Ex Ilva, accordo sul canone d’affitto con ArcerlorMittal

 

Raggiunta l'intesa tra i legali delle due parti in merito al pagamento delle rate del canone d'affitto per la gestione dei rami d'azienda
pubblicato il 13 Ottobre 2020, 21:52
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Ancora un volta verebbe da dire ‘tanto rumore per nulla‘. E’ stato infatti raggiunto, a meno di smentite ufficiali dell’ultim’ora, l’accordo tra i legali che rappresentano i commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria (il legale della procedura straordinaria è l’avv. Giuseppe Lomardi dello studio legale BonelliErede) e i legali degli studi che rappresentano gli interessi di ArcelorMittal Italia (i consulenti dello studio legale Cleary Gottlieb Giuseppe Scassellati e Ferdinando Emanule), sull’ultimo contenzioso sorto tra la società proprietaria degli impianti siderurgici (Ilva in as) e l’affittuaria degli stessi (ArcelorMittal tramite la società veicolo AM InvestCO Italy).

La querelle era nata dopo che le parti non erano riusciti a trovare un’intesa, presso la Camera di Commercio di Milano, sul pagamento delle rate del canone di affitto per la gestione degli impianti dell’ex gruppo Ilva: si tratta di tre pagamenti diversi (in origine erano due), che coprono i periodi maggio-luglio (rata già scaduta), agosto-ottobre (rata di prossima scadenza) e novembre-gennaio 2021, da 22,5 milioni di euro l’uno.

Addirittura alla fine di settembre, era stata paventata la possibilità che venisse escussa la fideiussione bancaria pari a 90 milioni di euro garantita da Banca Intesa nell’interesse di ArcelorMittal Italia (l’atto giuridico mediante il quale il soggetto beneficiario della polizza stipulata, attiva quest’ultima per ottenere un rimborso da parte del soggetto fideiussore, il quale, avendo sottoscritto la garanzia a nome del soggetto debitore, paga il corrispettivo che il debitore stesso non ha adempito), azione peraltro prevista dal contratto sottoscritto nel 2018, che avrebbe portato le parti ad una nuova rottura diplomatica con tanto di ricorso al tribunale di Milano (tanto per cambiare). Con il concreto rischio di far naufragare la trattativa in corso tra il governo (rappresentanto da Invitalia) e la stessa multinazionale per l’ingresso dello stato nel capitale sociale della società veicolo AM InvestCO Italy (con quali percentuali e in quali modalità non è dato ancora sapere).

In pratica, dopo l’accordo sottoscritto lo scorso 4 marzo che pose fine al contenzioso giudiziario scoppiato nel novembre dello scorso anno dopo l’annuncio della volontà di recedere dal contratto di affitto da parte di ArcelroMittal, le parti raggiunsero un accordo sul dimezzamento del canone, rispetto ai 45 milioni di euro previsti a trimestre, con un pagamento di 22,5 milioni. La restante parte sarebbe stata saldata a valle dell’acquisto definitivo del gruppo ex Ilva da parte della multinazionale.

Un’intesa mai realizzatasi nella pratica, visto che ArcelorMittal non ha mai versato la somma pattuita (anche a causa della crisi economica che viene da lontano, ovvero dal 2019, che ha colpito ulteriormente l’azienda dopo il lockdown nella scorsa primavera eguito alla pandemia da Covid-19).

L’accordo, che dovrebbe prevedere un pagamento immediato al 50% del canone complessivo più un’altra rata che andrebbe a saldare un’altra parte del canone di affitto, dovrà passare al vaglio del comitato di sorveglianza dell’amministrazione straordinaria di Ilva, formato da cinque membri, tre espressione del MiSE e due dei creditori di Ilva in as. Soltanto dopo arriverà il via libera alla firma dei commissari.

L’intesa raggiunta tra le parti lascia pensare che difficilmente ArcelorMittal lascerà l’Italia e l’ex gruppo Ilva a novembre. Se non a fronte di un’inconvenienza certa da un punto di vista strettamente economico, difficilmente immaginabile ad oggi. D’altronde i due governi Conte sono riusciti in un’impresa incredibile: fare di tutto per regalare una posizione di forza alla multinazionale su tutti i fronti e tutti i tavoli di trattativa.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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