Taranto, operazione “Cupola”: 23 arresti

 

Operazione 'Cupola', indagini dell'Antimafia di Lecce: altri 27 risultano indagati
pubblicato il 14 Ottobre 2020, 08:30
4 mins

All’alba di questa mattina il personale di questa Squadra Mobile di Taranto, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, a seguito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, hanno dato esecuzione ad una Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Tribunale di Lecce – Sezione dei Giudici per le indagini preliminari, a carico di 23 persone, responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di altri gravissimi delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui rapine, estorsioni, tutti aggravati dal metodo mafioso.
Altre 27 persone risultano indagate nell’ambito dello stesso procedimento penale e destinatarie di avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Con l’operazione di questa mattina è stato disarticolato un sodalizio criminale armato che, dopo il blitz “Impresa” del luglio 2017, era riuscito a riorganizzarsi sul territorio di Manduria ancora interessato dal fenomeno mafioso e governato da frange della Sacra Corona Unita, sempre più orientate ad attuare una strategia di potenziamento del proprio prestigio criminale.
L’azione investigativa ha posto in evidenza, che a seguito della scarcerazione di Nazareno Malorgio, nipote del boss storico della Sacra Corona Unita Vincenzo Stranieri (avvenuta nel Febbraio del 2018) era stato dato corso a un nuovo assetto organizzativo dell’associazione mafiosa operante a Manduria in cui, in assenza dei capi storici, sono state ridisegnate le posizioni di vertice.
L’organizzazione criminale, negli ultimi anni, era stata in grado di rigenerarsi mediante la costituzione di un direttivo – una vera e propria “Cupola” – i cui indiscussi esponenti sono Giovanni Caniglia, Walter Modeo, Nazareno Malorgio e Elio Palmisano, i quali, ricorrendo all’intimidazione, ovvero sfruttando il vincolo associativo, avevano assoggettato l’intero territorio di Manduria, mediante il pieno controllo del traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsioni e rapine.
L’associazione mafiosa individuata rappresenta il “congiungimento” di due gruppi criminali un tempo in conflitto tra loro e, tuttavia, entrambi riconducibili, come anticipato, alla S.C.U..
Pur essendo una diretta prosecuzione dei clan, il sodalizio risulta caratterizzato da elementi di novità: da una parte si avvale di una nuova forma di intimidazione, non soltanto predatoria e violenta, dall’altra risulta simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento, preservando e finanche rafforzando l’egemonia dell’associazione mafiosa originaria anche attraverso alleanze e patti siglati con i gruppi criminali di territori limitrofi.

L’indagine ha dimostrato l’evoluzione del “metodo mafioso”. L’indagine ha registrato l’esistenza delle “estorsioni ambientali” nelle cui forme emerge quella “evocativa” nella quale l’estortore non si serve della minaccia esplicita, ma di quella derivante dall’appartenenza o dal legame con noti malavitosi.
Il materiale indiziario complessivamente acquisito ha consentito di contestare una numerosa serie di reati posti in essere dall’organizzazione mafiosa, la quale oltre al controllo del mercato illecito degli stupefacenti, mirava a contaminare l’economia legale, riciclandone i proventi. Notevole la disponibilità di armi da parte dell’associazione mafiosa, anche micidiali, custodite dai membri del clan ed oggetto dei numerosi sequestri operati.
Hanno partecipato all’operazione i Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato di Bari e Lecce, le unità cinofile antidroga ed antiesplosivo che ed il 9° reparto Volo di Bari nonché le Questure nei cui territori di competenza dimoravano alcuni altri soggetti destinatari dei provvedimenti restrittivi.

 

Condividi:
Share
Per comunicati stampa o proposte [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)