Conte a Taranto inaugura Medicina: una nuova era?

 

Il Presidente del Consiglio e sette ministri in riva ai due mari per una giornata storica: posata la prima pietra del nuovo ospedale, inaugurata la Scuola di Medicina e firmati gli accordi per Taranto in Prefettura.
pubblicato il 12 Ottobre 2020, 14:24
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Inizia fra le campagne la giornata tarantina del Presidente del Consiglio. Fra i terreni coltivati fanno capolino le tracce di un cantiere che trasformerà completamente quest’area. Se l’ambiziosissimo cronoprogramma sarà rispettato, in poco più di un anno qui sarà operativo il nuovo ospedale cittadino, il “San Cataldo”.

La “prima pietra” (un blocco di cemento posto in bella vista dinanzi alle postazioni dei cronisti) viene simbolicamente posata da uno spiegamento di autorità francamente impressionante, ma la cerimonia è sorprendentemente sobria. L’unico a prendere la parola (a parte l’Arcivescovo per la benedizione) è il Direttore Generale della ASL di Taranto, Stefano Rossi, che illustra con entusiasmo i caratteri del nuovo progetto, a partire dal numero di posti letto: 715, contro gli appena 270 del SS.ma Annunziata. Un salto qualitativo che, ad osservare il progetto e ad ascoltare la spiegazione che ne dà il direttore, dovrebbe coinvolgere anche la natura stessa dell’edificio. Non più un ospedale “vecchia maniera” come quelli a cui siamo abituati, ma una sorta di “cittadella ospedaliera” che oltre ai reparti ospita anche servizi (di ristorazione, ad esempio, o il nido per i bambini) ad uso di chi purtroppo si trovi a far parte dell’utenza del San Cataldo.

La prima pietra del “San Cataldo”

Cementata all’interno del blocco, come si usa fare in questi casi, una capsula con una pergamena in ricordo di questa giornata (non senza qualche battuta goliardica fra il Governatore Emiliano e il Sindaco Melucci sulle rispettive abilità di muratori).

C’è tempo appena per una foto e un brevissimo scambio di battute con le maestranze del cantiere che si viaggia già verso il centro, per quello che, almeno a nostro avviso, è il perno della giornata tarantina di questo Conte II.

Medicina, un punto di partenza

All’ex-Banca d’Italia prende finalmente vita un’autentica chimera (come e più del San Cataldo): la Scuola di Medicina. Un via reale, dopo il goffo tentativo dello scorso anno, per un corso che stavolta si presenta autonomo (e non più un semplice distaccamento del corso di Bari), con propri docenti e una sede fresca di ristrutturazione. Ci abbiamo fatto un giro, appena terminata la cerimonia (interdetta ai cronisti per lo spazio troppo ristretto; con il Covid ancora in circolazione le precauzioni non sono mai troppe…) e l’impressione è più che positiva. Certo, si riconosce ancora l’impronta di edificio bancario (le strutture che un tempo ospitavano gli sportelli sono ancora ben visibili nelle nuove aule e sulla facciata troneggia ancora il nome storico), ma forse è giusto così, in nome di una Storia che va arricchita senza cancellarla.

Nell’aula scelta per l’inaugurazione (non ancora la vera aula magna, che sarà realizzata ai piani superiori con i successivi lotti dei lavori) risuonano parole di gioia, fierezza e comprensibile compiacimento per il lavoro fatto da un numero di istituzioni non indifferente: il Governo nazionale, l’Università degli Studi di Bari, la ASL di Taranto, la Regione Puglia, il Comune di Taranto. Il filo conduttore di questi interventi è uno, chiaramente identificabile: questo non deve essere un punto di arrivo, ma di partenza. Già, ma partenza verso dove? Il messaggio più netto lo lancia il sindaco Melucci: l’istituzione di questa Scuola di Medicina deve essere «leva formale per una definitiva autonomia dell’università di Taranto, che oggi tutti insieme dovremmo ritenere non più procrastinabile». Un’altra chimera, forse. O forse l’idea che qualcosa, stavolta, possa cambiare davvero e per sempre.

Finita la cerimonia, il lungo corteo di attori istituzionali si sposta a poche decine di metri, in Prefettura. Qui le istituzioni metteranno nero su bianco i rispettivi impegni: avvio dell’iter per la sottoscrizione dell’accordo di programma, la dismissione militare della Stazione Torpediniere, i 6 bandi per la riqualificazione della Città Vecchia, il Piano sociale dell’area di crisi e il protocollo per la nascita della Zona Franca Doganale e la realizzazione del Laboratorio Scientifico Merceologico all’interno del porto.

È davvero l’alba di una nuova era?

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