Ferragnez sì o no? Ma basta…

 

In tanti hanno polemizzato e ridicolizzato la scelta del premier di coinvolgere i due influencer. E hanno fatto male perché confondono strumentalmente il successo della coppia con la portata e l'effetto che può avere un messaggio da loro veicolato
pubblicato il 25 Ottobre 2020, 08:00
10 mins

Adesso in Italia siamo in una situazione delicata e il semplice gesto di mettere la mascherina può far sì che non si verifichi lo scenario peggiore, che tutti abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, il lockdown. In questo momento sta alla responsabilità di ognuno di noi, quindi mettete la mascherina”.

“Ciao ragazzi mi vorrei collegare a quello che ha detto Fede perché penso che chiunque abbia un grosso seguito debba avere responsabilità di sensibilizzare. Vorrei invitarvi a mettere la mascherina perché un piccolo gesto può fare la differenza, soprattutto se usata da tutti. In Italia siamo davvero in una situazione delicata e un semplice gesto come questo può far sì che non si verifichi lo scenario peggiore, quel lockdown che tutti abbiamo provato sulla nostra pelle”.

A parlare, nell’ordine, prima Fedez e poi sua moglie, Chiara Ferragni.

In tempi di crisi, le persone consapevoli e intelligenti cercano (e trovano) risposte e soluzioni, mentre chi è animato solo dalla cattiva fede si affanna a trovare (o inventare) colpevoli. Non è possibile sintetizzare meglio quanto sta avvenendo negli ultimi giorni a causa dell’impennata di contagi da Covid 19. Non c’è traccia di una sola iniziativa, decisione o proposta, che sia accolta senza scatenare polemiche, o senza invocare “regimi dittatoriali”, accusando “incapacità manifeste” o, quando va bene, semplice “irresponsabilità”.

Ne è un esempio la notizia che – pandemia a parte – ha dominato la settimana appena trascorsa, ovvero, la richiesta del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte fatta a Chiara Ferragni e Fedez per chiedere il loro supporto nel sensibilizzare i giovani sull’utilizzo della mascherina.

In tanti, troppi, hanno polemizzato e ridicolizzato la scelta del premier di coinvolgere i due influencer. E hanno fatto male perché confondono strumentalmente il successo della coppia (che infastidisce i rosiconi) con la portata e l’effetto che può avere un messaggio da loro veicolato.

La questione va affrontata da un punto di vista essenzialmente numerico, strategico. Chiara Ferragni su Instagram ha 21,6 milioni di follower, Fedez 11,1, in totale fanno 32 MILIONI di persone che li seguono, praticamente mezza Italia. Ciò significa che con un paio di video il messaggio arriva ai giusti destinatari in meno di 24 ore, considerando che i due utilizzano le Instagram Stories.

Osserviamo un’altra cosa, la classifica di Sensemakers, che analizza il pubblico reale degli influencer, vede al primo posto proprio la Ferragni e al quarto Fedez. E se non fosse per il fatto che oramai non c’è più niente da ridere, leggendo i “commenti” di detrattori, negazionisti e affini, ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate.

Primo su tutti, perché tutti in un certo senso li rappresenta, il leader della Lega, Matteo Salvini che, chiamato a rispondere sulla cosa, prima ha ironizzato e poi ha messo il broncio: “Un presidente del Consiglio che non chiama Fedez e Ferragni che presidente è? Io non contesto, rappresento non solo la Lega ma anche l’opposizione di centrodestra”, dice “Il cazzaro verde” (copyright Andrea Scanzi) prima di ricordare a Conte che per lui ha trovato a stento un minuto: “Il presidente del Consiglio ha trovato un minuto di tempo per telefonarmi la settimana scorsa, se preferisce parlare con Fedez è libero di farlo…”. Poi, dopo la merendina e una partita alla Playstation si è ripreso.

Perché si sa, Salvini non tradisce mai le aspettative e, quindi, quando pensi che prima o poi dirà una fesseria, ecco che ci accontenta tutti. L’occasione, nel perenne tentativo di confondere e mistificare, l’ha colta al volo durante un intervento alla trasmissione ‘Stasera Italia’ su Rete 4 quando, tornando sull’argomento, ha detto: “Il fine giustifica i mezzi, allora va bene che il presidente del Consiglio telefoni a Fedez perché è fondamentale indossare la mascherina e tutelare la salute, ma spero che sia altrettanto efficace a fare pressioni sul presidente dell’INPS e sul ministro dell’economia per pagare la cassa integrazione e i bonus arretrati”.

Ecco, far credere che mettere sullo stesso piano una telefonata a Fedez e una al presidente dell’Inps, che ovviamente si occupa di altre e diverse questioni, vuol dire da un lato, confondere e dall’altro sminuire il messaggio principale: indossare la mascherina. Due sciocchezze in una.
Chi avrebbe dovuto chiamare Conte per sensibilizzare i giovani sul tema? Lui, di certo no, visto che la mette solo quando ci sono le telecamere. Sarebbe stato utile un calciatore, ma purtroppo Cristiano Ronaldo si è beccato il virus e Roberto Mancini, ct della nazionale, se ne è uscito con l’idiozia che “bisognerebbe tenere gli stadi aperti esattamente come le scuole”, perché sostanzialmente sono la stessa cosa. Non esattamente un buon testimonial!

Pescando tra i volti noti e attuali della politica certamente il premier non avrebbe di certo potuto chiamare Attilio Fontana, (nella foto) che, durante una ormai mitica diretta per spiegarne l’uso, riuscì a conferire l’impressione che volesse mascherarsi o fare una rapina, in realtà non sapeva indossarla.

E nemmeno il ministro della salute Roberto Speranza risulterebbe utile, non perché non è bravo o capace, sia chiaro, ma perché in tv ha lo stesso appeal di un rotolo di carta moschicida. Bravura e saper comunicare, sono due cose diverse, che possono coesistere, ma non è il caso di Speranza.

Questo fanno le campagne di sensibilizzazione: coinvolgere, interessare, focalizzare l’attenzione, utilizzando qualcuno di riconoscibile, noto, qualcuno nel quale possiamo (o speriamo, o vogliamo) immedesimarci, uno di cui ci fidiamo.

Lo ha ricordato anche professor Roberto Burioni (virologo) in un Tweet: “Non criticate Conte perché ha chiesto aiuto a Fedez e Chiara Ferragni per promuovere l’uso della mascherina. Nel 1956 la copertura vaccinale USA contro la polio balzò dallo 0,5 per cento a oltre l’80 per cento. Uno dei motivi fu la vaccinazione in diretta televisiva di Elvis Presley”.

Ferragni e il marito non sono stati i primi testimonial (anche se oggi si dice influencer) della storia a cui viene fatta una richiesta simile, molto prima di loro l’aiuto fu chiesto dagli Stati Uniti alla star del rock and roll in un momento nel quale era venerato come un Dio.

Era il 1956 quando a Presley, all’apice della sua carriera, amato da folle immense di giovani, fu chiesto di vaccinarsi contro la poliomelite davanti alle telecamere. Poco dopo avrebbe partecipato come ospite a una delle puntate dell’Ed Sullivan Show, seguito da milioni di telespettatori. Elvis tra medico e infermiera sorride mentre lo pungono sul braccio con il vaccino.

Il cantante si sottopose alla vaccinazione di fronte a fotografi e telecamere negli studi della Cbs di New York, facendo impennare le adesioni e contribuendo alla scomparsa di questa terribile malattia che nel 1952 aveva fatto registrare negli USA 58 mila casi. Nel 1962 i casi di poliomielite, anche grazie ad Elvis Presley, erano scesi a 910.
All’epoca le polemiche furono zero.

La verità e che più di qualcuno non riesce ad accettare o non vuol riconoscere ancora che un cantante e una fashion blogger abbiano più seguito di un ministro o un capo di stato. Ma questa gente deve rassegnarsi, la realtà è questa e anche loro hanno contribuito a renderla tale. C’è chi parla e c’è chi fa.

La coppia, questo lo aveva già dimostrato la scorsa primavera, dando un grande esempio di senso civico, quando ha fatto partire una raccolta fondi che in poche ore ha messo insieme una cifra record, fondamentale per ultimare un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano.

A questi tanti “qualcuno” bisognerebbe spiegare che esiste una differenza tra un fatto e un’opinione, ma è forte il sospetto che non capirebbero.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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