quella del 2006 con Schuil, Heikkinen e Gatin.

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