Conte, Taranto e il CIS: cosa resterà?

 

Ospedale, Medicina, Acquario, Città Vecchia. Sono questi solo alcuni dei contenuti che hanno scandito la terza visita a Taranto del Presidente del Consiglio. E sulla Città Vecchia…
pubblicato il 12 Ottobre 2020, 21:43
9 mins

Si direbbe che non siamo mai contenti, noi tarantini. Quando il Governo ci ignora invochiamo a gran voce la venuta sul territorio dei massimi rappresentanti istituzionali, per “vedere con i propri occhi”. Quando, poi, quei rappresentanti vengono (in questo caso il Presidente del Consiglio, sette Ministri, un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Commissario Straordinario per l’emergenza epidemiologica, e altri ce ne sarebbero) li accusiamo di “far passerella”, di cercare voti, finanche di bloccare il traffico. Probabilmente c’è, come sempre, un po’ di ragione da entrambe le parti. Ma, stavolta, consentiteci di dire che quella di oggi non è stata solo una passerella. E le ragioni affondano lontano negli anni.

Il CIS diventa finalmente concreto?

La visita di oggi, infatti, rappresenta il punto di approdo di diversi iter tutti avviati all’interno del Contratto Istituzionale di Sviluppo, l’ormai famigerato CIS Taranto. CIS che, lo rispieghiamo ancora senza stancarci, è un Tavolo istituzionale permanente per l’Area di Taranto, istituito con la Legge 20/2015 per iniziativa dell’allora Governo Renzi, e che governa un portafoglio da oltre un miliardo di euro, con i quali finanziare progetti di rilancio per la città (qui il sito istituzionale del CIS con tutti i progetti avviati e da avviare).

Lo ripetiamo di nuovo: un miliardo di euro. Per Taranto.

E tuttavia, complici lunghi periodi di stagnazione dei lavori a causa di una gestione politica non sempre oculata, l’esistenza stessa di questi fondi e dei progetti che con essi si vogliono finanziare è quasi messa in dubbio da molti tarantini. Forse scottati dalle molte promesse del passato, sembriamo ciechi dinanzi alla più grande occasione di rinascita che Taranto abbia mai avuto.

E allora, se serve a rimettere in cima all’agenda mediatica questo cantiere aperto, sbattendo sulle prime pagine ciò che troppo spesso passa sotto silenzio, ben venga anche la passerella.

Cinque firme per cinque progetti

Rimandandovi all’articolo pubblicato questo pomeriggio per quanto riguarda la posa della prima pietra del nuovo ospedale e l’inaugurazione della Scuola di Medicina, ci spostiamo idealmente nelle sale della Prefettura (idealmente perché, sempre causa Covid, anche i giornalisti hanno seguito a distanza l’evento, accampati sotto il portico del palazzo in attesa di intervistare il premier). Qui, cinque firme per sancire altrettanti passaggi formali nell’ambito del tavolo CIS. Nulla di nuovo per chi già ne segue giornalmente le vicende, ma forse delle totali novità per la maggior parte dei tarantini.

Il tavolo in Prefettura.
Foto governo.it

Primo: l’accordo di programma con il Gruppo Ferretti per la bonifica e la riqualificazione dello Yard Belleli. Qui sorgerà, entro il 2022, un importante sito produttivo del colosso italiano della nautica, che per ora produrrà componentistica ma che, nelle intenzioni dell’azienda, potrebbe rapidamente passare alla produzione di scafi interi.

Secondo: trasferimento della Stazione Torpediniere dalla Marina Militare all’Autorità Portuale. Attraverso questo passaggio si realizza l’agognato “ritorno” alla cittadinanza dell’affaccio al Mar Piccolo dal lato del Borgo, e si permetterà la realizzazione dell’acquario, destinato a diventare uno dei principali attrattori turistici della città.

Terzo: Avvio di sei bandi (per complessivi 22 milioni di euro) per la riqualificazione della Città Vecchia, che riguarderanno lavori in Piazza Castello e Piazza Fontana, restauro delle Mura Aragonesi e di Palazzo d’Ayala Valva, recupero e valorizzazione di tre aree archeologiche (colonne doriche, Largo San Martino e Convento di San Domenico) e degli ipogei di proprietà comunale.

Quarto: Firma del piano sociale dell’area di crisi, con uno stanziamento di 30 milioni di euro in tre anni per i Comuni dell’area di crisi complessa gravitante attorno al centro siderurgico.

Quinto: Sottoscrizione del protocollo per la Zona Franca Doganale e la realizzazione, ad opera del CNR, di un Laboratorio Scientifico Merceologico all’interno dell’area portuale, cruciale anche per la competitività commerciale del porto di Taranto.

Passerella necessaria?

Era necessaria la visita a Taranto di mezzo governo per fare tutto questo? No. Non lo era. Tutti questi accordi si sarebbero potuti anche firmare alla spicciolata nelle sedi dei Ministeri o a Palazzo Chigi. E nessuno, o quasi, ne avrebbe parlato. Sarebbe stato più giusto così? Nessuno può dirlo, ma vogliamo credere fermamente che la giornata di oggi e quelle che probabilmente verranno in futuro rappresentino un punto di partenza per una nuova consapevolezza, da parte della cittadinanza, delle enormi opportunità che ci stanno passando per le mani.

Ah, a proposito di enormi opportunità. All’affollato punto stampa con il Presidente Conte nell’atrio della Prefettura (video in basso) non abbiamo resistito a chiedergli se il progetto di autonomia dell’Università di Taranto sia ancora sul tavolo del Governo. Questa la sua risposta: «Devo essere molto franco con tutta la comunità tarantina, che sta chiedendo un’Università autonoma, un polo universitario autonomo. Non dobbiamo fare cattedrali nel deserto. Siamo partiti con questo corso di Laurea, Medicina e Chirurgia. Questo è un corso autonomo. Poi c’è anche il Politecnico, molto interessato su Taranto. Dobbiamo creare quelle specializzazioni, quelle materie di formazione superiore che rispondano alla vocazione del territorio. Quindi non ci fissiamo in questo momento sull’Università autonoma. Noi vogliamo creare un progetto universitario sostenibile. Man mano che andremo avanti, vedremo come risponderà il territorio, e se necessario faremo passi anche molto più ambiziosi. Ma partiamo e procediamo in modo progressivo».

Una frenata? Difficile da dire, e del resto in mancanza di un atto ufficiale sarebbe stata improbabile una risposta diversa. Di sicuro c’è che la risposta del Presidente Conte, comunque la si voglia leggere, conferma ancora una volta quello che spessissimo abbiamo scritto su queste pagine: che i destini dell’università ionica sono prima di tutto nelle mani di noi tarantini e di tutto il territorio (il sindaco Melucci, ad ogni modo, ha ribadito come l’autonomia universitaria resti un progetto fondamentale e indifferibile, chiedendo al Governo un tavolo di confronto sul tema). Dobbiamo iniziare ad esserne coscienti, e costruire un futuro diverso prima di tutto con le nostre scelte personali.

 

P.S: Nel suo intervento in Prefettura per l’ufficializzazione dei sei bandi per la Città Vecchia, il sindaco Melucci si è sbilanciato in un proposito che definire ambizioso è dire poco: quello di candidare la Città Vecchia a Patrimonio dell’Umanità, quale approdo di un percorso di valorizzazione che oggi si vuole finalmente avviare in maniera sistematica. Speriamo che almeno attorno a questo obiettivo, quando sarà formalizzato, la cittadinanza sappia raccogliersi per davvero.

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