“La Prisma Taranto ha tutto per fare bene”, parola di Castellano

 

pubblicato il 08 Ottobre 2020, 23:55
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Maurizio Castellano, ex schiacciatore di Taranto dove ha giocato per tre stagioni dal 2005 al 2008, dopo aver detto addio al campo di gioco da qualche anno ha scelto di intraprendere la carriera di allenatore. Lo abbiamo ascoltato per farci raccontare bene come sarà il prossimo campionato di serie A/2 maschile, che lui conosce molto bene avendo disputato in questo torneo le ultime cinque stagioni da giocatore e le sue prime tre da allenatore.

“Sarà un torneo molto interessante, competitivo, difficile, per il quale, certamente, conterà la stagione regolare ma conterà di più come si arriverà ai play-off e ne salirà soltanto una” – afferma al telefono l’ex giocatore, tra l’altro, di Modena, Treviso, Ferrara e Parma.

“Quest’anno è stato fatto un ulteriore salto di qualità. Ci sono tanti giovani interessanti e tanti giocatori che sono arrivati dalla Superlega. La definirei una serie A/2 d’elite. Nelle ultime stagioni ha rappresentato un trampolino di lancio per tanti giovani. La regola di un avere in squadra un solo straniero ha rappresentato la scelta giusta per far crescere tanti giovani.

Quali sono le formazioni più accreditate per lotta alla promozione in Superlega?

Mi vengono in mente, sei squadre, tutte differenti per caratteristiche. La prima è Taranto. Il presidente Bongiovanni è stato capace, in un momento delicato per tutto lo sport (post Covid) di portare tanti giocatori dalla Superlega, rinverdendo i fasti del passato e strategicamente si è lasciato una finestra aperta per l’ingaggio di un eventuale straniero da inserire cammin facendo.

Taranto ha tutto per fare bene. Ha tradizione, ha staff, dirigenza, strutture, tanta gente che potrà seguirla. Insomma ci sono tante situazioni positive e si può creare un buon ciclo. Poi è chiaro che è sempre il campo ad emettere i suoi verdetti.

In più ha una vetrina importante che è costituita dai Giochi del Mediterraneo del 2025 che sono stati assegnati a Taranto e che di riflesso ben predispone l’Amministrazione Comunale locale nei confronti delle realtà sportive del Territorio.

Un tantino dietro Taranto ci metto Siena che è una squadra molto rodata, poi Cuneo che secondo me ha la squadra fisicamente più forte con tanti giocatori che superano i due metri di altezza ed un opposto brasiliano come Da Silva Wagner che conosce molto bene il campionato. Poi c’è Bergamo, una squadra che mi piace molto. Secondo me ha il miglior palleggiatore (Finoli) della categoria senza togliere niente agli altri e ottimi martelli, tra cui Tierpin. Cito anche la New Mater Castellana Grotte. Squadra sulla carta molto forte, con tanti giocatori esperti, sopra i trenta anni (Van Dijk, Patriarca, Rosso, Gitto, De Pandis) per i quali bisognerà verificarne la tenuta fisica lungo tutto l’arco della stagione. Infine Brescia (primo avversario stagionale di Taranto, ndc), squadra che conosce bene il campionato, composta da giocatori che stanno assieme credo da almeno tre anni. Ha un opposto mancino molto bravo (Bisi), un palleggiatore esperto e di categoria come Tiberti, due bande molto forti, una di queste è Cisolla, che a 43 anni continua a giocare ad alto livello.

La Prisma Volley di quest’anno ricorda un po’ la squadra che vinse il campionato di A/2 nella stagione 2005-06, nella quale giocavi anche tu? Nel senso che ci sono tanti nomi importanti come allora….

Per grandi linee di direi di si. Ha un palleggiatore esperto come poteva essere all’epoca Michele De Giorgi, un opposto che ha già vinto il campionato e che rappresenta una garanzia come era Schuil. Al centro la squadra attuale è più coperta, Alletti, Di Martino, Presta, tutta gente che ha giocato in Superlega. Noi avevamo due centrali buoni (Giretto ed Heikkinen, ndc) e dietro di loro dei ragazzi emergenti. Di banda ora ci sono Parodi, che non ha bisogno di presentazioni, Gironi, un giovane molto interessante e poi Fiore, che ho avuto a Castellana e che è una garanzia , tutta gente che sa giocare molto bene a pallavolo. Il terzetto di martelli di allora era composto da me, Patriarca e Gatin, niente male…. La differenza non da poco è che noi eravamo condannati a vincere il campionato per salire ed infatti perdemmo solo quattro partite mentre quest’anno con la formula che prevede play-off per tutti, anche per la prima classificata, ci si può permettere di perdere qualche partita di più durante la regular season. Però poi devi arrivare preparatoai play-off. La programmazione della stagione è completamente differente.

Che sensazioni hai provato nell’apprendere la notizia che la Materdomini chiudeva i battenti e che il titolo sarebbe andato a Taranto?

Da un punto di vista emotivo se c’era un posto dove preferivo che il titolo andasse, questo era Taranto, altra squadra pugliese e dove da giocatore sono stato molto bene. Da un punto di vista analitico penso che a Castellana con pochissime risorse economiche abbiamo fatto un progetto talmente buono che in un post pandemia sono riusciti a vendere il titolo. Significa che il lavoro fatto è stato eccelso.

Come è stato il tuo passaggio da giocatore ad allenatore? Nel senso è più difficile stare in panchina o in campo?

Sono giovane come allenatore ma non giovane di età. Dal 2012, quando ancora giocavo, ho sposato il progetto Materdomini. Un progetto che mirava alla crescita dei giovani mettendogli accanto qualche atleta più anziano come potevo essere io. E da Castellana sono transitati tanti ragazzi interessanti e di prospettiva. Il passaggio da giocatore ad allenatore è avvenuto gradualmente. Ho dovuto studiare tanto, dare una bella rinfrescata alla gestione della preparazione fisica e capire qual’ è il modo migliore, a livello gestionale, per far tirare fuori il massimo dalle persone che alleni. La soddisfazione più grande che ho avuto in questa, sinora, breve esperienza da coach e che a fine campionato la gente non voleva smettere di giocare perchè fisicamente si sentiva bene.

Giocare è in assoluto più semplice, ovviamente se hai capacità tecniche e fisiche. Allenare è più complesso. Devi essere in grado di portare i giocatori ad essere convinti delle tue idee.

Qualche tuo critico dice che sei ancora troppo giocatore nel modo di allenare. Cosa rispondi?

Io penso che bisogna sempre interagire con i giocatori. Da allenatore non mi sono mai immaginato in campo. La cosa più facile da allenatore è far vedere come si fa una cosa. Più complesso è trovare il modo per farla fare. Ci sono tanti allenatori che, in mezzo al campo, fanno vedere come si esegue il bagher e magari non hanno mai giocato a pallavolo. Io ho la mia metodologia di allenamento e cerco di essere coinvolgente con i giocatori ma non significa che mi metta al loro pari. La pallavolo è cambiata, tanti allenatori non se ne sono accorti. Bisogna essere più gestionali pur continuando ad insegnare la tecnica a tutti perchè a me non piace l’eccessiva specializzazione dei ruoli. Tutti devono sapersi cimentare in ogni fondamentale.

Cosa vedi nel tuo futuro pallavolistico?

Spero di tornare ad allenare perchè per me è un piacere farlo. La pallavolo è il mio mondo da oltre trenta anni. Se trovo l’occasione giusta, alle giuste condizioni, per tornare su una panchina (in estate lo aveva sondato Lagonegro, ndc) ben venga, altrimenti me ne vado in giro a vedere della bella pallavolo.

credit foto: www.legavolley.it, materdomini volley

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