ArcelorMittal Italia, nel 2019 è sprofondo rosso

 

Per l’ex Ilva redditività negativa e difficile situazione finanziaria e patrimoniale
pubblicato il 30 Settembre 2020, 08:00
4 mins

Come abbiamo sempre scritto nel corso degli anni, la vicenda dell’ex Ilva è indissolubilmente legata ai soldi. E sempre lo sarà. Ed anche adesso, nella trattativa in corso tra il governo e ArcelorMittal, l’ostacolo più importante da superare è rappresentato proprio dalla parte economica. Ma questa è un’altra storia di cui ci siamo già occupati e presto torneremo ad occuparci.

Certo è che, per capire meglio la crisi strutturale che ha investito il siderurgico e la multinazionale, i conti sono un ottimo punto di partenza.

ArcelorMittal Italia ha chiuso il bilancio dell’esercizio 2019 con una perdita di 865,9 milioni di euro, rispetto ad una perdita di 5,5 milioni di euro dell’esercizio precedente, che riguardava però solo due mesi di operatività (novembre e dicembre 2018).

Sul risultato del 2019 hanno influito prevalentemente fattori di mercato e, in misura minore ma comunque significativa, fattori interni alla società.

Tra i più importanti a livello esterno, la crisi del mercato dell’acciaio, che ha accusato il colpo dei dazi imposti nel 2018 dagli Stati Uniti, che ha comportato un riversamento in Europa di tutto l’eccesso di capacità produttiva asiatica. Tra i maggiori fattori di influenza negativi interni, sicuramente il gravissimo incidente al IV sporgente del molo di Taranto nel luglio 2019 e i rallentamenti produttivi dovuti al fermo dell’altoforno 2 imposto dalla magistratura sempre nell’estate 2019, che hanno contribuito al risultato negativo della società.

(leggi gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Secondo i dati diffusi dal centro studi Siderweb, i ricavi delle vendite si sono attestati a 2.502,5 milioni di euro, corrispondenti a spedizioni pari a 4,6 milioni di tonnellate, a fronte di una produzione di acciaio pari a 4,2 milioni di tonnellate. I costi delle materie prime, dei servizi esterni, del godimento beni di terzi e degli oneri diversi di gestione ammontano a 2.967 milioni di euro. Pertanto, il valore aggiunto presenta un valore negativo pari a 464,5 milioni di euro. Il costo del personale è pari a 476,9 milioni di euro, per cui il margine operativo lordo (EBITDA) presenta un valore negativo di 941,4 milioni di euro. Il risultato operativo netto della gestione caratteristica (EBIT) si è attestato a -1.027,1 milioni di euro.

La gestione accessoria ha chiuso con un valore positivo di 149,6 milioni di euro, mentre la gestione finanziaria con una perdita di 19,6 milioni di euro. L’utile ante imposte risulta pari ad un valore negativo di 897,1 milioni di euro, che sommato ad un rimborso di imposte pari a 31,2 milioni di euro, porta a 865,9 milioni la perdita d’esercizio.

Gli indici di redditività mostrano valori negativi: la redditività delle vendite (ROS) è pari a -41,04%; la redditività dei mezzi propri (ROE) è pari a -168,77%; la redditività del capitale finanziario netto investito (ROI) è invece di -28,15%. Il ROI negativo a fronte di un costo medio dei debiti finanziari del 2,2%, comporta che la leva finanziaria produca un effetto moltiplicatore negativo sul ROE. L’indice di copertura delle immobilizzazioni (patrimonio/immobilizzazioni) è pari a 0,39, un valore sotto il livello ottimale, analizzano ancora dal centro studi Siderweb.

Gli indici di liquidità sono accettabili: l’indice di liquidità primaria è pari a 0,74, mentre l’indice di liquidità secondaria è pari a 1,23. La struttura patrimoniale mostra un peggioramento rispetto all’anno precedente a causa della consistente perdita d’esercizio che ha ridotto il patrimonio da 1.379 a 513 milioni di euro. L’indice di indebitamento complessivo lordo è pari a 6,11, ovvero 6 volte i mezzi propri, mentre l’indice di indebitamento finanziario è pari a 2,02, cioè due volte il patrimonio netto. La posizione finanziaria netta risulta negativa per 714,17 milioni di euro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/?s=arcelormittal&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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